Dubliners | A "Che pacco il jazz" arriva il progetto MIDIchlorians

Quest’anno al Dubliners (o all’Irish, tanto ci siamo capiti) è arrivato un nuovo format, si chiama Che pacco il jazz e ci porterà una lunga serie di appuntamenti lungo la stagione musicale.

Un’idea nata dalla collaborazione tra il locale e il Conservatorio Nicolini, che se già erano vicini geograficamente, adesso lo sono anche in termini musicali.
Il prossimo appuntamento sarà martedì 19 novembre con il progetto MIDIchlorians, formato da Giovanni Agosti alle tastiere - Giuseppe Romagnoli al contrabbasso - Matteo Bu Bultrini alla batteria; che noi abbiamo cercato per alcune domande sul jazz in generale (domande che riproporremo anche agli altri artisti che si esibiranno al Dubliners. Ndr) e alcune legate direttamente al loro progetto.

“Che pacco il Jazz” è il nome ironico della rassegna, secondo voi il jazz è un genere d’elite un po’ radical chic oppure ha delle potenzialità per diventare apprezzato da fasce di pubblico sempre più ampio?

Sicuramente il jazz per come viene percepito oggi dal pubblico in Italia è un genere piuttosto di nicchia. In passato il jazz è stato un genere di musica molto diffuso e anzi addirittura considerato musica di consumo. Non penso che il jazz avrà modo di aver un pubblico cosi grande come quello che già ha avuto in passato.

Se è la seconda, quali strategie bisognerebbe adottare per “sdoganarlo” definitivamente?

Penso che questo sia un fatto normale che fa parte della naturale evoluzione del gusto del pubblico.

Free jazz, Swing, Fusion, Gipsy… sono tanti i tipi di jazz che sono stati sperimentati. Secondo voi in quale direzione sta andando questo genere musicale?

Le direzioni del jazz contemporaneo sono moltissime e variano molto anche in relazione ai luoghi del mondo in cui la musica viene fatta. È veramente difficile ipotizzare una direzione futura generale per il jazz, così come è altrettanto difficile definire che cosa è il jazz di per se.

Jazz dal vivo: ci sono tanti festival importanti in Italia e uno anche a Piacenza: il Jazz dovrebbe essere appannaggio esclusivo dei festival oppure tornare ad essere, come all’origine è stato, la musica dei bistrot, dei pub, di luoghi più popolari? Perché?

Sicuramente gli artisti hanno bisogno anche di posti piccoli in cui suonare per il particolare contatto che si crea con il pubblico.

Vi siete spinti verso la fusione tra jazz e hip-hop, ci potete descrivere il vostro percorso?

Jazz e hip sono sicuramente due generi musicali molto legati in quanto entrambi nascono come musica afroamericana. Potremmo in un certo senso dire che l’hip hop è una deriva moderna del jazz. Il nostro percorso è stato piuttosto naturale e basato sulla passione comune che abbiamo per questi due generi.

In conclusione, da fan di Star Wars, dobbiamo parlare del nome! Come mai proprio Midichlorians!?!

Il nome midichlorians nasce ovviamente dalla nostra passione per Star Wars. Nella saga i midichlorians sono le cellule tramite le quali è possibile percepire la forza. Ci piaceva l’aspetto un pò metafisico di questa parte del film e che si sposa perfettamente con l’idea di fare musica che veicola emozioni che in un certo senso trascendono i 5 sensi ma che non per questo sono meno reali.