In attesa dell’uscita di Graffiti, ne parliamo con l’autore: Simone Scrivani

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Di Simone Scrivani colpisce subito la voce. Una vocalità morbida, precisa, potente. Non per niente fa parte del Team dei Viaggiattori, di cui è uno dei cantanti, e non per niente ha come insegnante una coach come Elisa dal Corso.
Simone lo abbiamo incontrato lo scorso anno con il suo progetto “Supereroi” (che con circa 70.000 play su Spotify possiamo dire che per un debutto è un ottimo risultato).

Simone, che cosa bolle in pentola adesso?
Lo dico di getto: il 24 luglio uscirà “Graffiti” il primo singolo del mio nuovo progetto con la premiata ditta “Andrea Rocca-Simone Cutrì” di DanceTool.

Anche per te il Lockdown è stato un periodo prolifico quindi!
Nella quarantena potevo spaccarmi di televisione oppure cercare di dargli un senso diverso. Ho preferito questa seconda strada fatta di osservazione, di introspezione, di analisi personale e quindi di scrittura. Ne è uscito un disco intero che conterrà Graffiti, oltre ad altre anticipazioni che usciranno ad agosto e a settembre e ad alcuni inediti.

Partiamo dal titolo della canzone: Graffiti.
Il titolo deriva proprio dai graffiti che vedo e ho visto sui muri quando ho potuto ricominciare a muovermi liberamente e davanti ai quali rimanevo incantato. Sono messaggi che nascono dall’urgenza di comunicare qualcosa. Qualcosa che sentiamo e che proviamo. C’è chi lo fa scrivendo o lasciando dei disegni sui muri. Come i graffiti le parole che le persone ci trasmettono sono come dei segni, dei graffiti appunto lasciati, scritti, sopra il nostro cuore. Parole, alle quali si possono sovrascrivere altre parole perché questo il bello dei graffiti: poter essere sovrascritti. E’ anche un modo per dire: “queste tue parole sono la tua forma di espressione che mi è arrivata e si è scritta sul mio cuore e puoi venire a vederla quando vuoi. Ed è pubblica, visibile a tutti senza timore, e da tutti fruibile”.

Graffiti che fa parte di un disco. Si può già svelare il suo titolo?
Certo! Perché No! Si Chiamerà Origami. Origami perché questa tecnica giapponese prende un foglio di carta, neutro, senza una forma precisa, (se non quella di essere foglio) e gli da una forma finale: animale, struttura, oggetto. Questa operazione implica un passaggio di comprensione, di introspezione, da cui nasce qualcosa che ha una forma ben precisa. Questo per dire che viviamo in un periodo molto complicato nel quale, è sotto gli occhi di tutti, la gente, fa affiorare una rabbia e un rancore incontrollati. E rabbia e rancore sono due sentimenti, lo dicono gli psicologi, che non esistono. Nascono dal fatto che alcune emozioni non sono state elaborate e alle quali non è stata data una forma e un significato preciso. Poter prendere in mano i sentimenti, poterli elaborare e dare loro il vero significato fa si che la rabbia sia dominata e tenuta sotto controllo e… possiamo vivere meglio tutti quanti.

Breve ma intenso, questo incontro con Simone. Lo era stato già ai tempi di “Supereroi”, a maggior ragione siamo stati colpiti dalla sua capacità di analisi, introspezione ed elaborazione. Aspettiamo con fiducia l’uscita di GRAFFITI. 24 luglio ricordatelo!