Michele Barbieri e il suo "Dubbio": 5 feat per 1 ep

Cinque feat per un ep. Questo è Dubbio, il primo album da solista di Michele Barbieri (che poi tanto solista in effetti non è).

Michele, che già lo abbiamo conosciuto (ma anche voi crediamo) attraverso tante altre band dove suona, ha suonato, o almeno ha collaborato; lo abbiamo incontrato per l’uscita in digitale di questi 5 brani fissata per lunedì 10 giugno. Un ep che gira attorno ai suoni pop, ma dove i testi tra parlato e rappato sono centrali. E adesso scoprirete anche il perché.

È la prima volta che ci vediamo “da soli”, quando è nata l’idea di un ep in personal?

In realtà l’idea cera già da tempo. Ha preso piede in maniera casuale, provando ad arrangiare da solo dei pezzi e poi con il produttore “Orlando” è venuto fuori il primo e poi sull’entusiasmo abbiamo provato a fare un ep. E ci siamo riusciti.

Ma non sei da solo…

È una cosa che non avevo mai fatto e allora ho scelto di farlo insieme a musicisti che allo stesso tempo sono miei amici, che mi hanno aiutato molto nella creazione dei brani.

Andiamo a sviscerarle!

Sola(io) con Francesco Mori nasce da un suo pezzo che mi ha fatto ascoltare lui. Mi ha mandato un audio, mi è piaciuta subito e in 5 minuti l’ho messa a posto e dopo pochi giorni di lavoro l’abbiamo chiusa. È stata l’ultima, fino a fine marzo non c’era. Con Francesco la collaborazione sta proseguendo, ma per adesso non diciamo ancora niente…

… così anche con Skill. Lui è in gradino sopra, è un super professionista e anche se ha 19 anni, ha una testa così! L’ho contattato con poche speranze perché gli avevo mandato un brano che era abbastanza lontano dal suo genere ed invece mi ha detto sempre di si. Il pezzo che abbiamo fatto è Incubi e lacrime e riprende uno dei Lots, L’uomo di sabbia. Era uscito da poco, io lo avevo ripescato e ritoccato, poi per un po’ è rimasto lì e con lui ci sono tornato sopra e ora lo ascoltate così com’è oggi. Poi…

… e poi Matteo Pisotti! beh, con lui è da anni che volevo fare un pezzo e appena i suoni erano ok, con “Orlando” ci siamo detti: questa va fatta con il Piso. Con lui è stato tutto facilissimo perché per me è il più forte di Piacenza.

E poi le voci femminili…

Con Benedetta Cutolo abbiamo fatto Pomeriggio spento. Semplicemente l’ho vista e ascoltata nelle sue stories su Instagram e il timbro mi è piaciuto subito, e le ho chiesto se se la sentiva e la risposta è stata positiva. Lei non ha una band e di solito sui concerti fa la fotografa ma aveva questo pallino di cantare ma non aveva avuto ancora l’opportunità. Ma oltre a questo sono stato contento perché cercavo qualcuno che entrasse completamente dentro al progetto con entusiasmo e lei lo ha fatto.

Poi c’è Ludovica, che è il brano in cui c’è Elena Brianzi. Anche su di lei ce ne sarebbe da dire, ma il succo è che secondo me è la voce femminile più che bella che adesso c’è a Piacenza. È una canzone speciale perché ci era stata richiesta da un amico per la figlia, l’aveva scritta Marco Zannardi e io l’ho ripresa tempo dopo mettendoci il dialogo che vede protagonista Elena.

Abbiamo capito che per te le collaborazioni non sono un problema, anzi…

Ma va, io sono passato dal suonare con gruppi punk a gruppi metal, poi dal pop al cantautorato, senza problemi. Se mi chiedi la prossima collaborazione ti dico i Bad frog, non centrano niente con questo ep e proprio per questo vorrei farlo. Spero che venga apprezzato questo avere tutti i pezzi diversi. Io sono fatto così e voglio rimanere così.

Sempre sui feat: questo tuo ep dimostra che c’è una parte, quella più giovane, del panorama musicale piacentino, molto coeso…

Si si, questa cosa la vediamo sempre di più. Credo sia dovuto anche al fatto che rispetto ai primi tempi in cui suonavo, quando avevo 15 anni, ora il numero di gruppi è cresciuto e così anche le produzioni. C’è anche tanta voglia di fare a prescindere dal risultato. Questo però a volte non trova molto spazio, infatti eventi belli come il Bleech, sarebbe bello che dedicassero una serata solo alla musica piacentina. Per il movimento che c’è, forse lo spazio è poco.

Sul tema territorio si va di conseguenza ad un pezzo in particolare, Pomeriggio spento, in cui Piacenza è quasi al centro della scena!

Si, ce ne ho messo tanto di Piacenza perché mi sembra che se ne parli molto poco della nostra città. È lo stesso principio con cui è nato Polaroid di Carl Brave, noi di quell’album ne capiamo un quarto e quindi perché non mettere in un pezzo Piacenza e quello viviamo. Poi io ho dato dei riferimenti ma senza esagerare, era un pallino che avevo in testa e anche se, come tutti gli altri pezzi, l’ho riscritta 5 o 6 volte, alla fine è rimasta così.

Come hai già detto, problemi di genere musicale non ne hai, però qua il tiro è soprattutto pop e rap…

Si, col senno di poi, ho parlato davvero molto nelle tracce, ho rappato parecchio ma in realtà io non sono rapper e soprattutto non voglio essere definito così, io canto e se devo scegliere un genere che metta insieme le cose direi indie pop. Questo ep è uscito così, ma non è detto che rappresenti anche il futuro, magari la prossima uscita sarà completamente cantata.

Diamo per assodato che il termine “rapper” lo mettiamo da parte, però in questi brani c’è tanto rap italiano anni ’90. Rispecchia i tuoi ascolti?

Rispecchia tanto di quello ho ascoltato nel corso del tempo. Sono passato da Eminem Show a 12 anni per poi allargarmi al resto della scena americana dove di rap ce n’era tanto. Tanto freestyle ma senza extra beat, la stessa cadenza ma che da subito il timbro ad un artista. Poi appunto tanto rap italiano, sicuramente Jovanotti: mio fratello aveva la cassetta di “La mia moto” e quello sicuramente è rimasto. Poi sono arrivati Fabri Fibra e Bassi Maestro. La cosa che mi dispiacerebbe è se venisse fuori che queste cose le abbia scritte sull’onda musicale che c’è adesso, perché invece vengono da lontano e i pezzi che sono usciti sono così, poi, i pezzi sono come i mix: ad un certo punto bisogna chiuderli e sono stati chiusi così.

Un onda musicale che ha portato anche la trap, ma di cui qua non c’è quasi traccia.

Zero o quasi. Si era aperto un canale “sporche” però poi le abbiamo tolte quasi tutte. Abbiamo tenuto cose, appunto, anni ’90, con tanti raddoppi ad esempio. Poi le cose che ci sono adesso non è che non mi piacciono del tutto, ma non mi rispecchio in queste per le cose che voglio fare io.

Ah, produzione tutta home made giusto?

Si. Tutto registrato in uno studio privato in casa e poi con tanto pc. Dimenticavo: molto importante la partecipazione del sax di Jacopo Cervi, dei Five Plus One.

Ok, ma per curiosità si può sapere a casa di quale produttore??!??

Certo…

Quale?

Orlando!