Ancora "Luppo in jazz" e ce lo presenta Corrado Cerutti

Di Luppoleria in Jazz ne abbiamo già parlato però oggi abbiamo di fronte chi nella pratica da vita alle serate di fronte ai Giardini Merluzzo, lui è Corrado Cerutti, viene da Soriso, un paesino nella zona laghi del Piemonte, che a Piacenza è arrivato per il Conservatorio Nicolini, e sembra che si sia ambientato piuttosto bene…

Andiamo dritti al punto, le prossime date di “Luppo in Jazz” sono alle porte!

Si perché la prima arriva domani sera e la prossima è mercoledì 13.

Presentaci le serate!

Domani sera in Luppoleria arriverà la Tobia Bondesan Basement, una band di ragazzi che arrivano da una istituzione, ossia Siena Jazz. Un quartetto che porta il suo ultimo album firmato dall’etichetta di Francesco Orio e che suona un jazz moderno, molto elettronico, RnB, soul, non tradizionale, con la presenza di synth e voce modificata. Un progetto difficilmente catalogabile.
Per mercoledì 23 invece aspettiamo i Sand, un progetto interessante perché quasi esotico, formato da 4 ragazze. Basso, batteria, piano, sax, con brani originali all’interno di un repertorio moderno.

Come è nata la collaborazione con la Luppoleria?

Sono andato lì a fare un giro per proporre un progetto che non fosse una data “toccata e fuga” ma qualcosa di più importante, che portasse i ragazzi fuori dal nostro dipartimento di jazz perché, come succede nella già citata Siena Jazz che ha un paio di locali adibiti a far suonare gli studenti, suonare nella propria stanza è una cosa ma uscire e farlo davanti alla gente è un’altra. Loro si sono dimostrati interessati e siamo partiti con due mesi di prova, ovviamente con le possibilità che ha il locale. È sempre una scommessa perché a volte le serate funzionano e a volte no, però nonostante fosse inverno le serate sono funzionate abbastanza bene, speriamo che con l’estate le cose migliorino. Da un lato io non chiedo troppo perché capisco la realtà che ho di fronte, dall’altro chiedo di tenere un livello professionale alto.

Un percorso che nei progetti oltre alla Luppoleria avrà anche una data all’esterno non solo del Conservatorio, ma esterno in tutti i sensi…

Si perché l’idea, oltre a proseguire tra aprile e maggio e poi un’altra data più avanti nel locale, è quella di sfruttare i Giardini Merluzzo con i saggi del biennio di musica jazz in una serata di giugno. Piazzare un piano a mezza coda in mezzo ai giardini ci piacerebbe davvero molto! Oltre a questo, per stringere ancora di più le file, si pensa di organizzare delle borse di studio come ricompensa a chi suona in Luppoleria, anche se qui il problema è quello della burocrazia.

Dal lato Conservatorio come è stata la risposta?

Molto positiva. Non solo i ragazzi ma anche gli stessi insegnanti si sono dimostrati partecipi e sono rimasti contenti. Questo è un modo per i ragazzi, che altrimenti avrebbero pochi mezzi, per uscire e sfogarsi artisticamente.

Sul personale: dicci un po’ da dove vieni e perché proprio a Piacenza.

Vengo dalla zona dei laghi del Piemonte, il lago Maggiore e il lago d’Orta, da un paesino che siamo chiama Soriso, e per me venire qua è stato come andare a New York. Solo avere un bar sotto casa era già l’America. Sono arrivato qua per studiare perché sapevo che qua avrei trovato Roberto Cecchetto e un corpo docenti molto interessante.

Corrado Cerutti

Tu che qua ci sei arrivato e non ci sei nato, se ti dico che molti piacentini dicono che a Piacenza “non c’è mai un cazzo”, tu che cosa rispondi?

Io sono qui da un anno, non la conosco benissimo ma un po’ si. È una città con cose molto positive, anche semplicemente con un cinema in centro, cosa impensabile da me dove fare 40 minuti di macchina per trovarne uno. Poi ho trovato subito dei piccoli lavoretti per mantenermi ed è una cosa molto importante per uno studente. Poi è una città grande ma allo stesso tempo piccola perché si gira tutta in bici senza problemi. Dal lato artistico ci sono tante proposte importanti. Ad esempio quella creata da un mio Prof., Gianni Azzali, il Piacenza Jazz Fest che ha inserito nomi davvero importanti nella suo programma. Anche all’Irish dove ho suonato ci sono serate molto belle. In generale ci sono tanti generi diversi in posti anche abbastanza vicini. Rimane ovvio che subisce l’influenza dell’orbita milanese che la schiaccia un po’.

Come è arrivato il jazz nella tua vita?

È arrivato insieme alla musica in generale, da sola, infatti vengo da una famiglia non di musicisti. È arrivata da una esigenza mia. Non un amore a prima vista ma cresciuto adagio adagio, soprattutto da quando ho scoperto Chad Backer. Poi in particolare con la chitarra è stato un inizio come tanti altri, da rockettaro cercando di imitare Jimi Hendrix, poi ho capito che dietro c’era ancora più materia e finisci che ci caschi dentro. La chitarra è complessa, più la scopri e meno la conosci, come ha detto il Sig. Les Paul.

Cosa significa dare vita a Luppoleria in Jazz?

È tanto qualcosa di mio, un discorso legato al conoscere e rimanere in contatto con gli artisti, con gli altri ragazzi. Poi al giorno d’oggi avere una data è una grossa moneta di scambio, c’è chi paga per suonare, perciò poter gestire una situazione come questa per me è molto importante. Vivere di sola musica non è facile e perciò bisogna essere imprenditori di sé stessi, bisogna sorridere, avere amici e andare oltre a quelle che sono le proprie capacità artistiche.