Wildwood Flower: Erica Opizzi si racconta con il suo album

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“Wildwood Flower”, il primo lavoro di Erica Opizzi,  è un album che nasce come gesto di riconoscenza per quella musica che Erica ha sempre preso come punto di riferimento: il folk.
Parliamo della musica folk scozzese ma anche di quella che si è radicata negli States e che rappresenta un genere musicale che trae linfa vitale dalle storie delle persone. Una musica che è diventata quindi strumento di espressioni di protesta e di denuncia ma anche come espediente per spiegare l’animo umano attraverso le varie  sfaccettature, comprese quelle più intime e personali. Musica, quindi,  dalle grandi caratteristiche sociali, ambientali e anche politiche.
Ed è proprio in “Wildwood Flower” che  Erica ci racconta quindi il suo percorso musicale, nel quale lei è prima attrice… scusate musicista! Nel disco troviamo ben 16 tracce musicali: 13 sono rivisitazioni/cover di quelle canzoni che Erica ha sempre considerato importanti per la sua crescita musicale e personale, mentre le ultime 3, sono sue composizioni originali.

Erica con le sue canzoni ci accompagna in un percorso intimo e personale:  questa intervista ci dà l’opportunità di seguirla, in questo viaggio.

Erica, come è nato questo “WildWood Flowers”?

Da molti anni suono con la mia chitarra in locali, feste o altre situazioni portando sul palco la musica che più di altre ha caratterizzato la mia vita, quella che ha lasciato un’impronta importante nella mia formazione musicale ma anche, perchè no, in quella personale: il folk. Inteso  nella sua interezza e complessità, da quello originario delle contrade scozzesi  a quello americano. E’ un genere musicale nato dalla necessità degli uomini di raccontare la vita nelle sue varie sfaccettature e che descrive l’impegno civile e sociale, ma anche l’attenzione verso la natura. Questa musica, dal momento che è entrata nella mia vita, è riuscita a far risuonare le corde della mia sensibilità oltre a quelle della mia chitarra! Da diversi anni scrivo anche mie canzoni ma il mio primo lavoro volevo fosse un trait-d’union, un incontro  tra le mie radici musicali e la musica da me scritta.

Quindi possiamo dire che questo disco è come un ringraziamento alla tua musica preferita?

[[{“type”:”media”,”view_mode”:”media_large”,”fid”:”1818″,”attributes”:{“alt”:””,”class”:”media-image”,”height”:”176″,”style”:”float: left; margin: 5px;”,”typeof”:”foaf:Image”,”width”:”319″}}]]In qualche modo sì! Nel disco ci sono 16 tracce di cui 13 sono mie rielaborazioni di pezzi tradizionali, come ad esempio  le ballate folk  “Shady grove o “I’m on my way”, oppure “Evangeline” di Robbie Robertson chitarrista di “The Band” (il gruppo che accompagnò Bob Dylan per molti anni) e ci sono anche tre pezzi miei: “You steal all my dream” (che potete ascoltare cliccando QUI o sulla foto), Triulza” e “My Home”.

Wildwood Flower è particolare anche per il modo in cui è stato registrato…

E’ un disco in “presa diretta”! Marco Taglio, il patron dell’etichetta che lo ha prodotto – la Open Reel Records – voleva che si avvicinasse il più possibile al suono, possiamo dire, arcaico e naturale, delle prime registrazioni. Un Album in cui si percepissero gli umori della gente della strada e dei locali dove queste ballate erano rappresentate. Pensa che inizialmente voleva far uscire il disco addirittura in bobina! Alla fine ha optato per il Cd ma la registrazione è stata molto particolare.

E allora raccontacela!

Le registrazioni sono durate due giorni. In uno abbiamo registrato le canzoni in cui sono presenti tutti i musicisti. Siamo andati sul palco della sala concerti del Conservatorio Nicolini, e abbiamo registrato le canzoni come se fosse un live. Tutti gli strumenti sono stati registrati contemporaneamente come in un un concerto. Nessuna sovraincisione, nessuno strumento registrato singolarmente. Per i pezzi invece in cui appare solo la chitarra, ci siamo spostati in una chiesa a Palazzo Pignano in provincia di Cremona.

Nel disco sono presenti tantissimi musicisti

Nella mia vita ho avuto l’onore di conoscere tanti musicisti davvero fantastici e riconosciuti come veri talenti. Alcuni di questi hanno accettato l’invito di suonare in questo disco. Li vorrei citare tutti: Stefano Bertolotti (Batteria), Laura Amodeo (piano), Giorgio Ratto (Flauto), Giuseppe “Joe” Barreca (double bass), Michele Bassanese (old time banjo), Roberto Nazari (hammond), Fabrizio Poggi (armonica), Antonio Amodeo (chitarra classica e acustica 6 e 12 corde), Riccardo Maccabruni (accordion), Massimiliano “Max” Malavasi (percussioni), Dino Barbè (blue grass banjo) e Giulio Baravelli (basso).

 

Il disco (che si può acquistare da Alphaville in piazzetta Tempio a Piacenza o nei vari concerti di Erica) è corredato di un ricco libretto nel quale sono descritte tutte le canzoni e i musicisti sopra elencati.  Prossimamente potremo sentire Erica in vari concerti… ma ci ha anticipato che sta già lavorando al suo nuovo progetto!