Ale Rocca | “69” è il nuovo arrivo sulla scena piacentina

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Ale Rocca

Nuovo arrivo pop nel nostro panorama musicale: si chiama Ale Rocca e noi ve lo facciamo conoscere

Si continua a muovere la musica a Piacenza e lo fa anche tramite new entry che danno una rinfrescata con suoni in linea con i tempi e con le produzioni che sentiamo tutti i giorni in radio e sui digital store. Senza allungare il mistero (ma tanto il nome era già nel titolo!), lui è Ale Rocca, una nuova giovane voce (e penna) della nostra città.

Tra lockdown e studio di registrazione: Ale Rocca e la sua “69”

Ale Rocca è un giovanissimo ragazzo di Piacenza che da poco ha deciso di mettere in pubblica piazza le sue produzioni, e la prima è “69”. Lo abbiamo conosciuto meglio per presentarvelo e per conoscerlo meglio anche noi. Ecco cosa gli abbiamo chiesto per questa sua prima uscita.

Intanto, dato che è la prima volta che parliamo di te, se ci fai una tua breve descrizione!

Ciao! Sono Alessandro, classe 2000 e sono di Piacenza. Studio Farmacia a Parma però momentaneamente sto aspettando l’esito del test di odontoiatria…speriamo bene

Legandoci a sopra, da quanto tempo fai musica?

La musica mi ha sempre accompagnato, fin da quando ero piccolo. È mia madre che mi ha trasmesso questa passione, al punto da convincermi a frequentare l’indirizzo musicale tenuto dalla mia scuola media. È da lì che incomincio a suonare il pianoforte, proseguendo gli studi per altri tre anni al Conservatorio (nel frattempo frequentavo il Liceo Gioia Scientifico). Mi sono avvicinato anche alla chitarra quando, il giorno del mio tredicesimo compleanno, mio zio Andrea Rocca. che si è occupato di mix e master di 69, mi regalò la sua chitarra acustica Gibson. La musica è quella “sostanza” di cui non riesco farne a meno, è un concetto che a parole non puoi descrivere.

Ale Rocca in posa
Ale Rocca

Arriviamo, al brano, 69, da cosa nasce? e poi, è il primo di una serie che hai in cantiere?

La quarantena ha spinto me e altri miei amici a scrivere canzoni, per puro divertimento. 69 era una di queste. Il fatto è che volevo tenermela solo per me. La sento mia, è una canzone intima. Solo che un giorno andai in Dancetool a registrare una cover di una canzone col mio amico Paolo Mancin (che saluto!). Questo evento mi spinse a registrare il mio primo singolo e a far assaggiare a chi mi sta intorno una fetta della mia intimità. In quarantena, oltre a 69, ho scritto altre canzoni che non vedo l’ora di registrare e, perché no, a questo punto, ce la metterò tutta per rilasciare un EP! Voglio far sentire alla gente della mia città un suono, un genere che, a mio parere, manca.

Come ci hai detto insieme a te c’è Dancetool, come è stato il lavoro in sede di prove e registrazione?

Un’esperienza unica! Affascinante oserei dire. Per me c’è sempre stato il mito dello studio di registrazione, l’ho sempre visto come un luogo felice, dove ti alieni totalmente dal resto, e così è stato. Super intesa e collaborazione con Andrea, tanta professionalità ma al tempo stesso tanto divertimento. Un mega grazie va soprattutto a Simone Cutrì, è lui che ha reso possibile la pubblicazione di 69 su tutte le piattaforme streaming. Che dire, una volta che sei in studio, in contatto diretto con la musica e con tutto ciò che le appartiene, stai davvero troppo bene.

Dalle foto su Instagram vediamo anche macchine da presa, c’è in ballo anche un video?

Diciamo che con il video c’è stato un cambio di programma però, con l’aiuto di Sebastian Paderi (è suo il reparto grafico della copertina), ci stiamo lavorando su e non vediamo l’ora di farlo uscire!

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