Antonella Ruggiero: al Val Tidone Festival sarà un concerto unico!

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E’ una voce calda, accogliente, sicura, quella di Antonella Ruggiero nella nostra intervista. Esattamente la voce che ti aspetti da una cantante che ha lasciato, e sta lasciando, un segno importante nella storia della canzone italiana.
Una voce suadente e decisa, che sappiamo essere capace di grande pathos anche durante gli acuti mozzafiato che sono il suo “marchio di fabbrica”. Alcune delle sue canzoni ci accompagnano ancora anche se rappresentano un pezzo della sua carriera artistica di cui, come lei stessa ci racconta “mi sono liberata”.
Proprio così, Antonella Ruggiero ha percorso gli ultimi 40 anni della storia musicale italiana, ma mai nello stesso solco. Chi si ostina a ricordarla sempre nelle vesti di cantante dei “Matia Bazar”, a cui lei ha contribuito a dare nome e fama, (ricordiamo che ha iniziato la sua carriera con lo pseudonimo di “Matia” da cui ha preso il nome il gruppo), si perde le innumerevoli sfaccettature che invece sono proprie di una cantante che ha saputo chiudere senza indugi o ripensamenti una pagina della propria carriera artistica, per sperimentare tantissimi altri progetti: dalla musica lirica, alla musica sacra, dai cori alpini al jazz, dalla musica elettronica al fado portoghese al tango. 

Antonella, che concerto ci dovremo aspettare a Pecorara nel Val Tidone Festival?
Al Val Tidone Festival suonerò insieme ad un musicista incredibile, Mark Harris, che mi accompagnerà al pianoforte. (Video Antonella Ruggiero e Mark Harris @ Concerto per l’Abruzzo) Ho detto accompagnerà ma non è detto che in molti frangenti, non sia lui a guidarmi e indicarmi la direzione verso la quale portare il concerto. Io e Mark (che ha suonato per tantissimi altri musicisti fra i quali Fabrizio De André, Giorgio Gaber, Mia Martini, Pino Daniele, Roberto Vecchioni oltre a tanti altri) suoniamo insieme da oltre 10 anni. Ci conosciamo quindi a meraviglia e vi assicuro che i nostri concerti sono sempre diversi. Lasciamo ampio margine all’improvvisazione. Certo proporremo anche brani del mio repertorio personale, sia vecchio che recente, ma non pianifichiamo mai troppo la nostra esibizione.

Il Val Tidone Festival non coinvolge grandi città ma, al contrario, si sviluppa in piccoli paesi di provincia: cosa si prova a suonare in minuscole piazze?
Questi concerti per me rappresentano una delle grandi ricchezze del nostro paese. Solo qui si riesce a materializzare quella fantastica alchimia che si crea quando si abbina la suggestione di un borgo con il trasporto della musica. Si crea quella particolare intimità che rende davvero unica e irripetibile l’esibizione.

La sua carriera è legata al Festival di Sanremo. Qual è il rapporto che la lega a questo Festival? 
Sono rimasta stupita e impressionata la prima volta. Poi ho capito come funziona, come cambia negli anni. Non l’ho mai mitizzato, perché rispetto ad altri festival a livello europeo questo non è poi tanto grande, ma non l’ho neanche mai snobbato perché, comunque, è la vetrina più importante che noi cantanti abbiamo per far conoscere i nostri nuovi progetti musicali al pubblico italiano

Però Antonella Ruggiero ha saputo evolvere verso tante altre sfaccettature musicali.
Penso che il lavoro meraviglioso del musicista diventerebbe presto  monotono se lo si rinchiudesse dentro a dei cliché fissi nel tempo. Mettere inventiva, creare collaborazioni, non aver paura anche di chiudere delle porte alle spalle, sono per me caratteristiche essenziali. Per me è stato anche importante aver vissuto in una famiglia che mi ha nutrita di musica  fin da bambina. Certo è che dei tempi  passati, dei quali posso dire di essermi  liberata, rimangono le canzoni  che canto ancora con piacere, riarrangiati e suonati, di volta in volta, in maniera differente. Ma in questi ultimi anni c’è stato proprio il gusto della scoperta che mi ha portata a cantare cose meravigliose, provenienti da luoghi lontani o da epoche diverse.

Ci racconti allora di quello che porta con più passione nel cuore.
L’aver partecipato a due opere liriche 
contemporanee per me è stata un’emozione unica. La prima è “Medea” ispirata all’omonima tragedia di Euripide, con musiche di Adriano Guarnieri. La seconda “la Pietra di Diaspro”, scritta e musicata sempre Adriano Guarnieri, opera molto particolare perché le sue arie fredde e gelide riescono ad esprimere una grande passione.

Uno sguardo al futuro, quali sogni racchiude nel cassetto?
Devo dire che il cassetto è sempre aperto e a mano a mano tiro fuori qualcosa che per me è prezioso. Bellissimo per me è stato poter cantare le musiche sacre in alcune Basiliche  sulle note degli organi antichi che esse racchiudono… è davvero emozionante! 
Molto soddisfacente è stato anche poter portare a termine un progetto, iniziato diversi anni fa, in collaborazione con ConiglioViola: “Concerto senza titolo” è lo spettacolo che ho allestito con loro. Questo spettacolo si è tradotto ultimamente in un disco e un opera videoart dal titolo “Requiem Elettronico” nel quale si cerca di approfondire e indagare poeticamente sulla collisione tra cultura pop e il tema della morte e rendere evidente la reticenza della contemporaneità di fronte a questa protagonista innominabile che è la morte, reticenza evidente in particolare nel mondo della musica leggera.

video Antonella Ruggiero-ConiglioViola. requiem elettronico. preview. [[{“type”:”media”,”view_mode”:”media_large”,”fid”:”3195″,”attributes”:{“alt”:””,”class”:”media-image”,”height”:”212″,”style”:”vertical-align: text-top; margin: 5px;”,”typeof”:”foaf:Image”,”width”:”380″}}]]