Tutti i Lividi del Fattore Rurale | Intervista prima della release al Melville

Anche se non li abbiamo mai lasciati, dobbiamo dire che dopo 2 anni e mezzo rincontriamo il Fattore Rurale. Sono cambiate tante cose, non lui, Marco Costa (conosciuto anche come Tiglio, Ciosti, VodkaLemon nonchè “Il commissario”) l’anima (e anche il corpo) che ha portato avanti il progetto folk – rock – blues – country, in quel triangolo di terra tra Po, via Emilia e Trebbia dove San Nicolò si posiziona.

Non da solo ovviamente, infatti dopo vari cambi, ora la formazione vede anche la chitarra di Riccardo “Trivella” Polledri, il basso di Andrea Ramacci e la batteria di Edoardo Cilia. Però non si può negare che la voce narrante del presente e del passato dei Fattore Rurale, sia quella del “Tiglio” e allora è in particolare a lui a cui ci siamo riferiti per questa occasione speciale, il lancio del primo Ep dal titolo “Lividi”, edito da Orzorock Music, che verrà presentato al Melville domani sera.

Negli ultimi 30 mesi sono cambiate un po’ di cose…

Oltre due anni fa l’intervista era con un gruppo molto diverso. Possiamo dire che è stata una evoluzione: 3 cambiamenti alla batteria (più uno esterno), due chitarre e altri componenti ancora che si sono alternati e che ora non ci sono più. Oltre a questo è cambiato il sound, anche se lì la ricerca continua sempre.

I pezzi che escono adesso hanno a loro volta una lunga storia, quasi come la band!

Si perché sono pezzi vecchi ma riarrangiati nel modo con cui erano stati pensati quando li avevo scritti. Non erano così, erano un mettere delle pezze qua e là per dargli un inizio ed una fine. All’epoca più che pensare al suono, si pensava a suonare, ma eravamo giovani, c’erano ancora i capelli.

Cosa lega questi 4 brani di Lividi?

Un filo rosso costante perché sono 4 canzoni d’amore e ognuna rappresenta una “stagione”. Basta ascoltarli e si capisce: una è per l’innamoramento, un’altra per il consolidamento della storia, poi quella sul tradimento e poi, ovviamente, la fine di una storia.

E adesso che stagione è per il Fattore Rurale?

Io vorrei fosse sempre inverno ma però adesso è una stagione felice perché sembra che sia tutto a posto.

Quando mi è capito di dire qual è il genere del Fattore Rurale, mi esce “folk – rock – country – blues”, ma è del tutto esatto?

Potrebbe essere, diciamo che tentiamo di andare verso il country folk americano ma sarebbe, oltre che irrispettoso, anche poco credibile: lo hanno inventato loro ed è una cosa loro. Passiamo dal rock blues ai cantautori sempre di stampo americano, ma suonati “alla nostra” anche perché saremmo ridicoli a volerli fare in quel modo la. Poi il sound te lo dà la gente, tu fai quello che hai dentro. Come Vasco: lui cos’è? Un cantautore? è rock? è pop? ci sono dentro tante cose. Ad ognuno può piacere per una cosa o per un‘altra, ognuno lo legge e sceglie se gli piace oppure no. Speriamo di passare quello che siamo durante il live.

A proposito di live… il Melville!

Sarà già la terza volta per noi là, c’è un legame ed è un po’ casa nostra e questo detto anche da loro. È il bar di paese e non vedo sinceramente altro posto dove lanciare questo ep. Non solo il bar, ma anche la clientela fa il bar e allora è anche quello che ci porta là. Io ci passo quasi tutta la mia vita, o almeno quasi tutte le mattine. Da lì viene molto di quello che siamo, di quello che è la nostra storia e senza storia non c’è musica. Speriamo di fare bene perché si sa, in casa è sempre più difficile.
Ah, se si parla di Melville non si può non ringraziare l’unico vero manager, il Nico.

Questa era storia, a geografia invece come siamo messi?

Siamo sempre qui, tra Trebbia e via Emilia, dove dentro ci sono anche io. Sono posti che accomuniamo all’America, questi paesini sperduti dove ci sentiamo un po’ a casa. Questo ci finisce sempre dentro nelle nostre cose, poi il giorno che dopo tutti gli altri, sarò io quello scagliato dalla band, allora le cose cambieranno (ovviamente se prima non li faccio fuori tutti prima).

L’ep esce adesso, anche se è in caldo da tempo. Quale è stata la molla?

Intanto bisogna dire che eravamo quasi costretti perché era da tanto tempo lì e perché le cose nuove stanno cambiando sia come scrittura sia come sonorità, poi è stata decisivo l’incontro con Gabriele Gabi Finotti ed Orzorock Music. Li abbiamo trovato la fiducia e le scadenze che da soli magari non avremmo saputo scegliere. Poi è stato importante il discorso più largo di famiglia e non solo di etichetta e una tipologia di lavoro giusta per una uscita discografica.

Lividi

Appunto sul fatto che è da tanto tempo che sono lì, li senti ancora freschi?

No, a me questo ep (che trovate su Spotify andando sull'immagine sopra) non piace già più. Ascoltandole le avrei fatte diverse e tra un anno le farei diverse da come le farei oggi. Però è normale, senza questo si può anche smettere di suonare. Poi, io non so cosa pensano e sentono gli altri, però io il cambiamento rispetto a prima lo sento molto, una evoluzione nel suono e nella scrittura e anche questo se non c’è, si ferma tutto.

Perciò materiale nuovo già ce ne sarebbe?

Solo a Pasqua ho scritto 7 pezzi nuovi. Il mio intento è fare uscire un album dove si va a comporre il trittico che inizia con Lividi, ossia dopo l’amore arriva la morte e desolazione. Io di mio sono molto prolifico, poi il fatto che anche gli altri hanno capito esattamente quello che volevo che uscisse dai pezzi, ha reso tutto ancora più facile. Ci vuole tempo per portare il proprio mondo all’interno di qualcun altro, ma con il tempo, con le prove, si è arrivato ad una unione di intenti. Tutto questo non è facile, loro mi hanno supportato molto e credetemi, non è facile per nessuno.

C’è un nome di cui non abbiamo ancora parlato ma so che è molto importante: Ricky Ferranti.

Ti dico soltanto che la notte passata ho scritto un pezzo per lui. È il mio maestro che oltre ad insegnarmi la musica mi insegna a rapportarmi, mi insegna a vivere, e arrivare dopo di lui al Melville è molto importante. Lui è uno di quelli che pensa veramente alla musica e io penso di essere come lui.

È uscito anche il primo video, è quello di Sei bugiarda. Cosa possiamo dire?

Mah, che rappresenta il tradimento, che è stato girato da Leonte Vlad e recitato da Caterina Botteri. Lui è stato molto professionale perché nonostante sia stato un lavoro fatto in fretta e furia, Leonte ci aveva detto che sarebbe uscito bene ed in tempo, e così è stato. Sulla storia non dico niente, perché vogliamo che venga interpretata, come le canzoni.

Registrazione?

All’Elfo. Un bel risultato anche se come detto io lo rifarei diverso tutte le volte, ma forse è un problema mio sul nascere. Anche lì siamo molto legati e come sempre sono stati molto bravi come tempistiche e pazienza. Fortunatamente abbiamo avuto delle persone da parte che si sono fidate del nostro lavoro.

Torniamo sul suono. Influenze di oggi ce ne sono?

Io ci provo ma non ce la faccio. È un mio limite. Direi Colter Wall o Cody Jinkcs, un po’ li ho scoperti e li ho ascoltati ma poi torno sui vecchi. Ad esempio, di oggi i Greta Van Fleet mi fanno vomitare. Magari sbaglio io ma non riesco ad andare oltre alcune cose.

E qualcosa che personalmente ti porta fuori di casa per ascoltare un live “da noi”?

Uno che mi ha impressionato è stato Pisotti. Anche se è anni lontano da me, e anche come genere, mi ha colpito, riesce con le sue canzoni a riportarmi alle sensazione che avevo io alla sua età e per questo è bravo. Poi sono stato impressionato dagli Zebra Fink l’ultima volta che gli ho sentiti e gliel’ho detto di persona. Anche i Kabirya e gli Oh Lazarus, loro si.

In chiusura?

Un ringraziamento a Mirko Dadomo, che sul cd è citato come “big” ma per me è “il nero”. Sicario della fotografia, bravo e professionale. Poi ovviamente anche alla Piera (Veronika Catena. Ndr) perché la foto di copertina è la sua.

P.s.: vi ho omesso che ogni 3 domande sottolineava la necessità di smettere di fumare. Il sottoscritto non lo avrebbe messo, ma per evitare possibili ritorsioni, l’ho scritto qua.