Simone Fornasari | Ecco “Che poi” tra l’oggi e il domani

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Simone Fornasari

Nuovo album per Simone Fornasari

Oggi torniamo su uno dei più conosciuti artisti piacentini, stiamo parlando di Simone Fornasari e del suo “Che poi. Come sempre su PMP cerchiamo da dare spazio in prima persona agli artisti e questa volta è ancora più vero.

Questo perché con i pezzi di Simone Fornasari e, come leggerete, nelle sue parole, si entra in una dimensione personale, che non tralascia nessun aspetto, da quelli più leggeri e quelli potremmo definire anche subconsci (anche se poi vengono a galla).

Le parole di Simone Fornasari

Per questo le parole di Simone, oltre a quelle racchiuse nei suoi testi, sono quelle più importanti per esplorare il suo “Che poi” e la sua musica di oggi.

L’ep si apre con un pezzo molto bello e molto intenso. Un brano che ha un significato, un senso ed una storia profonda. Ce la vuoi raccontare?

E’ una canzone che ho dedicato ad un amico testimone di giustizia, Ignazio Cutrò.
Ho avuto la fortuna di conoscere Ignazio grazie alla musica e da quel momento sono rimasto letteralmente folgorato dal suo essere “uomo”.
In un momento come questo, attraversato dalla paura costante di qualcosa che non conosciamo così bene, penso spesso a chi come lui ha scelto consapevolmente di vivere nella paura combattendo qualcosa che non dovrebbe nemmeno essere combattuto.
Ignazio è semplicemente un eroe per me.

Simone Fornasari chitarra in mano

Nel lancio del tuo precedente lavoro dicevi che era stato difficile unire quello che eri stato prima a quello che eri diventato. Oggi, dopo il nuovo album “Che poi”, racconti di un Simone di nuovo in cambiamento?

Sono sempre in cambiamento a tal punto da far fatica a starmi dietro…e non è poi così positivo! Negli anni scorsi ho avuto la fortuna di vivere cose bellissime e indimenticabili.
Credo però che ogni viaggio, pur speciale che sia, debba avere un inizio e una fine.
Solo in questo modo le nuove tappe riusciranno a trasmetterti ancora quell’energia così forte.

Simone Fornasari in bus

Di conseguenza ho scelto di rallentare e fermarmi, dovevo farlo. Non è stato semplice ma era necessario. Non amo il concetto del “ricomincio da qui” anche perché sono sempre stato un convinto sostenitore del fatto che oggi non siamo quelli di ieri e che domani non saremo quelli di oggi!

Ecco, “che poi” rappresenta la fine di un percorso e traccia l’inizio di un nuovo viaggio.
La situazione che stiamo vivendo ha stravolto ogni piano e ogni logica pertanto continuo a scrivere e sto già mettendo le basi per un nuovo lavoro discografico in attesa di poter tornare a raccontare le mie canzoni nella dimensione più sincera, quella della musica dal vivo.

Sempre partendo dal lavoro precedente, vediamo che le grafiche degli ultimi due album, sono molto simili. Quasi a completare, adagio adagio, un puzzle. Non crediamo sia un caso…

Esattamente. La copertina di questo ep, così come quella dell’album precedente e dell’ultimo singolo uscito nelle scorse settimane e dei due album precedenti, sono frutto dell’artista Isabella Genovese di Wonderland Studio. Isabella ha una sensibilità così forte da riuscire a raccontare ogni cosa attraverso la sua genialità artistica: ha vestito queste canzoni nel modo più sincero. Ogni copertina, è un’opera d’arte che conservo gelosamente in originale e non escludo, in un prossimo futuro, di esibirmi live all’interno di una mostra circondato dalle sue opere.

Tu stesso scrivi che questo lavoro parla anche del rincorrere il tempo, della velocità a cui ci siamo abituati. Cosa senti che ci stia portando via questa epoca di web e social?

Ci sta dando (apparentemente) tutto ma, allo stesso tempo, ce lo sta togliendo.
Mi affascina un sacco questa dimensione ma mi fa altrettanta paura. Credo che la più grande possibilità di poter vivere “liberi” stia nella consapevolezza di voler rallentare questa corsa. Credo che la più grande possibilità di poter vivere “liberi” stia nella consapevolezza di voler rallentare questa corsa.

Simone Fornasari
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Non possiamo non chiederti qualcosa su chi ti ha accompagnato in questo nuovo lavoro: Giancarlo Boselli.

Giancarlo è prima un complice e poi il produttore.
Devo tanto a lui, ai suoi consigli e all’essermi sempre stato vicino anche quando ero io a non stare vicino a me stesso.
In questo nuovo viaggio abbiamo lavorato a quattro mani partendo dallo sviluppo delle idee fino alla scrittura definitiva dei pezzi.
Scrivere e collaborare con un professionista del suo calibro è un privilegio.

Torno a bomba sul discorso “tempi moderni”. Viviamo nel mondo dei like e degli stream, tu quanto segui i numeri che coinvolgono il tuo lavoro di artista? In soldoni: quanto ti fai trascinare ad esempio dal numero di ascolti che leggi su Spotify dei tuoi brani?

Vorrei poterti rispondere che non me ne frega un cazzo ma sarei un bugiardo.
Scrivo canzoni per necessità e sapere che questo bisogno puo’ essere condiviso con altre anime mi fa sentire meno solo e mi fa sorridere il cuore.

Che poi si chiude con L’unico senso. Un unico senso che ti trascina. Ma tu, hai capito dove ti sta portando?

Ho dedicato questa canzone al mio più fedele compagno di vita: il senso di colpa.
Senza alcuna presunzione mi ritengo un vero professionista dei sensi di colpa e scrivere un pezzo così è stato talmente doloroso quanto liberatorio per me.
Sinceramente non ho una meta definita se non la necessità di continuare a viaggiare, anche quando sono sul divano.