Doctor Wood

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Sembrerebbe proprio che Max, Silvia e io non c’azzecchiamo un accidente l’uno con l’altro: uno è nato dieci anni prima di me e l’altra dieci anni dopo, uno a Cremona e l’altra a Piacenza (ma prima che diventasse una collega manco sapevo chi fosse). Vite diverse, situazioni lontane. Alla fine degli anni ’80 ho conosciuto il Max tramite un amico comune: eravamo un quintetto in tour nel soggiorno dei miei; allora ci si provava con gli standard jazz, bei momenti, molestavo il pianoforte e avevo un vicinato d’eccezione. Nel frattempo quella là chissà dov’era: probabilmente già in giro a far danni (siamo tranquilli, è tutto prescritto!). Poi la laurea, l’anno a Londra… per Max la famiglia, il lavoro e come capita in questi casi ci si è persi del tutto di vista… per una ventina d’anni. Eh, sì: proprio venti! Intanto pare che quella là si dedicasse addirittura alla politica in qualche regime sudamericano. :) Nel 2008 nei corridoi del palazzaccio incontro sta ragazzotta rugbista, metallara e moto-simbiotica che ha appena iniziato a suonare il basso; ahppperò! Che spinta psicologica sta qua; se mi mette le mani addosso mi ammazza! Nell'autunno 2009 Iniziamo a suonare un po’ di rock classico con i vecchi amici Betty Blue e Billy Biolchi, lei ha una vitalità incredibile e una rapidità d’apprendimento notevole. Frequentiamo i luoghi della musica live, specialmente il Milestone: ed ero proprio lì con lei quando nel maggio 2010, dopo quei famosi vent’anni, io e il Max ci ritroviamo per puro caso: che risate! Però, che strano; non ci azzeccheremo per nulla noi tre ma ci si capisce al volo. Tanto che, guarda caso, sei mesi dopo ci ritroviamo in una sala prove a vedere cosa combiniamo. Intanto scopriamo una bella affinità di gusti musicali: a noi ci piace o’ blues ma quello più moderno, con buona pace dei puristi; ci sono tanti gruppi eccellenti che riprendono gli standard del blues classico (che pure abbiamo amato); a noi, invece, intrigano certi personaggi delle generazioni più recenti che si sforzano di andare oltre Hoochie Coochie Man o Sweet Home Chicago, come Robben Ford, Matt Schofield, John Mayer, Joe Bonamassa, Keb Mo; e anche il Texas ha un grande fascino: Stevie Ray Vaughan, Buddy Whittington, Coco Montoya. Insomma, il blues è pur sempre la base: aggiungere un po’ di funk, soul, jazz, rock... agitare (ma non mescolare) e il modern blues è bello e servito. Ahah! Quello che conta, però, è “dentro legna!”, il fortissimo affiatamento personale che ci lega nella vita di ogni giorno e salta fuori nell’intenzione del nostro sound: è quel buttarci dentro un genuino entusiasmo che ci trasmettiamo l’un l’altro, sia nella minuscola sala del bar di periferia, sia sul grande palco della rassegna o del club famoso. Vabbè, torniamo a bomba: nel febbraio 2011 esordiamo in seno agli eventi collaterali del Festival di Sanremo: mica all’Ariston, eh, non fraintendiamo; in una piazza poco distante dove piove a secchiate (ma un bimbo col gelato e la sua mamma ci apprezzano tantissimo). Canta per noi l’amico e compagno di merende musicali Alessandro Maini (che prendiamo in prestito da “The Waiters”). Alessandro non ha tempo per star dietro alle nostre pazze idee; quindi, al microfono si avvicendano Massimo Canuti, Pietro Perrotta ed Enrico Divenanzio: in contemporanea, nell’autunno 2011 prende il via la collaborazione con un personaggio davvero eccezionale, il mitico Ronnie Jones; ma questa è un’altra vicenda a cui abbiamo dedicato un capitolo a parte. Restiamo, allora, in tema di microfoni: nella primavera 2012 capita che a una delle mitiche rassegne valtidonesi (Seminò, primo maggio) il cantante non arriva per un malinteso: quella là, ovviamente, cosa fa? Mi caccia un microfono in gola e mi dice: "canti tu, punto!". Meglio non reagire. Va bene, canto io, che bello (si fa per dire!)! Mai cantato in vita mia, mai avuto ambizioni canore, ho già il mio daffare a suonare la chitarra! Risultato? Mah, niente di che... forse ci sta? La situazione si verifica di nuovo al Memo Restaurant a Milano. Tagliamo corto: proviamo a uscire in trio e vado avanti con il microfono in gola; cosa succederà? Boh! Vediamo! Mica facile....però in trio c'è da divertirsi un sacco... :-) Bene, siamo arrivati in fondo alla storiella e allora mi viene da concludere così: tranquilli, non abbiamo mica inventato niente nella musica contemporanea, non faremo decine di dischi, non vinceremo premi e non verrà mai un produttore a proporci un contratto milionario; ci basta continuare ad esibirci nei peggiori bar di Caracas e, possibilmente, trasmettere un po’ del nostro entusiasmo a chi ci verrà ad ascoltare; in due parole, insomma: “dentro legna!” ovvero, in inglese con libera traduzione: “Doctor Wood”! :-) Stefano

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