“Jazz, So What?”: Il Piacenza Jazz Fest 2026 si presenta
Un ricco calendario di appuntamenti tra ascolto, territorio e nuove visioni.
Con il titolo “Jazz, so what?”, il Piacenza Jazz Fest 2026 rilancia con forza la propria identità e il proprio sguardo sul presente.
Un titolo che è insieme domanda, provocazione e dichiarazione d’intenti: il festival sceglie ancora una volta il linguaggio libero, curioso e in continuo movimento del jazz per interrogare il nostro tempo, invitando pubblico e artisti all’ascolto, all’apertura e alla sorpresa, nello spirito autentico dell’improvvisazione.
Anche nel 2026 il Piacenza Jazz Fest conferma la propria vocazione a portare sul territorio una proposta artistica di alto profilo, capace di coniugare grandi protagonisti della scena jazz nazionale e internazionale con progetti originali, nuove visioni e dialoghi tra tradizione e contemporaneità.
Un festival diffuso, che attraversa luoghi simbolici della città e della provincia, consolidando il proprio ruolo di riferimento culturale per Piacenza e per un pubblico sempre più ampio.
Il Piacenza Jazz Fest è reso possibile grazie al sostegno fondamentale della Fondazione di Piacenza e Vigevano, ai contributi della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Piacenza, della Fondazione Ronconi-Prati, del FNVS – Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo e della Banca di Piacenza, oltre al prezioso supporto di sponsor privati che condividono e sostengono il progetto.
Elemento centrale del festival resta il suo forte radicamento nel territorio, costruito attraverso un dialogo costante tra musica, formazione, comunità e spazi della città, grazie a collaborazioni consolidate con enti e istituzioni culturali locali.
Un lavoro quotidiano di rete che rende il Piacenza Jazz Fest non solo una rassegna di concerti, ma un progetto culturale vivo e partecipato.
“Jazz, so what?” non è soltanto un titolo, ma una visione: il Piacenza Jazz Fest 2026 si propone ancora una volta come luogo di incontro, scoperta e condivisione, dove il jazz continua a essere una musica viva, necessaria e capace di parlare a pubblici diversi.
Per una panoramica completa del programma, delle collaborazioni e delle attività collaterali, si rimanda al sito ufficiale e alla brochure del festival.
Uno sguardo d’insieme sul cartellone
Jazz, so what? non è solo una domanda retorica, ma la chiave di lettura dell’intero cartellone del Piacenza Jazz Fest 2026: un invito a interrogarsi sul senso profondo del jazz oggi, sulle sue molteplici identità e sulla sua capacità di attraversare linguaggi, culture e generazioni, restando sempre vivo, necessario, contemporaneo.
La “divina” di questa edizione
Al centro della programmazione emerge una figura femminile di assoluto rilievo internazionale.
Il 14 marzo il Piacenza Jazz Fest accoglie Dianne Reeves, una delle voci più autorevoli e riconosciute del jazz mondiale, che si presenta in duo con il chitarrista Romero Lubambo: un incontro raffinato e potente, capace di esaltare l’essenza più pura dell’interplay, dell’interpretazione e della grande tradizione vocale jazz.
Saranno alla Sala degli Arazzi della Galleria Alberoni (via E. Parmense, 67 – Piacenza).
Il jazz internazionale tra presente e futuro
Il respiro internazionale del festival è chiaro già con il concerto inaugurale del 28 febbraio, affidato a Vincent Peirani e al suo quintetto con Living Being IV: Time Reflections, progetto che unisce jazz, elettronica, groove e scrittura contemporanea.
Il 5 marzo arriva uno dei pianisti più brillanti della scena statunitense, Sullivan Fortner, alla guida del suo trio in Southern Nights, mentre il 24 marzo il festival accoglie una delle voci emergenti più interessanti del panorama afroamericano, Tyreek McDole, con il suo quartetto.
Il 12 aprile, al Milestone Live Club, il pianoforte di Amaro Freitas chiude idealmente questo percorso con Y’Y’, un progetto che fonde radici brasiliane, spiritualità e visione globale.
Dialoghi, contaminazioni e nuove rotte
La programmazione 2026 si distingue anche per una forte attenzione ai dialoghi tra linguaggi e tradizioni oltre che confermare le fruttuose collaborazioni del Piacenza Jazz Club con varie realtà ed enti del territorio che contribuiscono ad arricchirne l’offerta.
Ne sono esempio il progetto Twelve Colours di Gianluigi Trovesi e Umberto Petrin (19 marzo), in dialogo con l’opera visiva Blue Archie Shepp di Romano Tagliaferri all’Università Cattolica (via E. Parmense, 74 – Piacenza), e Cantando Historias – omaggio a Ivan Lins (21 marzo), con la partecipazione speciale di Fabrizio Bosso, tra jazz e canzone brasiliana insieme ad alcuni docenti del Conservatorio “G. Nicolini”: la cantante Serena Ferrara e il pianista Andrea Rea.
Il 28 marzo al Teatro Sociale di Stradella Danilo Rea e Luciano Biondini presentano Cosa sono le nuvole, un viaggio poetico tra improvvisazione, cinema e memoria collettiva.
Il 18 aprile, nella suggestiva ex-Chiesa delle Benedettine, concessa dal Comune di Piacenza, Paolo Angeli e Redi Hasa tracciano nuove Rotte mediterranee, intrecciando sonorità arcaiche e contemporanee.
Tradizione, maestri e nuove generazioni
Il festival si apre il 5 febbraio con un concerto di anteprima a ingresso libero che vede protagonisti Gianni Coscia e Max De Aloe, tra standard jazz, canzoni italiane e racconti musicali.
Ampio spazio è dedicato anche ai giovani talenti: i vincitori del Concorso Bettinardi 2025 sono protagonisti di due appuntamenti (12 marzo e 24 aprile), confermando il Piacenza Jazz Fest come luogo di crescita, ascolto e valorizzazione delle nuove generazioni del jazz italiano.
Biglietti e abbonamenti
Il Piacenza Jazz Fest 2026 propone biglietti singoli a prezzo differenziato e un abbonamento a 5 concerti selezionati.
Sono previste numerose riduzioni per soci, studenti, giovani e over 65, oltre a ingressi agevolati per il pubblico under 25 in collaborazione con le istituzioni culturali del territorio.
Tutte le informazioni aggiornate su biglietti, abbonamenti, prevendite e riduzioni sono disponibili sul sito ufficiale www.piacenzajazzfest.it, scrivendo alla mail biglietti@piacenzajazzclub.it o chiamando uno dei seguenti numeri: 0523/579034 – 366/5373201.
Per restare aggiornati su tutti gli eventi e le iniziative del Piacenza Jazz Fest oltre al sito si consiglia di seguire i canali social dedicati su Facebook e Instagram.

Accanto al cartellone principale, il Piacenza Jazz Fest 2026 sviluppa come ogni anno L’Altro Festival: un progetto organico e trasversale che amplia il perimetro del festival e ne incarna in modo profondo il tema di questa edizione, “Jazz, so what?”. Un titolo che diventa chiave di lettura e dichiarazione di metodo: il jazz non come genere chiuso, ma come linguaggio vivo, capace di attraversare contesti, età, discipline e spazi diversi, ponendo domande più che offrire risposte preconfezionate.
L’Altro Festival è il luogo in cui il jazz esce dal palco tradizionale per incontrare la parola, il teatro, l’illustrazione, la danza, l’educazione, la dimensione urbana e quella comunitaria. Una costellazione di progetti che, pur nella loro varietà, condividono una visione comune: fare del jazz uno strumento di ascolto, relazione e partecipazione attiva, in grado di parlare a pubblici differenti e di generare esperienze culturali inclusive e durature.
A conferma arrivano le parole di Angelo Bardini, direttore artistico del Piacenza Jazz Fest e vera anima e motore di tutto il programma: «L’Altro Festival è forse il luogo in cui il Piacenza Jazz Fest mostra con più chiarezza la sua identità profonda.
Il jazz, per sua natura, è dialogo, ascolto, curiosità, capacità di mettersi in gioco: valori che da anni cerchiamo di trasmettere soprattutto attraverso il lavoro con le scuole e con i più giovani. “Jazz, so what?” significa proprio questo: non dare risposte definitive, ma offrire strumenti, stimoli, possibilità.
Credo fortemente che il jazz possa essere un linguaggio educativo straordinario, capace di parlare a tutti, di creare comunità e di lasciare tracce durature. È una responsabilità culturale, ma anche un atto di fiducia nel futuro.»
Grande attenzione è riservata alla dimensione educativa e formativa, cuore storico del Piacenza Jazz Fest, le cui iniziative sono riunite sotto il cappello de “Il Jazz A Scuola”. Attraverso spettacoli teatrali e musicali come Io quella volta lì avevo 25 anni (omaggio a Giorgio Gaber e Sandro Luporini), Un milione di rose.
Gianni Rodari e Sergio Endrigo, Un’ombra di jazz e Le fiabe del jazz, il festival costruisce percorsi che intrecciano musica, narrazione e immaginazione, rivolgendosi a bambini, studenti, insegnanti e famiglie.
Il jazz diventa così racconto, gioco, scoperta, strumento per educare all’ascolto e alla creatività fin dalla prima infanzia, anche grazie a progetti di formazione dedicati al personale scolastico.
Il dialogo con il territorio si estende oltre la città, coinvolgendo biblioteche, scuole e auditorium della provincia, con un’attenzione particolare alle aree meno centrali, in un’ottica di accessibilità culturale e diffusione capillare.
Allo stesso modo, iniziative come il Jazz Pedibus e i concerti pensati per gli studenti rafforzano il legame tra musica, spazio pubblico e quotidianità.
L’Altro Festival è anche luogo di incontro e socialità, attraverso le jam session del ciclo 7×7, i concerti swing in orario aperitivo, quest’anno tutti da ballare, al centro commerciale “Gotico”, gli eventi legati all’International Jazz Day e le iniziative che uniscono musica e ballo, come Lindy Hop in fiore, che l’anno scorso aveva riscosso un grande successo, nella piazza più bella della città di Piacenza, quella tra i due cavalli del Mochi.
Occasioni informali ma progettualmente coerenti, in cui il jazz torna a essere pratica collettiva, scambio, improvvisazione condivisa.
Non manca il dialogo con la riflessione critica e visiva: presentazioni di libri, incontri con autori, progetti di illustrazione e mostre trasformano il festival in uno spazio di pensiero, dove il jazz è raccontato, disegnato, discusso e reinterpretato.
Dalle mostre di illustrazione ai concorsi grafici, fino ai format di ascolto guidato come Spin & Speak, condotto dai due giovanissimi della commissione artistica “young”, il jazz viene esplorato come patrimonio culturale e come esperienza contemporanea.
In questa pluralità di linguaggi e formati, L’Altro Festival restituisce pienamente il senso di “Jazz, so what?”: una domanda che invita a superare confini, a rimettere in gioco le categorie, a considerare il jazz non solo come musica da ascoltare, ma come modo di stare nel mondo.
Un progetto che rafforza l’identità del Piacenza Jazz Fest come festival aperto, inclusivo e profondamente radicato nella comunità, capace di parlare a pubblici diversi e di costruire, attraverso il jazz, nuove forme di partecipazione culturale.

Il Piacenza Jazz Fest si conferma, anche nel 2026, non solo come un festival musicale, ma come un progetto culturale corale, costruito anno dopo anno attraverso una rete ampia e articolata di collaborazioni, sinergie e co-produzioni che coinvolgono istituzioni, enti culturali, scuole, università, associazioni, realtà artistiche e partner del territorio.
In questa rete articolata e dinamica di collaborazioni, un ruolo centrale è svolto dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, principale sostenitore del festival, non solo sul piano economico ma soprattutto sul piano valoriale e progettuale.
Una collaborazione solida e continuativa, che si fonda su una piena condivisione di visione: il jazz come linguaggio contemporaneo, strumento di crescita culturale, inclusione sociale e sviluppo del territorio.
Accanto alla Fondazione di Piacenza e Vigevano, il Piacenza Jazz Fest costruisce ogni anno nuove sinergie e consolida collaborazioni storiche con enti culturali, istituzioni formative, associazioni, spazi espositivi e realtà produttive, dando vita a un festival diffuso e partecipato.
Dalle co-produzioni con il Conservatorio “G. Nicolini”, l’Università Cattolica del Sacro Cuore, l’Opera Pia Alberoni, la Fondazione Tetracordo – Teatro Sociale di Stradella e Crossroads – Jazz Network, fino ai dialoghi con musei, biblioteche, librerie, scuole di danza, associazioni artistiche e creative, il Piacenza Jazz Fest si configura come un vero e proprio ecosistema culturale, capace di mettere in relazione linguaggi, pubblici e generazioni diversi.
L’Altro Festival e Il Jazz A Scuola: formazione, inclusione, appartenenza
All’interno di questa visione si colloca L’Altro Festival, e in particolare il progetto Il Jazz A Scuola, che rappresenta uno dei cuori pulsanti e più identitari del Piacenza Jazz Fest.
Un percorso educativo e culturale che trova il sostegno convinto di realtà che credono profondamente nel valore della formazione, dell’accesso alla cultura e della costruzione di comunità.
In questo ambito, oltre alla Fondazione di Piacenza e Vigevano, rivestono un ruolo fondamentale la Fondazione Ronconi-Prati, il Comune di Piacenza e la Banca di Piacenza, partner con i quali il Piacenza Jazz Club porta avanti da anni un lavoro continuativo e condiviso, orientato all’inclusione sociale, alla partecipazione attiva e al senso di appartenenza.
Grazie a questo sostegno, Il Jazz A Scuola può svilupparsi come un progetto capillare e strutturato, capace di raggiungere scuole di ogni ordine e grado, territori periferici e comunità diverse, intrecciando musica, narrazione, arti visive e pratiche educative innovative.
Il risultato è un festival che non si limita alla programmazione concertistica, ma che si afferma come presidio culturale permanente, capace di generare relazioni, stimolare creatività e formare un pubblico nuovo, consapevole e partecipe.
Fondamentale è anche il dialogo continuo con il tessuto produttivo e sociale, grazie al sostegno di sponsor, partner e media partner che condividono i valori del progetto e contribuiscono a renderlo sostenibile, accessibile e aperto a pubblici diversi.
Un sostegno che non si limita all’aspetto economico, ma si traduce in partecipazione attiva, visibilità, progettualità condivisa e attenzione all’impatto culturale e sociale del festival.
In questo intreccio di relazioni, il Piacenza Jazz Fest costruisce ogni anno una comunità temporanea ma intensa, in cui il jazz diventa occasione di incontro, crescita e scoperta.
Una rete viva, in continua evoluzione, che riflette pienamente lo spirito di Jazz, so what?: una domanda aperta, che trova senso proprio nella pluralità delle voci, delle esperienze e delle collaborazioni che danno forma al festival.









