RON canzoni e storie di una vita. Il concerto, foto e video

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RON

Per uno come me che oltre a quelle dei vari De Andrè, Dalla, De Gregori, Graziani, è cresciuto con le sue canzoni sempre sul giradischi, andare al suo concerto è come trovarsi, davanti ad birra fresca per parlare di storie passate e del futuro, con un amico col quale sono cresciuto insieme.

Ed è quanto è capitato nel concerto di Castel San Giovanni organizzato dal Val Tidone Festival, quasi che le mille persone accorse insieme a me ad ascoltarlo, non ci fossero e che il concerto-incontro fosse solo fra noi due.

Di cose da raccontare e di canzoni da cantare ne avevamo veramente tante.

Si, perchè ogni canzone cantata aveva una sua storia, sia mia che di Ron, fatta di emozioni, di incontri, di dediche, di personaggi.

Video: medley
(Non abbiam bisogno di parole; vorrei incontrarti tra cent’anni; Joe temerarrio)

Un racconto che ha sbobinato ben 50 anni di vita di Ron e 40 anni della mia: tanti sono gli anni che ho vissuto con le sue canzoni.

Un cuore narrante, quello di Ron, che senza eludere le mie aspettative, e quelle di tutto il pubblico, ha raccontato di sé, delle sue radici paesane, della sua passione per la musica, dei primi concorsi, del primo provino alla RCA dove incontra Renato Zero, ma soprattutto Lucio Dalla, suo primo mentore e poi grande amico col quale ha condiviso concerti incredibili (“mi sono trovato con lui, De Gregori in un tour fantastico come Banana Republic che è stato il ritornare a suonare dopo gli anni di piombo”

Per me uno svolgere il nastro di una vita, che incomincia con la canzone di apertura, “una città per cantare”, che nella mia memoria era sempre cantata assieme ad un altro mio artista del cuore, Jackson Browne con quel suo strascicare “hai davanti un altro viagio e una cità pe cantare”  si proprio senza doppie

E poi di seguito le foglie e il vento (… se guardi dentro gli occhi, devi stare attento, perchè c’è un mare in fondo agli occhi e puoi cascarci dentro…)

Per passare attraverso a il Gigante e la Bambina e Occhi di Ragazza (“Beh, era destinata a me” racconta Ron, “dovevo cantarla a Sanremo, ma la giuria pensò che non fosse adatta per il festival. Poi la cantò Gianni Morandi e divenne una delle sue canzoni più belle”), per approdare a Chissà se o sai, la mia preferita, la più bella. E non poteva che essere scritta a quattro mani insieme a Lucio Dalla perchè è la sintesi perfetta di due sensibilità gentili, argute e teneramente legate. Una canzone che mi mette i brividi ogni volta che la ascolto della quale ogni parola ha un significato , ogni strofa è evocativa di momenti e sensazioni.

Una canzone che mi riporta ad un altro tuo concerto, a Brescia, con Pino Daniele, De Gregori e Fiorella Mannoia e per lei hai cambiato una parola, dedicandogliela

Non esistono due occhi come i tuoi
così VERDI, così soli che
Se mi guardi e non li muovi
Diventan belli anche i miei…

Bellissima, una poesia!

Ma il tempo del concerto è lungo e c’è tempo per narrare com’è nata Piazza Grande: “per caso, sul ponte della nave, io, Lucio e altri cantanti al rientro da una tournée. Io Prendo la chitarra, accenno ad un giro. Lucio, assopito, si sveglia, ci mette mano anche lui, e in venti minuti, nasce la musica sulla quale Baldazzi e Bardotti han messo un testo magnifico…”

Oppure Attenti al lupo: “sono sempre stato molto legato a mia nonna. L’andavo a trovare spesso e, quando cominciavo a intravedere la sua casa mi colpiva il fatto che una finestra fosse più piccola delle altre. Poi vedevo lei, piccolina, che mi aspettava davanti alla porta. La canzone è nata lì, da questi particolari. Ma sapevo, sentivo, che non era adatta a me. L’ha cantata Lucio e ne ha fatto un capolavoro con la sua interpretazione”

Lucio Dalla sempre presente in questi racconti e nelle canzoni come FuturaCosa Sarà. Oppure nell’inedito di Dalla, Almeno pensami, che Baglioni chiese a Ron di cantare al Festival di Sanremo nel 2018

Fra tante canzoni, anche un po’ di spazio al nuovo con “sono un figlio” e soprattutto con l’ultima nata “Più di quanto ti ho amato” che sarà compresa nel prossimo album.

Da ultimo, Rosalino, vorrei ringraziarti per l’attenzione che mi hai riservato scegliendo con cura l’ultima canzone, quasi una dedica a me, Giovanni: Joe Temerario

Ron, Rosalino, finale migliore di questo concerto non potevi riservarmelo.

…Io, io sono un uomo, tutti mi chiamano Joe temerario
Faccio mille acrobazie con il mio aeroplano
a diecimila volte ho già toccato il cielo
perchè come un falco io
arrivo a tremila metri e poi mi butto giù in picchiata
ma che emozione ogni volta sfidare la vita
rotolando nel cielo sopra il mio aeroplano…

ron
Ensemble Symphony Orchestra

Alla prossima Ron, e, per piacere, porta con te i tuoi amici dell’Ensemble Symphony Orchestra, bravissimi!

Sono riusciti a rendere possibile, l’impossibile opera di rendere ancora più belle le tue canzoni con i preziosi arrangiamenti del maestro Giacomo Loprieno che li ha diretti

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