Il Low L Fest è sempre più una realtà | L'intervistona per presentarvelo

L’anno scorso è stato quello del lancio ufficiale, questo invece si vuole proporre come quello della conferma. Il soggetto della prima fase, e di tutto questo articolo, è il Low–L Fest. Un evento che dimostra un’altra volta che a nord del Po qualcosa si muove e fa anche rumore.

Alla 3 giorni di live, e non solo, a Guardamiglio mancano più di due mesi ma…
1) l’evento è fuori
2) noi non avevamo alcune intenzione di aspettare ancora per parlare con i ragazzi dell’organizzazione
3) non è mai troppo presto per parlare di cose belle
e allora eccoli, Claudio Mazzi e Gabriele Veluti e il Low-L Festival!

Intanto: che il cartello “basso lodigiano” sia arrivato dopo la prima edizione del Low-L Fest, è solo un caso?!? (noi non crediamo proprio).

Effettivamente la concomitanza delle cose c’è stata! A noi fa un po’ piacere ma anche un po’ ridere. Tra l’altro da quanto sappiamo la decisione non è partita da qualcuno di Guardamiglio ma più lontano da noi. Si, fa la sua figura, però sul navigatore c’è ancora quella vecchia perciò non ci cambia niente.

Per curiosità: dall’altro lato del Po, il vostro lato, a qualcuno è veramente fregato qualcosa di questo cartello?

Mah, abbiamo visto che la gente si è scannata ma a noi non è che interessi tanto. Anzi, noi abbiamo una collaborazione con un hotel e sappiamo che a loro questa cosa non è che sia piaciuta tanto, perché leggere il nome di una città è meglio rispetto a quello di un “basso lodigiano”.

Guardamiglio è bassa lodigiana, provincialismo all’ombra della città, così è scritto su Fb, ma voi vi sentite provincia di che cosa?

Effettivamente per noi che abbiamo studiato a Piacenza il riferimento è Piacenza, però più in generale come basso lodigiano e come Codogno, non è che ci sia un riferimento preciso, se Piacenza o Lodi. Per questo il termine “basso lodigiano” è giusto: né da una parte né dall’altra.

E musicalmente vi sentite provincia? Se si, di chi? Oppure musicalmente non si è provincia mai?

Il basso lodigiano ha tanto da offrire ed è una cosa riconosciuta, tanti gruppi nostri vengono a Piacenza e fanno numeri.  Quando una band nella propria zona trasporta le persone diventa quasi invincibile, quindi come basso lodigiano siamo orgogliosi e l’anno scorso abbiamo voluto metterlo in mostra, anzi forse fin troppo perché ce ne siamo giocati tanti di nomi. Questo è anche uno dei motivi per cui ci stiamo buttando su questo progetto perché anche se ci sono pochi locali, la gente gira, la scena c’è e noi la sfruttiamo. Una cosa che manca sono i canali, ma questo è anche figlio della mancanza del supporto di una grande città.

Sempre nella descrizione di Fb leggo “riscattare i luoghi”. Cosa vuol dire per voi? e poi, avete il sentore che adesso ce ne sia più bisogno di prima?

In questo momento da noi si vive un periodo che in base a quello che c’è in giro e che le persone sentono, è un immobilismo verso il basso: che si sta bene, che tanto ci si sposta, ci si trasferisce, per sentire una band si va a Milano. Insomma un posto dove ci si vive ma senza chiedere niente in più. Una immagine comune da noi sono i vecchietti che guardano i cantieri, che vanno a Pontida, o che vanno a pescare. Non abbiamo nulla per non emergere o per non chiedere qualcosa di culturale o artistico. I talenti ci sono e hanno bisogno di far capire che la terra da dove vengono gli ha dato qualcosa. La spinta culturale c’è ma non viene compresa o spinta dai comuni. In estate nel lodigiano non ci sono nemmeno più le feste di liscio, e non solo, c’è il pensiero che tanto non c’è n’è bisogno perché si va da un’altra parte e il problema è risolto.

Oltre ai luoghi, il discorso lo allargate anche a chi ci vive?

Certo, in un senso di socialità più ampio. Nel nostro paese si sente tanto la polemica che da noi non si fa mai niente, ma da li a fare ce n’è, ma si può creare un movimento lo stesso. Oltre alla musica abbiamo creato eventi di altre arti che abbiamo trovato in loco, questo a dire che la gente c’è e c’è solo un bisogno di avere un momento. Noi cerchiamo di essere quel momento, quel punto di riferimento. Non che non ce ne siano stati prima, ma ora non ci sono più perché tante non sono state aiutate, come Lodi che aveva un festival molto bello ma che nel tempo gli sono stati tolti aiuti e così le cose finiscono. In giro ci sono tante cose belle anche fatte senza avere grandi posti o grandi risorse.

Quest’anno si passerà da due giornata a tre? Fatto proseliti in questo anno?

Noi l’anno scorso ci siamo inseriti nella festa della salamella, però tecnicamente non essendoci più quella festa che era di 4 giorni, la festa in generale è diminuita ma noi siamo cresciuti. Questo anche come proseliti.

Approfondiamo…

La Pro loco, seppur sia andato bene il festival, ha deciso di non portare avanti un evento così gravoso (anche se continuerà a darci una grossa mano come manodopera e infrastrutture), e così è nata l’associazione. Sui proseliti ci siamo resi conto che in questi mesi tutti i giovedì c’è tanta gente che si riunisce e fa proposte, perciò un certo un interessamento c’è. È nata una rete di rapporti che prima non c’era. I tesserati oggi sono 240 con tanti ragazzi giovani che sono stati tirati dentro, e non solo di Guardamiglio, ma anche Codogno, Somaglia.

Siete partiti dalla provincia con l’obiettivo di arrivare ad avere anche nomi importanti: in questo momento a che punto siete del percorso?

Ne parlavamo ieri sera di questa cosa, intanto in line up ci sono 28 artisti con tanti nomi che non sono locali. Poi per gli haedliners il passo dall’anno scorso è stato grande. Per il punk rock saranno 12 nomi e di loro siamo molto orgogliosi perché da noi ci sono tanti ragazzi che con alcuni di essi ci sono cresciuti. Poi quest’anno ci saranno due palchi già a dare l’idea della crescita. Quest’anno un’altra entrata sarà quella dell’hiphop, soprattutto old school che parla agli ultimi perché è quello che vogliamo essere. I 3 giorni si divideranno tra punk rock, hiphop e indie. Si, è un mix un po’ particolare!

Con un’indole comune in tutte le serate però!

È la stessa anima. Sono gli stessi contenuti che si uniranno nelle tre serate. Tre generi diversi è proprio per dare sfogo ad una anima che è la nostra. Questo forse anche perché siamo ancora giovani e siamo andati su tante cose che piacciono a noi, essere così aperti è la nostra idea di musica. Siamo andati tanto in giro per ascoltare le cose, non ci chiudiamo in un quadrato e forse questo deriva dal fatto di essere del basso lodigiano, perché in una città con tante anime si creano settori della città, e locali, che fanno solo alcune cose. Da noi magari siamo in meno e con meno possibilità di identificarci ed è anche questo un arricchimento e un’apertura. In tutte e tre le sere c’è lo stesso filo rosso.

Andando sul territorio parlateci delle proposte made in bassa lodigiana!

Il venerdì ci sono rapper della nostra zona o quasi, tra cui Ryd3r e William Wilson. Il sabato ci sono invece 3 gruppi della brianza e poi torniamo vicino a noi con i The Ferrets. Poi i Mentals e i Bad frog, anche se poi andiamo in Sardegna con i Colvins. Domenica ci sono i Te Quiero Euridice di cui uno dei due, Pietro “Pitti” Malacarne, è di San Rocco, poi Alfonso che è di Lodi, i Mania di Casale e gli X mary di San Colombano (tra l’altro Calcutta ha fatto una cover degli X mary e che, non solo per questo, è forse la realtà più connotata a livello nazionale).

Curiosità. Tra i nomi, spunta Kaleb Stewart…

C’è questa etichetta di booking, la NoReason booking e records di Luca Mazza, che ha tanti gruppi punk e tanti gruppi del lodigiano nel suo rooster. Di questa etichetta l’anno scorso hanno suonato due gruppi e lo abbiamo richiamato per qualche proposta, e lui ci ha chiesto se c’era spazio per questo ragazzo che è in tour in Europa in acustico. A noi piaceva, abbiamo detto massì, e così cominciamo a mettere le basi per diventare interazionali.

Cosa rubereste musicalmente a piacenza?

Le Sacerdotesse dell’isola del piacere ci piacevano molto. Poi i Bravi tutti ovviamente. I Telemachos telegraph, Colpani e anche i Maladissa. Insomma tante cose veramente indie che a Piacenza abbiamo sentito nel tempo, a differenza di quello “costruito” che si sente in giro. Però sappiamo bene che tutti sono molto legati ed indentificati con Piacenza e perciò non è che lo puoi “rubare”. Quello che ruberei è l’andare alle feste che vengono create a prescindere da chi le fa.

Ora da organizzatori e prima immagino da pubblico, come descrivereste la scena musicale appena di là da Po?

Probabilmente qua a Piacenza arriva più punk rock perché da noi l’indie è quasi inesistente. Però c’è tanto hip hop e noi siamo orgogliosi di farlo perché non cera nessuno che dava sfogo a queste cose che invece sono tante.

E di qua del Po?

Tra i tanti noi stimiamo tantissimo quello che c’è al Why not. Un percorso di crescita molto forte, perciò tanta stima senza invidia perché ognuno ha la sua realtà. Comunque noi proprio in base a quello che c’è a Piacenza, ci sentiamo un buon completamento, anche perché noi le scuole le abbiamo fatte qua, la sera usciamo qua, e perciò non c’è un discorso di contrapposizione. La cosa che non capiamo è che a Piacenza si potrebbe fare qualcosa in più e quello che c’è potrebbe essere spinto di più.

Siamo in conclusione. Ditemi una cosa di cui non abbiamo parlato e che volete assolutamente dire.

Che siamo plastic free. Ci siamo dotati dei bicchieri da riconsegnare e non usa e getta, e oltre a questo lavoriamo tanto perché questo materiale sia utilizzato al minimo perché pensare di portare qualcosa di bello sul proprio territorio, vuol dire farlo anche in ottica ambientale.

P.S.: il primo assaggio di Low-L Fest ci sarà al Primavera in Torretta, alla Torretta Zanardi Landi di Guardamiglio il 14 aprile. Tutto il programma di Low-L Fest 2019 lo trovate qua http://bit.ly/2WHtYdS