Allo Spring Break arrivano i The Izers | Intervista alla band alternative rock mantovana

Domenica a Borgonovo torna lo Spring Break e dopo la presentazione generale, l’intervista a Maddalena Conni che aprirà i live, ora è il momento del main live, quello dei The Izers. Il gruppo rock alternative mantovano torna a Piacenza dopo alcuni mesi e noi lo abbiamo voluto cercare per conoscerli meglio prima del live di domenica. Abbiamo trovato Matteo Menabue, che ci ha raccontato un po’ di cose su di loro, i The Izers.

Siete già passati da noi al Why Not Festival nel settembre scorso, cosa è cambiato da allora?

Sicuramente rispetto all’ultima volta a Piacenza c’è il nuovo pezzo che è uscito in inverno e che si chiama Shelter. E questo per noi non è poco perché rappresenta il pezzo uscito dal lavoro fatto al T.U.P. Studio di Brescia, una produzione che vogliamo centellinare, buttare fuori un po’ alla volta. Shelter invece lo volevamo proprio far uscire come primo brano. L’inverno è servito per lavorare molto sul discorso promozionale e anche commerciale, sulle grafiche – video – merchandise, ma anche sul rafforzare la solidità della band e aumentare la chimica. Oltre a questo abbiamo cominciato a mettere le basi per la stagione live che dovrebbe comprendere anche una mini tour europeo. Insomma, un grosso lavoro per tutto quello che riguarda il dietro le quinte di una band.

I The Izers arrivano geograficamente da Mantova, dove esattamente? E soprattutto: da dove arrivano musicalmente?

Esattamente… dalla città! Siamo tutti sparsi attorno al centro di Mantova anche se le nostre storie sono un po’ diverse nel senso che tra di noi c’è chi ha vissuto a New York o a Parigi, ma adesso siamo tutti vicini. Musicalmente invece da tanti punti diversi del Mondo. Ci è sempre piaciuto coltivare e mantenere una uniformità di intenti nella nostra musica ma tenendo per noi quelle che sono le nostre basi musicali. Abbiamo background simili ma diversi che nel momento in cui si scrive si uniscono. Poi ognuno nel suo mantiene le proprie idee che sono anche abbastanza diverse, infatti io vengo dal classic rock come ACDC o Led Zeppelin e dalla alternative anni 2000, Corrado ha una base indie rock ma anche suoni più pesanti, Ale è proprio un metallaro e Andrea è sull’indie rock.

The Izers al Why Not

Una piccola storiografia?

Nel 2012 siamo nati ufficialmente, ma senza saperlo siamo partiti nel 2005 perché è all’epoca che ci siamo conosciuti. Poi ci siamo un po’ persi e 7 anni dopo ritrovati. Negli anni la band è cambiata tranne me e Corrado che siamo i fondatori, con noi hanno suonato Simone e John per circa 3 anni e oltre 50 concerti, poi nel 2017 c’è stato un cambio, abbiamo perso la chitarra ma nello stesso momento Andrea è tornato in Italia da Parigi, ci ha cercato ed è subito andato a coprire quel buco. Poi è arrivato Ale e siamo ripartiti al completo.

Nel video di Shelter si vedono luoghi che con Mantova centrano poco, ossia i grandi spazi americani alternati a New York. Quelli vogliono essere una meta fisica o una ideologica?

In realtà la scelta è stata più che altro legata alla canzone in sé. Infatti agli stacchi del pezzo corrispondono gli stacchi del video. Nella strofa passa New York e poi nel ritornello gli spazi aperti. Io sono molto legato a New York per una parte della famiglia e in più ci ho vissuto nel 2012, e l’ho subito ricondotto al pezzo perché Shelter significa rifugio. Questo perché New York è molto aperta ma ti fa sentire molto piccolo  è una sensazione particolare in cui ti senti chiuso dentro e questo ricorda tanto un rifugio, sia che questo possa essere fisico sia mentale, come un ricordo o come una passione.

The Izers

Un rifugio con una ambivalenza…

Si perché come dice il pezzo, c’è anche il pericolo di esagerare nel rifugiarsi in qualcosa perché si rischia di non uscirne più. Soprattutto l’ultima parte è legata a questo concetto ed è la parte più triste perché si lega alla storia di un amico che proprio nei momenti in cui stavamo scrivendo il pezzo, ha fatto la sua scelta, quella di non voler uscire più dal suo shelter, da quel suo nascondiglio, per sempre. Per questo l’ho dedicata a lui. Avere un posto dove rintanarsi è giusto, però chiudersi nella propria confort zone ci porta a perdere il contatto con tutto il resto.

Avete usato posti lontani per parlare del vostro pezzo, ma invece in quello che suonate e scrivete cosa portate del posto da dove venite?

Mah, di Mantova come luogo sinceramente non c’è tantissimo. Dalla società invece qualcosa si, nel senso che avendo sperimentato sia una città molto piccola, sia una molto grande, si possono vedere i diversi comportamenti delle persone, atteggiamenti che ti fanno pensare molto e da cui si prende spunto.  

Continuando a legarci alla domande precedenti: sappiamo da dove venite, ma invece, oltre a Borgonovo domenica, dove volete andare?

Dappertutto. Forse tutto tranne la Korea del nord dove rischiamo di essere fatti fuori, ma a parte quella, dovunque possiamo portare la nostra musica. Girare per portare quello che si scrive e che si suona è la cosa più bella e riuscire a farlo vuol dire essere stati capaci di realizzare una passione e trasformarla in qualcosa di più grande. Oggi la tecnologia ti fa credere che sia tutto più facile ma invece è il contrario ed il solo muovere qualcuno per farlo venire ad ascoltarti, è già una grossa cosa ed una grossa soddisfazione. Poi dirti dove esattamente andremo, non lo sappiamo, che sia in Italia oppure più in là, se fosse così a quel punto potremmo dire, anche se sembra banale, che ce l’abbiamo fatta, che abbiamo fatto qualcosa di concreto.