BPM | La liuteria a Piacenza di Miriam e Luca

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BPM - Liuteria a Piacenza

La liuteria a Piacenza di 2 giovani ragazzi piacentini che si raccontano a PMP

Un mestiere antico ma che a Piacenza da qualche tempo ha trovato due giovani protagonisti, stiamo parlando del liuteria, e loro sono Miriam Signaroldi e Luca Pattarini che insieme sono la BPM – Liuteria e artigianato.

Siamo stati a trovarli di persona, con tutte le precauzioni e le attenzioni del caso e del momento, nel loro laboratorio di strada Raffalda 53 per raccontarci una attività che viene dalla storia della musica ma che continua ad avere un presente ed un futuro davanti.

Intanto dobbiamo dire che per Piacenza una nuova liuteria non è una cosa all’ordine del giorno!

No, ne consociamo solo pochi altri tra città e provincia. Per Piacenza è una cosa molto particolare e c’è molto poco, se invece ci si sposta a Cremona, ce n’è uno in ogni spigolo.

Miriam, mi hai detto che tutto parte dalla tua formazione. Quale è stata?

Io ho lavorato 3 anni in bottega a Parma con il maestro Desiderio Quercetani, davvero bravissimo, che ora è in America perché ha brevettato un contrabbasso smontabile. Ho studiato per la costruzione di strumenti ad arco, violini e violoncelli, mentre nella cantina di casa nasceva il mio laboratorio.

Però qua non siamo in cantina…

No perché una volta che il laboratorio era pronto ci è stato detto che il soffitto era troppo basso e abbiamo dovuto spostare tutto in casa!

BPM - Liuteria piacenza

Luca, come ti sei avvicinato alla liuteria?

Grazie a lei. Io con lei sto imparando e da quando ci sono io ci siamo spostati anche su strumenti a pizzico come l’ukulele tenore, ukulele soprano, baritono e chitarre classiche. Lavoriamo insieme ormai da un paio di anni e da relativamente poco abbiamo fatto sito e pagine social nuove cosa da essere “ufficializzati”. Questo tipo 4 o 5 mesi, giusto per il virus.

Com’è fare il liutaio nel 2020?

È difficile perché bisogna partire da zero e non è mai facile. C’è un grosso investimento iniziale e prima di vedere i primi risultati ci vuole molto tempo e pazienza e oltre a questo bisogna essere bravi a differenziarsi dagli altri liutai. Questo vuol dire rendere personalizzabili gli strumenti e fare un studio sui legni più rari. Ad esempio l’ultima volta, per un ordine che veniva dalla Francia, ci è stato chiesto di fare un ukulele a tema Harry Potter, con lo stemma di Tassorosso.

Andiamo nel pratico: per creare uno strumento dei vostri, quanto tempo ci vuole?

Di solito siamo sulle 3 settimane per gli strumenti a pizzico ed invece per quelli ad arco, tipo un violino, anche un mesetto e mezzo, comprendendo gli imprevisti.

BPM - Liuteria piacenza

Imprevisti del tipo?

Il legno fa scherzi o semplicemente ha qualche nodo, oppure scappa l’errore del mestiere… sai, lavorando sui decimi di millimetro bisogna stare attentissimi.

Miriam, come ti sei avvicinata questa passione?

Io da piccola suonavo il violino, ma non è stato tanto questo, ma piuttosto perché mio padre da hobbista ha seguito un corso in val d’Aosta da un liutaio e da lì ho cominciato anche io a vedere le lavorazioni. Poi in famiglia siamo tutti un po’ musicisti e allora ho deciso di intraprendere questa strada per vedere come funzionava uno strumento. Mi sono informata e ho trovato questa scuola a Parma, che era più incentrata sul lavoro manuale, 8 ore al giorno, come una bottega di una volta.

Tu Luca?

Io sono da sempre appassionato di musica e poi, conoscendo Miriam, ho cominciato anche io ad appassionarmi alla costruzione degli strumenti, fino in pratica a trasferirmi qui. Poi, avendo maturato una grossa sensibilità essendo musicista, tutto questo mi viene molto più facile.

Si parlava di imprevisti ed errori. Come capite, magari già in corso d’opera, se il risultato finale è quello pensato all’inizio?

Prima di tutto li proviamo, in particolare Luca per quelli a pizzico, e poi a provarli è mio fratello che è molto ferrato e si accorge subito se qualcosa non va. Per quelli ad arco invece chiamiamo una violinista, ad esempio Rachele Stefanelli, che è diplomata in violino ed è bravissima. Non mandiamo mai un prodotto ai clienti a scatola chiusa anche se sappiamo che se si sta molto attenti alle misure e alle proporzioni, il risultato è quello sperato, basta seguire molto bene il progetto. Se si fanno bene le dime, tutto funziona anche se finché non è finito non si sa mai. Insomma, il sospiro di sollievo c’è solo alla fine.

Parlate di progetto perché lo è nel vero senso della parola!

Si si, tutto parte dalla carta. Ad esempio per un violino bisogna comprare il progetto per riuscire a costruirlo come chiede il cliente.

La domanda era nell’aria e ora ve la faccio: perché a distanza di secoli ancora il riferimento è lo Stradivari?

Intanto perché l’evoluzione dei violini si è fermata con lui. Adesso si replicano quelli che faceva lui, o Amati o Guarnieri. C’è stata una evoluzione sui macchinari (anche se a Cremona c’è ancora chi usa il trapano a mano!) ma non su come sia fatto lo strumento, a differenza di quelli a pizzico dove è cambiato molto. Poi perché gli Stradivari sono irriproducibili perché quel legno che usava lui, non c’è più. Un paio di anni fa è andata distrutta la foresta da dove provenivano i legni che usava Stradivari e molti pezzi sono stati messi all’asta per dei costi incredibili.

Violoncello della BPM - Liuteria piacenza

Non solo la qualità però…

No, anche la stagionatura è molto importante perché va molto ad influire sulla resa del suono. Poi come dicevamo prima, ogni legno è diverso, ci sono quelli più semplici da lavorare ma anche quelli molto difficili che però proviamo comunque per differenziarci. Ad esempio il wengè, un legno tostissimo, con venature marcate e le fibre che passano continuamente da morbide a dure. Un altro molto complicato è il palissandro.

Torniamo all’attualità e anche alla (mia) curiosità. Cosa ascoltano i liutai?

Dipende dalle giornate e dalle lavorazioni, ma si passa dalla musica irlandese alle colonne sonore della Disney che sono comunque dei gran pezzoni, o altre come quelle di Notre dame de Paris. Io (Luca) provo a mettere anche po’ di metal ma Miriam non gradisce.

In chiusura non poteva mancare la domanda su di voi come gruppo, ossia come So Close, a cui vi si affianca Manuel Bongiorni. Come siete messi con il vostro trio?

Adesso ci siamo un po’ fermati perché l’attività ci ha rubato proprio tanto tempo e ci siamo concentrati sulla BPM, però adesso siamo tornati a provare e vediamo cosa succede. Noi siamo abituati a suonare per strada ma con il discorso assembramenti non puoi far fermare la gente! Però magari in ottica locali ci si può pensare, il formato “trio” si presta molto bene.