
Federico Faggin a Ponte dell’Olio
Grande successo per l’appuntamento conclusivo di Sabato 31 Ottobre con Schegge di Storia Festival
Un Palazzetto dello Sport gremito ha accolto sabato sera Federico Faggin, protagonista dell’incontro “Oltre l’invisibile”, una conversazione che ha attraversato scienza, tecnologia, coscienza e ricerca interiore.
A dialogare con il fisico e inventore, moderando la serata, è stato il vicesindaco di Ponte dell’Olio Fabio Callegari, che ha accompagnato il pubblico in un percorso tra le tappe di una straordinaria esperienza professionale e le domande che, da oltre trent’anni, orientano la ricerca personale di Faggin.
Dalla realizzazione del primo microprocessore alla riflessione sulla natura della coscienza, il racconto di Faggin ha restituito il profilo di uno scienziato che ha contribuito a trasformare il mondo contemporaneo e che, a un certo punto della propria vita, ha scelto di interrogarsi sui limiti di una visione della realtà fondata esclusivamente sulla materia.
Faggin ha ripercorso gli anni della sua esperienza in Intel, dove attese nove mesi prima di ottenere l’incarico che gli avrebbe permesso di sviluppare il primo microprocessore al mondo. Un progetto destinato a segnare una svolta nella storia dell’informatica e che, come ha ricordato, continua ancora oggi a essere prodotto.
Dopo quella stagione, la scelta di fondare una propria azienda, per poter proseguire il lavoro di innovazione e mantenere un vantaggio tecnologico.
Un percorso nel quale la responsabilità personale ha avuto un ruolo centrale: «Quando le cose non andavano bene, la colpa era mia».

Negli anni Ottanta, accanto alla ricerca tecnologica, si è fatta strada una nuova domanda: che cosa rende possibile la coscienza? Un interrogativo che ha assunto un significato decisivo dopo un’esperienza vissuta durante le vacanze natalizie del 1990, che Faggin ha descritto come un momento di profonda trasformazione, caratterizzato da una percezione di energia, luce, amore e pace, nella quale la distinzione tra osservatore e osservato sembrava dissolversi.
«Per la prima volta in vita mia ho provato pace: mi sono sentito a casa, nel senso di chi sono». Da quell’esperienza è iniziato un percorso di ricerca che dura da oltre vent’anni, al quale Faggin ha dedicato una parte significativa del proprio tempo.
Una ricerca che lo ha portato a mettere in discussione il paradigma materialista e a elaborare una teoria nella quale coscienza e libero arbitrio non sono semplici prodotti della materia, ma elementi fondamentali della realtà. Una prospettiva che, come ha precisato nel corso della serata, richiede di distinguere tra ciò che può essere indagato attraverso gli strumenti della scienza e ciò che necessita anche di un’esperienza diretta.
Nel dialogo è emersa anche la differenza tra coscienza e autocoscienza, così come il tema dell’amore, inteso non soltanto come sentimento, ma come principio di relazione e comprensione: «L’amore è l’essenza della comprensione di sé».
Una riflessione che ha aperto anche una parentesi sull’intelligenza artificiale e sulla necessità di non confondere la capacità di elaborare informazioni con l’esperienza soggettiva della coscienza.

«Avere l’opportunità di ascoltare una figura come Federico Faggin significa aprire uno spazio di confronto su questioni che riguardano tutti noi: il rapporto tra conoscenza e responsabilità, tra progresso tecnologico e dimensione umana», ha dichiarato il vicesindaco Fabio Callegari.
«La sua testimonianza ci invita a non fermarci alle risposte più immediate, ma a coltivare il dubbio, la curiosità e la capacità di guardare la realtà da prospettive differenti. È questo il valore di occasioni di incontro capaci di mettere in dialogo esperienze e visioni del mondo».
Con questo appuntamento si è conclusa la terza edizione del Val Nure e Chero Festival – Schegge di Storia, la rassegna organizzata da Fedro con il sostegno della Fondazione di Piacenza e Vigevano e della Regione Emilia-Romagna. Un progetto che ha fatto della collaborazione tra i nove Comuni del territorio il proprio elemento distintivo, costruendo un calendario di incontri e iniziative capaci di portare la cultura nei luoghi delle comunità e di trasformarla in un’occasione concreta di partecipazione, confronto e crescita collettiva.
«La grande partecipazione di questa sera, che conclude la terza edizione del Val Nure e Chero Festival, conferma quanto sia importante continuare a investire in occasioni culturali diffuse, capaci di coinvolgere le comunità e mettere in relazione i territori», ha aggiunto Davide Rossi, presidente di Fedro Cooperativa.
«La collaborazione tra i nove Comuni è il cuore di questo progetto: una rete che consente di costruire un programma condiviso e di portare nelle diverse realtà del territorio voci, esperienze e prospettive di valore.
La conclusione di questa edizione è anche il punto di partenza del lavoro per la prossima: siamo già impegnati a progettare il nuovo percorso, con l’obiettivo di consolidare ulteriormente il legame tra cultura e territorio e fare della partecipazione e del dialogo strumenti di crescita collettiva».
In chiusura, Faggin ha riportato il discorso alla dimensione individuale, invitando a spostare l’attenzione dalla necessità di avere ragione alla possibilità di conoscere davvero se stessi.

Perché, nella prospettiva da lui maturata, la comprensione del mondo non può prescindere dalla comprensione della propria interiorità.
È da questo invito a superare i confini di ciò che conosciamo e a interrogarci sulla natura più profonda dell’esistenza che ha preso forma il dialogo con il pubblico.
Un percorso che, riprendendo il titolo dell’incontro e del suo ultimo libro, ci invita a guardare «Oltre l’invisibile», là dove la ricerca scientifica incontra le grandi domande sull’essere umano e sulla realtà.








