Out There Mag | La nuova voce piacentina sul mondo della musica

<<Cosa succede? Cosa succede in città?>> Succede che, a differenza di come prosegue la citazione di Vasco, qua c’è qualcosa va! infatti c’è un nuovo sito a Piacenza e provincia (diremmo più provincia data la provenienza del gruppo) che parla di musica. Un sito molto diverso dal nostro di PMP perché va ben oltre la nostra realtà cittadina perché da subito ha toccato nomi e momenti della storia della musica a livello internazionale. È Out There Mag.

Con chi ne potevamo parlare se non con il direttore editoriale e con il direttore responsabile nonché social media manager? E allora abbiamo cercato proprio loro, Guglielmo Bedani (vedi trafila nei Lesima dagli albori fino ad oggi) ed Emanuela Carini, sia per i ruoli ovviamente, sia perché i numeri nella rubrica del sottoscritto sono presenti da parecchio tempo, sia perché abitando praticamente insieme ne abbiamo presi due al prezzo di uno. E in tempi di crisi…

Intanto cos’è Out there mag?

È una idea nata durante la cena del nostro settimo anniversario. Quella sera abbiamo pensato che sarebbe stato bello scrivere di musica senza vincoli. <<Io – dice Emanuela - stavo imparando ad usare diversi strumenti compresi siti e programmi di grafica e allora invece che pensare ad aggregarci a progetti già esistenti, abbiamo pensato di farlo noi>>. Un prodotto trasparente, con il massimo dell’onestà, senza restrizioni. Diciamo che è stato un po’ il figlio del nostro settimo anniversario.

In quanto tempo è nato?

In tre mesi da quella data. Abbiamo messo insieme la squadra e definito il corso del progetto attraverso una riunione a settimana, scegliendo grafiche, rubriche e tutto il resto. Tutto molto amatoriale ma ora ufficialmente partito.

Perché è nato?

Ma perché ho un ascendente troppo grande su tutti gli altri (si, questo che parla è Bedani, avevate dubbi?! Ndr), ma oltre a questo perché volevamo parlare di musica come di quando ne parliamo al bar, ossia liberamente ed uscendo dagli standard canonici. La musica è elemento imprescindibile di tutti quelli che sono in Out There Mag e infatti è stato creato proprio con loro, con chi si parla di musica ogni volta che ci vediamo, poi quando è nata l’idea a tutti loro gli è stato proposto e tutti hanno detto di si (o forse tutti non hanno detto di no). Insomma, sono gli stessi argomenti, magari più arricchiti di quando ci troviamo e che spesso ci siamo chiesti perché non si riescono ad esternare in altri contesti, con altre persone che non è detto che la pensino come noi.

Da qui “Out There Mag”…

Si perché è una apertura in senso positivo. Ridefinire i confini parlando di queste cose non più tra di noi ma raggiungendo quelli che non ci conoscono ma che magari sono affini a noi. Un concetto che può essere centrale in questo, può essere quello pubblicato da Andres Maloberti nel suo primo articolo, ossia del sentirsi soli con le proprie idee e voler arrivare a quelli che sentono la nostra stessa cosa.

Se c’è un fuori c’è anche un dentro. Quale sarebbe?

Il dentro siamo noi. Siamo quello che ci diciamo ma che fino ad oggi è sempre rimasto all’interno dei nostri confini, della nostra quotidianità. Magari è lo stesso che ha qualcuno dall’altra parte del mondo ma che restando in quella, nostra, confort zone, non potremmo raggiungere.

C’è un io comune tra chi scrive?

Penso che la cosa bella è che siamo tutti diversi ma che in fondo ci accomuna la stessa necessità e gli stessi valori. Abbiamo una finalità comune ma che poi si declina in modi diversi.

Leggiamo che “Out There Mag non ha la presunzione di indottrinare o giudicare”, però per scrivere qualcosa al Mondo, almeno un po’ di presunzione ci deve essere (secondo il sottoscritto), quale sarebbe?

Di essere dalla parte della ragione: portiamo la luce in un mondo di tenebre (non sto qua a dirvi di chi è l’affermazione, sottolineo solo che la lei della coppia “non condivide in pieno ma lascia passare”. Ndr). Abbiamo la presunzione di dire delle cose che valgono la pena di essere lette, che non devono essere la verità assoluta, ed infatti noi di voti non ne diamo, ma cose che arrivano da un vissuto. Speriamo che questa presunzione non venga mal interpretata.

Emanuela Carini

Intanto facciamo i nomi degli altri che compongono la redazione…

Oltre a noi ci sono Federico Pagani, chitarra e voce dei Lesima, Dark Void, Emiliano, Francesco Pini ossia il basso dei Lesima, Ryan.

Come funziona una riunione?

Di solito beviamo e straparliamo. Per fortuna ce la Manu che cerca di mantenere una direzione.

E tecnicamente?

Per adesso sul piano editoriale è tutto semplice, siamo in una fase di test, ognuno è libero di scegliersi il tema dell’articolo perciò sono tutti molto liberi.

Leggendo le bio, i riferimenti musicali arrivano tipo fino a fine ’80. Mi sono perso qualcosa oppure è una barriera temporale che almeno sulla carta tiene? Eh se si, significa qualcosa?

Chiaramente no, ci siamo detti di parlare un po’ di più di contemporaneità, ma sta di fatto che la maggior parte della musica che amiamo arriva fino a quel momento lì. Quello migliore per un certo tipo di musica. Poi non per questo non è stata fatta buona musica dopo e infatti ne parleremo. Non vogliamo fare i rimastoni attaccati alle nostre cose, non siamo quelli, poi volendo raccontare noi stessi, era importante partire da quello che siamo, ossia chi siamo no, come ci siamo formati; però quella è solo una partenza.

C’è una forte componente musicale nella redazione, diciamo una componente da palco. Cosa vuol dire scendere da quel palco e mettersi a scrivere?

Ma in realtà il fatto è che queste cose ce le siamo sempre dette proprio perchè andiamo sui palchi e allora parliamo molto più di musica rispetto alla media. Diciamo che è una cosa naturale. Non è una cosa abituale perché di solito non scrive chi fa musica. Sicuramente c’è chi scrive in maniera più tecnica, come Pini, e perciò è più per addetti ai lavori e può risultare difficile per chi non suona. Però non è che c’è uno step, facendola se ne parla e poi se ne scrive. È un ulteriore atto d’amore verso la musica.

Qual è il pubblico a cui volete arrivare?

Gugliemo: Più è ampio e meglio è. Pensiamo di trovare gente che la pensa come noi ma anche di trovare gente che non ha mai pensato queste cose, che se ne accorge e che dice “che bello”, che sono d’accordo o anche persone che non vedono l’ora di insultarci. L’importante è essere letti.

Manu: Non ci sono assolutamente restrizioni, la cosa che mi piacerebbe è creare una interazione con un pubblico attivo che ci legge e dove si crei un dialogo. Nel bene o nel male, comunicare con noi per avere un feedback di qualche genere, dal signore di una certa età che vuole parlare dei Led Zeppelin e del giovane che invece vuole cose nuove. Il dialogo fa crescere andando oltre il solito like.

Guglielmo Bedani

Deve essere questo uno strumento di connessione, almeno questo leggiamo. Vale anche nei confronti di chi ascolta i Queen? (se non capite la domanda andate all’articolo “Queen: ne avevamo veramente bisogno?".

Semplicemente quella cosa era ora che qualcuno gli spiegasse. Se è un dialogo, se è costruttivo, anche con loro, ma dati gli episodi passati, la vedo molto dura. La differenza del mio vissuto sta nel saper dare le risposte e creare un dialogo. Non era un discorso di numeri ma di cosa porta una certa musica, che apporto dà al mondo.

L’obiettivo è dare una voce diversa. Cosa manca, o meglio cosa non trovate nei magazine “tradizionali”?

Alla fine i magazine tradizionali lo fanno per mestiere anche se all’inizio c’era solo la passione. Noi di pagine dei magazine ne abbiamo lette a milioni ed è stato bello per tutti noi trovare l’articolo che ti faceva innamorare di un disco solo con le parole, però oggi vediamo che in tanti danno voti un po’ a tutti e scrivono in maniera asettica, per completezza di informazione. C’è un discorso di politically correct cda cui un magazine che deve vendere copie non si può scostare. Invece la volontà nostra è quella della trasparenza: senza indottrinare nessuno, se una cosa ci fa schifo te lo diciamo. Poi la differenza sta anche nell’approccio che vuole essere molto diverso, non solo interviste e recensioni, che per adesso non ci sono state ma che magari arriveranno, ma legare la musica alla società e a qualcosa di spirituale. Cose che dalle altre parti non ci sono, che magari non funzionano, ma che ci vogliono portare oltre a quello che troviamo in giro oggi.

E tolti i fan dei Queen (ammesso e non concesso da chi scrive), chi è che non vi deve leggere?

Quelli che la pensano esattamente come noi: è come darsi dei 5 a vicenda. Trovare qualcuno che sviluppi idee nuove è sicuramente più interessante. In realtà è difficile trovarlo un pubblico che non ci interessa. Toh, magari quello passivo, quello che non vuole andare oltre alla sola lettura.