Cloudhead Records: “Per noi la musica è vinile”

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A volte la passione per la musica non basta. A questa a volte si aggiunge la passione anche per il supporto su cui la possiamo ascoltare. E’ per questo che abbiamo preso una birra insieme ai ragazzi di Cloudhead Records.

Cloudhead è una piccola etichetta discografica piacentina che parte da una base centrale e fondamentale: mettere un prodotto musicale su vinile. Con questo punto di partenza, Enzo, Leonardo e Davide, hanno cominciato a mettere piede nel mondo dei vinili.

Per chi non vi conoscesse: che cos’è Cloudhead Records?

È un’opportunità. Un’opportunità nel senso che è una etichetta che vuole dare possibilità e sbocchi per gli artisti. Nasce un po’ per la passione per i vinili, un po’ per stampare un disco che ci piacesse e che secondo noi meritava questo formato e poterlo avere in mano fisicamente, e un po’ per poter seguire in prima persona tutto il processo per arrivare ad un lavoro discografico completo.

Quando e come parte tutto?

Sono quasi due anni che siamo partiti con questo progetto. Verso la fine del 2014 è iniziato il lavoro che si è concluso con la prima pubblicazione nell’aprile del 2015. Per quanto riguarda il “come”, nasce tutto dalla volontà di vedere, o meglio ascoltare in vinile “Tutto”, il primo album delle Sacerdotesse dell’isola del piacere. Da quell’idea, siamo partiti.

Quali sono stati i primi passi?

Per prima cosa, ovviamente, abbiamo parlato con i ragazzi (Le sacerdotesse. Ndr), ed erano molto contenti, poi abbiamo cercato di capire come si fa e chi lo fa. Abbiamo studiato la situazione in giro su internet e tramite conoscenza di artisti che lo aveva già fatto, siamo arrivati alla Phono Press. L’unica fabbrica che in Italia stampa vinili. Tutti passano da loro, dalle major alle piccole etichette come la nostra.

Com’è lavorare su vinili nel 2016?

Bisogna avere molta, molta passione, perché è un mondo molto strano. Non è così facile. Chi produce materialmente i vinili, ha tempi lunghi anche solo per dare una risposta. Questo ovviamente anche perché lavorano con le grandi case discografiche. Prima che prendano in considerazione una nostra richiesta, arrivano i Battiato, i Morricone, la Sony, la Universal, e via dicendo. Bisogna considerare poi che anche la realizzazione di un album, anche con in mano il master fatto e finito, ci vogliono almeno 3 mesi per avere il prodotto.

Fino ad oggi com’è andata?

A noi sembra molto bene. Siamo a 7 produzioni totali: 3 vinili e 4 cd. Noi vorremmo sempre produrre solo il formato vinile, ma i costi di produzione a la velocità molto superiore, ci impongono anche questa scelta. Senza contare il fatto che ci sono realtà diverse. Se per le Sacerdotesse il vinile era perfetto, per i Klondike, di cui abbiamo pubblicato No money one problem, poteva non essere la stessa cosa e di conseguenza siamo andati su un altro supporto. Formato che abbiamo usato anche per gli Operazione Intergalattica Spaziale. E poi noi comunque lasciamo libertà di scelta agli artisti con cui collaboriamo, anche su questo fronte.

Proprio quest’ultima è una delle vostre ultime uscite…

Si, fra settembre e ottobre sono usciti loro, il secondo delle Sacerdotesse, “Interpretazione dei sogni” (qua trovate la nostra intervista di poche settimane fa: https://goo.gl/VuOsYf ) e i The Rambo con “The stabbing”. Per il futuro ci sono tante cose che si stanno muovendo. Ci sono proposte molto interessanti che stiamo valutando, qualcosa di abbastanza grande che speriamo vada in porto che per adesso non possiamo ancora rivelare….

Da quanto ho capito, al centro del vostro lavoro c’è sempre la volontà di pubblicare qualcosa che vi piace, giusto?

Esattamente. E’ proprio questo al centro di quello che vuole essere Cloudhead. Non vogliamo produrre musica che piaccia ad altri o musica di un genere piuttosto che un altro solo perché in quel momento funziona. Noi siamo partiti dal voler produrre, ed avere su vinile, qualcosa che piacesse a noi. Se non seguissimo i nostri gusti, non faremmo quello che stiamo cercando di fare. Poi, senza essere ipocriti, se c’è la possibilità di collaborare con qualcuno oppure lavorare per una produzione importante, cogliamo l’occasione, ma al centro ci mettiamo sempre il piacere di fare qualcosa che ci interessa.

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Quanto è dipeso sulla scelta di fare produzioni in vinile l’andamento del mercato?

Sicuramente il fatto che il vinile sia tornato di moda, ha un po’ influito, ma noi lo volevamo fare e l’avremmo fatto ugualmente. Per noi l’album è prima di tutto un vinile. Il risveglio del vinile c’è ma non abbiamo voluto cavalcare l’onda. Sicuramente il trand è cambiato, soprattutto nelle nuove produzioni che prima erano solo in cd e adesso invece non più, ma per noi era centrale fare qualcosa di nostro e dato che, come detto prima, per noi la musica è il vinile, non c’era veramente altra soluzione.

Da specialisti: perché è meglio il vinile rispetto ad altri supporti?

Tanti motivi. Intanto perché il collezionista si sente suo il vinile e non un cd. Lo può toccare, annusare, osservare, controllare il suo stato anche dalla confezione, proprio come un feticcio. E poi, anche con un discreto impianto, il vinile parlando semplicemente come suono, è proprio un’altra cosa. A confronto con il cd non esiste paragone, quest’ultimo adesso è il supporto peggiore, anche perché al giorno d’oggi, se proprio non scelgo il vinile, vado sul molto più comodo file mp3.

C’è una preferenza di un genere rispetto ad un altro che indirizza le scelte discografiche?

Ognuno di noi ha i propri gusti e fa proposte sulle produzioni. L’unica cosa che non abbiamo ancora fatto è fare una cosa perché in quel momento va quello. Le sacerdotesse sicuramente non hanno un suono propriamente da 2016, ma a noi sono piaciuti da subito, dall’inizio, e quello è bastato per puntare su di loro. Valutiamo di volta in volta quello che ascoltiamo in giro. Oltre a questo è molto importante per noi capire cosa c’è dietro ad un pezzo o ad un progetto. Ad esempio per i Klondike, che musicalmente sono un po’ lontani dalle nostre abitudini, ci ha colpito la loro voglia di fare, ci creare qualcosa. E questo è stato fondamentale.  

Qual è un album che avreste voluto o che vorreste pubblicare?

Sarebbe troppo scontato dire i Link Quartet, però lo diciamo lo stesso: sicuramente i Link Quartet. Forse un disco che non esiste, come “A tavola col principe” degli degli Xmary, e poi un album dei There will be blood.