Alberto Bertoli chiude la rassegna OverTheMoonTà: la nostra intervista

Alberto Bertoli arriva a Piacenza. Questa domenica 28 Aprile lo potremo ascoltare come ospite d’onore della rassegna OverTheMoonTà che con lui chiude l’edizione 2018-2019 (inizio ore 18.00 sulla scalinata della Muntà di Ratt. Opening: Alessandro Zanolini e Giuseppe Libè)

Chi è Alberto Bertoli? Beh, non possiamo parlare di lui senza che la mente non vada ad un altro Bertoli: Pierangelo che di Alberto è il padre.

Parlando con lui, si nota immediatamente una grande semplicità e modestia. Dice “Mio papà era un grande cantautore, la gente conosce lui”. Questo può essere vero. Nulla toglie però che nel curriculum di Alberto troviamo  premi importanti come il “premio Lunezia”,  oppure partecipazioni a trasmissioni radiofoniche e televisive. Lo troviamo impegnato socialmente: “Natale in ospedale” è un appuntamento fisso, oltre a tour di concerti in varie carceri in Italia.

Alberto di Sassuolo classe 1980, come lui stesso ci confida:
ho cominciato a suonare per sfida.  Alle elementare una mia compagna di classe avrebbe suonato al saggio finale! Caspita, e io che ho il papà che fa il cantautore? Non ci sta! E sono corso a casa chiedendo a papà di insegnarmi, subito, a suonare la chitarra”.

Figlio d’arte quindi ma con un papà che non ti ha mai spinto ad essere musicista!
Mio papà ha sempre amato la musica, diceva che era anche l’unico lavoro che sapeva fare. Del mondo musicale ha però sempre criticato l’ambiente ma soprattutto la precarietà che temeva potesse minare il sostegno, anche economico, alla famiglia. Non solo quello perché la famiglia veniva prima di tutto e il fatto di suonare in giro non gli permetteva di essere a noi vicino. Ricordo che una volta, dopo un concerto a Bari, è corso a casa (800 km e oltre) per fare colazione con noi. Ascoltandomi suonare ammetteva la mia bravura ma alla mamma diceva: se lo sostengo nella musica poi non studia più! Solo dopo molti anni mi ha accettato come corista nel suo gruppo

Però il richiamo della la musica è stato forte per te!
Non solo quello ma anche quello dello studio (è laureato in logopedia dopo aver frequentato 3 anni di medicina [n.d.r]). Comunque si è vero, la musica mi ha sempre attratto. L’impegno musicale vero è avvenuto dopo la morte di papà che per me è stato un momento durissimo. Ho interrotto anche gli studi medicina. Poi è arrivata una signora che mi ha detto: “Ohi, Alberto, vorrei che tu venissi a suonare in un concerto tributo a tuo papà”. Da lì ho ricominciato a suonare.

Diversi dischi alle spalle nel giusto equilibrio tra la memoria di tuo padre e l’affermazione della tua personalità
Essere figli d’arte è un privilegio ma può essere un grosso vincolo. Un privilegi perché le canzoni di papà, il suo impegno è un piacere e un onore portarle avanti, rivedendole chiaramente con la mia personalità, anche perché rappresentano anche la mia vita. E’ un vincolo perché bisogna trovare una credibilità personale che è difficile far capire che possa essere scissa da quella di papà

Video: Alberto Bertoli - Eppure soffia

 

L’ultimo disco preceduto da un paio di singoli è in uscita in questi giorni, ce lo puoi tratteggiare?
Per identificarlo posso definirlo “album fotografico”. Al suo interno ci sono un paio di canzoni di papà riarrangiate (eppure soffia e spunta la luna dal monte),  alcune canzoni scritte ultimamente (una proprio e dell’agosto scorso), e altre in periodi più lontani: una addirittura vent’anni fa. Quest’ultima è praticamente scritta 4 quattro mani con papà, magari non rappresenta neppure una Hit però, come ti dicevo, fa parte di quest’album fotografico molto particolare.

Video: Alberto Bertoli - Il matto del bar

C’è un filo conduttore che unisce queste canzoni?
A dire la verità no. Se non quello che in tutte le canzoni il focus è più rivolto a me stesso. Mentre in altri album il focus era rivolto al mondo circostante, queste canzoni parlano dei stati d’animo interiori. Del mondo sentimentale e dei miei principi interiori che  poi inevitabilmente vanno a cozzare con l’esterno. L’esempio è la canzone “il matto del bar” che dice: il nostro mondo interiore può cozzare con l’esterno che noi vediamo con gli occhi, ma che è altro da noi. Ed è importante vivere la propria vita al meglio delle nostre possibilità. Se per fare questo significa anche inventarsi dei ricordi che non ci sono, che non sono reali, beh, perché non si dovrebbe farlo?

Eccoci qua, semplicemente questo è Alberto Bertoli: Logopedista e soprattutto per noi, Musicista. Con semplicità ci ha raccontato un po’ della sua vita. Possiamo ascoltarlo sulla magica scalinata della Muntà questa domenica dalle ore 18. Apriranno il suo concerto due nostri cantautori che hanno partecipato al Premio Bertoli proprio quest’anno: Alessandro Zanolini e Giuseppe Libè