Quattro festival | Presentazione parte I

Un festival che soprattutto è una bellissima idea: Quattro Festival!
Pey sta per andare in scena un evento di cui vi abbiamo già parlato e che segna tante cose. 
La prima è il voler portare tanta musica fuori dalla città, molto fuori. 
La seconda è l'impegno di mettere insieme non solo suoni e generi, ma provenienze, infatti Quattro è l’unione di quattro regioni diverse, Emilia Romagna – Lombardia – Liguria – Piemonte; che si conoscono bene ma che si frequentano poco. 
E poi ancora, una cosa che sembra banale ma che non lo è di questi tempi, ossia il voler lanciare un evento nuovo, con tutti i rischi e pericoli che si corrono al giorno d'oggi.

Dato che la scaletta verrà decisa con un sorteggio che andrà a dividere le 12 band, tipo la semifinale dell’Europeo del ’68 contro l’Urss (quando la monetina “disse bene” a Facchetti e noi volammo in finale. Ndr), anche noi per la presentazione della due giorni, abbiamo deciso di dividere le band in due gruppi, oggi tocca ai primi 6. Ovviamente andremo in ordine alfabetico.

Partiamo dagli Arbos. Anche se sono liguri, li conosciamo molto bene. La voce è quella di Lorenzo Calza, piacentino che spesso torna in città per un motivo o per l’altro. Non da solo però, infatti con tutti gli altri componenti sono appena passati in città per salire sul palco del Cuncertass. Dire che li conosciamo, è poco.

Poi i Beppe Malizia e i ritagli acustici. Loro invece per noi sono proprio una novità. Sicuramente non una novità senza cose interessanti. Probabilmente è la proposta più particolare del festival con testi che loro definiscono “diversamente ragionati” ma che invece noi diremmo che li sono molto. Il tiro è un po’ alla Caparezza con sotto un mix di suoni classici ed elettronici.

Di nuovo loro: Fattore Rurale. Si, ne stiamo parlando tanto, ma mica è colpa nostra se sono un po’ dappertutto. Il lancio di Lividi, poi le date fino ad arrivare ad Orzorock, il tour in Sicilia e poi la risalita prima alla Moretta ed ora a Pey. La loro unione rock di blues, folk e country l’abbiamo imparato a conoscere bene e soprattutto per merito loro, perché da quando sono partiti, non si sono più fermati.

Maladissa sono una delle band più prolifiche di Piacenza e anche tra le più capaci ad unire una musica di qualità studiata nei particolari, provata e riprovata, con testi altrettanto levigati, a volte fino ad un livello maniacale. Mirko e Ale li conosciamo bene anche perché per le diverse collaborazioni in cui hanno presenziato in questi anni, anche se, nel momento in cui diventano Maladissa, trovano un'alchimia difficile da trovare in tante altre realtà. Ultimo dei loro prodotti è il “Tizionario”.

Si, ancora i Renzo e i tafferugli. Li abbiamo appena intervistati per l’uscita del nuovissimo “Dog rimming” e siamo già qua a parlarne. La facciamo breve: sono la faccia nonsense (si, ma non vi sbagliate, nonsense fino a lì. Non cascateci. Ndr) della musica piacentina. Nei loro pezzi ci finisce dentro un po’di tutto, dal Genoa (ma nel cuore c’è il Crotone che continua ad inseguire il sogno Champions. Ndr), Gerry Scotti, il Cioffi e il Gimbo, le fake news, e tanto altro. Poi sappiamo che i loro testi sono in continua evoluzione, perciò siamo sicuri, che saremo ancora una volta un passo indietro.

Gli ultimi di questa prima tranche sono gli Stasi. Da loro arriva la proposta emo del festival. Anche loro vengono da Piacenza e anche da una serata piacentina, infatti li abbiamo lasciati solo qualche settimana fa sul palco di Spazio2 per il MashUp Festival. Per loro già un prodotto fatto e finito che si chiama Demogiorgione.