Lesima | Intervista alla band piacentina e al loro “Santo”

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La cover di Santo - Lesima

Un ep in un cui i Lesima cambiano direzione. Tra intimità e ritorno alla mente dei giorni di lockdown, “Santo” ce lo raccontano così.

Abbiamo conosciuto i Lesima, quando non erano ancora Lesima, anzi, quando non erano ancora lontanamente la band che conosciamo oggi e ora li ascoltiamo e li scopriamo in una versione diversa, nuova, che ci ha sorpreso (ma non solo noi!).

Quattro brani usciti un mesetto fa con il nome di “Santo che ci portano una visione diversa della band che imparato a conoscere. Una nuova faccia che forse durerà il tempo di questi 21 minuti, ma che, come poi diranno direttamente i ragazzi, lascerà una traccia anche su quello che arriverà in futuro.

Lesima e “Santo”. Ci aspettavamo questo? No.

Beh, questa è la verità. Non ci aspettavamo questi suoni, questi testi, questa atmosfera molto diversa da quello che la band ci aveva fatto conoscere in passato. Un cambiamento che ha motivi profondi, che arriva da un momento che forse in molti devono ancora imparare a sapere come descrivere (quello del lockdown di fine inverno 2021), e che loro hanno riassunto in questo ep. Ma facciamocelo dire da loro.

Ho letto in una vostra descrizione on line le definizioni indie, folk, lo fi. Ma vi rappresentano?

Lo fi sicuro, probabilmente folk. Poi quando tu carichi un pezzo su uno di quei siti (sveliamo il segreto: era Rock it. Ndr) sei obbligato a dare etichette e allora abbiamo scelto quelle. Poi indipendenti di sicuro perché non vediamo un Euro, poi però soprattutto folk, perché questa è la cosa più folk che abbiamo fatto da sempre.

Lesima
Lesima

In quanti vi hanno detto “non era quello che mi aspettavo”?

Praticamente tutti ed era quello che volevamo e che ci aspettavamo. Sarebbe stato un problema se ci avessero detto “ah, la stessa cosa”. La costruzione è stata diversa e perciò è normale che in tanti siano stati sorpresi e spaesati.

Così anche la scelta dei brani è stata funzionale a questo prodotto?

Non è stata una scelta consapevole. Questi 4 brani erano 4 pezzi che avevamo da parte e che se non avessimo usato in questo momento di pausa dettato dal Covid, sarebbero andati nel dimenticatoio. Così siamo detti “perché non fare qualcosa di sperimentale?”. Erano pezzi che avevano bisogno di esser lavorati con più di tranquillità, non avevamo il fiato sul collo e c’era più liberta per fare cose diverse. Poi abbiamo visto che uno vicino all’altro avevano un senso e questo ci ha fatto piacere.

Al mixaggio abbiamo visto un nome a sorpresa, ossia uno di voi, ossia Federico!

Nel 2020 dovevamo andare in studio, esplode la pandemia e siamo fermi. Mesi e mese a non vederci e come il Sig Ferrero che dopo la guerra ha tirato fuori la Nutella, noi abbiamo tirato fuori una idea “perché non andiamo a casa di Andres (già autore di video e scatti per i Lesima. Ndr) e fare cose per i cazzi nostri?”. La risposta di tutti è stata affermativa, ma poi è arrivata l’altra domanda “ma chi se ne occupa?” e Federico che ha più competenze di tutti, lo ha fatto.

Questo ha aiutato anche perché eravamo noi 4 senza un fonico vero e proprio e allora quando volevamo provare qualcosa, la registravamo senza nessuno che giudicava quello che facevamo. Poi a monte c’era tanta voglia di ritrovarsi, dopo mesi chiusi in casa, e perciò tutto era un pretesto per vedersi e suonare e provare cose nuove.

Ma “Santo”?

Aneddoto: registrando da Andres, lui in casa ha prodotto, il palo santo che viene dall’America latina e prima di ogni registrazione benedicevamo noi e gli strumenti con questo pezzo di legno. Lo volevamo chiamare così ma ci sembrava una appropriazione culturale indebita e allora lo abbiamo semplificato così. E poi un ‘altra lettura è che sono le canzoni più spirituali che abbiamo fatto, perché vengono da una grande pausa e da tanti interrogativi, da ricerche a livello spirituale, e quindi il nome calzava a pennello.

La cover di Santo - Lesima
La cover di Santo dei Lesima. Clicca sull’immagine per ascoltare l’ep

Sicuramente non possono considerarsi canzoni da “radio edit”…

Per una volta non ce ne è fottuto un cazzo della gente che ascoltava, ma ci inetressava fare una cosa che piacesse a noi. In linea di massima non abbiamo voluto andare incontro al pubblico anche perché il nostro pubblico è quello che è, sono pezzi super intimi più da ascoltare in privato che al concerto. La dimensione è quella lì.

In questa vostra intimità, io ci ho sentito dentro un po’ di disillusione, è così?

Le prime cose erano più teen ora sono più uomo adulto. Comunque a questo non ci avevamo pensato. Forse è una parte dei Lesima che è venuta fuori. Abbiamo voluto, anche perché la dimensione lo consentiva, di portare uno sguardo più personale e meno collettivo. Forse sembra diverso da come lo sentiamo noi perché è cambiato il modo di dire le cose, ma il concetto non è cambiato, viene mandato in un altro modo. Ad esempio le chitarre che “non ci sono” è una scelta dettata dal fatto che il messaggio doveva essere detto in quel modo lì.

Oltre a sopra, anche il discorso della “lentezza”, proprio come mood di vita, esce in questi nuovo Santo.

Questo però non è un messaggio veicolato dai pezzi ma dal periodo in cui venivano scritti, il momento in cui abbiamo capito che il tempo a nostra disposizione è meno del solito. Quando non ci vedevamo tutte le settimane come prima dopo un periodo dove proprio non ci eravamo più visti.

Un anniversario è appena passato, quello del decimo anno dall’uscita di Wooden Days. Cosa rimane di quella uscita?

Da quella uscita non è cambiato niente. Quattro ragazzini con corpi più invecchiati. Le dinamiche cambiano sempre ma la base rimane quella. Poi i bilanci, anche se dopo 10 anni, li faranno altri, è un bel ricordo ed è bello ricordare chi sei e da dove vieni, poi è cambiato talmente tanto che non sapremmo nemmeno da dove cominciare per fare una valutazione.

Lesima (Ants Army Project) - Wooden Days
Clicca qua per ascoltare Wooden Days

Questo ep, è una parentesi?

Sicuramente si, ma altrettanto sicuramente quello che è nato con un po’m di leggerezza e che poi è diventato “Santo” ce lo porteremo dietro nei prossimi lavori perché ha cambiato la nostra mentalità. Torneranno le chitarre elettriche, gli amplificatori, e continueremo ad esprimere la nostra creatività in nuovi modi, ma la visione, che arriva molto prima di mettere giù una strofa o un ritornello, quella rimane. Da questa cosa non si può tornare indietro… per fortuna.

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