Continuidad y Deformacion: intervista ad Antonio Amodeo che presenta il suo nuovo disco

Continuidad y Deformacion”  è l’ultimo lavoro di Antonio Amodeo. Chitarrista classico che spesso abbiamo ascoltiamo come spalla strumentale della cantautrice Erica Opizzi, Antonio ci racconta com’è nato questo disco tutto improntato sulla musica contemporanea. Io ho avuto modo di ascoltarlo in anteprima che verrà presentato domani, venerdì 30 novembre al Teatro Trieste 34 alle ore 21. “Continuidad y Deformacion” è un disco che impone attenzione, perché fa allargare lo sguardo verso nuovi orizzonti, mette in crisi i concetti musicali consolidati nel corso degli anni e li ribalta con nuove suggestioni.

Antonio come è nato questo disco?
L’idea  è sopraggiunta tre anni fa. Volevo realizzare un disco che tenesse in degna considerazione i miei due ambiti musicali d’elezione: la musica contemporanea e la musica popolare. Inoltre un disco che proponesse qualcosa di assolutamente nuovo. Penso che Continuidad y Deformacion sia la sintesi perfetta. Tutti i brani eccetto uno, sono degli inediti e in prima registrazione assoluta. Gli autori dei brani sono latino americani che hanno come caratteristica  quella di  riuscire a mantenere un’impronta che li caratterizza etnicamente. L’impronta popolare latino americana è ben presente,può essere ben celata nei fraseggi,  ma sempre evidente anche se si tratta di brani di musica contemporanea. Questo tratto distintivo degli autori latino americani lo sento molto mio in quanto penso che la musica deve si guardare al futuro, ma allo stesso tempo non deve slegarsi dalle proprie radici culturali.

Qual è stato il filo che hai seguito nella scelta dei brani?
Ho cercato di raggruppare diversi stili della contemporaneità. Potevo dare un taglio ancora più monolitico, più sperimentale. Ho invece scelto di rappresentare un ventaglio più ampio di stili. Mi piaceva che si potessero sentire chiaramente i richiami al mondo latino americano nel suo complesso. La suonata di Santorsola, un brano di tipo seriale che si rifà all’estetica dodecafonica. Altri due brani “Continuidad y deformacion” e “6X1 en 6” invece sono improntati ad un estetica più astratta ed avanguardista sperimentale: quella che considera lo strumento e piega la musica al servizio dello strumento e non il contrario, per arrivare a musiche neo-tonali e neo-modali. Infine a musiche come “Grande Sertao” ispirate in modo più esplicito alla musica popolare. La varietà di stili è la chiave nella quale mi riconosco quando guardo la contemporaneità.  

Video: Antonio Amodeo - Continuidad y déformacion, new CD trailer

Questa come idea generale, ma scendendo nei particolari?
La musica è fatta di incontri, di concerti, di scambi. La musica ti permette di entrare in contatto realmente con nuove idee e persone. Io ho vissuto in Germania per diverso tempo e ho suonato con molti musicisti.   
Il primo compositore che ha scritto un brano per me è stato Eduardo Flore Abad. Il titolo del disco lo devo proprio alla sua composizione. Abad, l’ho incontrato ad un concerto, gli è piaciuto il mio approccio musicale e mi ha regalato il suo repertorio di composizioni. Ne ho studiate diverse e lui mi ha invitato a suonarle come prime composizioni assolute. Parallelamente mi sono imbattuto nel brano più lungo, quello di Guido Santorsola, scoprendo che non era mai stato suonato. Flore Abad in seguito  mi ha indicato Josè Vitores che ha scritto per me il brano che compare sul disco. Successivamente ho interpellato un altro compositore, Alberto Chicayban, col quale avevo già collaborato che mi ha confezionato un suo pezzo  Grande Sertao appunto. Mi sono affidato anche alla ricerca web per vedere cosa potesse amalgamarsi a tutto il contesto. Mi sono così imbattuto in Porras e nel suo brano difficilissimo da suonare. Un brano molto intricato. L’unico pezzo non inedito  “6X1 en 6” me l’aveva fatto ascoltare anni addietro un mio amico colombiano suonato dal suo maestro Vignes appunto. Per questo brano il percorso esecutivo è stato laborioso perché c’è stato un serrato confronto tra me e il compositore per trovare l’interpretazione giusta.

Si nota decisamente che si tratta di un lavoro intenso, impegnativo e anche laborioso
Si, per diversi motivi che in parte ti ho già citato. La difficoltà del lavoro nel suo complesso è anche dovuta alla mia fascinazione,  al mio desiderio di sfidare repertori nuovi anche ostici. Alcune partiture, devi vederle, sono quasi dei disegni. Questo per dirti che il modo per approcciare la musica contemporanea è un modo completamente diverso rispetto ad altri stili. E’ un modo, un modello di approccio molto immediato e diretto. Le esecuzioni dello stesso brano sono molto diverse molto più di quelle di un brano tradizionale. La partecipazione fisica nel fenomeno sonoro è quello che fa la differenza nelle diverse interpretazioni. La loro registrazione è molto difficile perché ogni volta è un brano diverso. Decidere quale interpretazione vuoi mantenere è un bel dilemma.

Come si svilupperà il concerto di presentazione di Continuidad y Defarmacion?
Il concerto è la presentazione del disco e quindi eseguirò i brani del disco magari seguendo un ordine diverso. Introdurrò i brani con una presentazione che renda più facile l’ascolto da parte del pubblico. Certo chiederò uno sforzo al pubblico ma penso che sia anche un buon modo per far capire e ascoltare cosa sta dietro ad un lavoro come questo. 
In ogni caso per i motivi che descrivevo sopra, sarà un concerto unico perché unica è l’interpretazione di questi brani in quel preciso momento.

 
E’ stato molto interessante seguire questa intervista che ha svelato non solo il lavoro e il percorso di questo disco, ma mi ha anche permesso di apprendere molti tratti, molte caratteristiche di un filone musicale che mi sta appassionando sempre di più. Un’intervista affascinate, interessante e molto istruttiva. L’appuntamento per la presentazione è per venerdì 30 novembre alle ore 21 presso il Teatro Trieste 24 a Piacenza (Via Trieste 34)

Il disco è stato registrato con Massimo Lamberti e prodotto con l’etichetta TYXart.