Save di Date: Frankie hi-nrg mc all’Athena: la nostra intervista

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Ph: Damiano Andreotti

Da che parte cominciare per presentare Frankie hi-nrg mc (all’anagrafe Francesco di Gesù)? Non è affatto semplice.
Dire che è il primo musicista italiano a sdoganare il Rap, cosa vera peraltro, e parlare solo di questo, non si rende giustizia ad un artista poliedrico che parte sì da Rap, ma che passa attraverso il videomaking per arrivare alla narrativa con puntate nel teatro e nella fotografia. Un artista che pone al centro delle proprie canzoni lo studio, l’approfondimento, la precisione e la credibilità della cose dette perché verificate nella sostanza.

Ma partiamo proprio dalle origini. Frankie, com’è nata questa passione per l’Hip Hop?
A tale proposito ho scritto un libro (“Faccio la mia cosa” n.d.r.) che traccia un sentiero attraverso il mio percorso all’interno di un sistema di realtà che poi ho scoperto essere tutte connesse: Musica Rap, Street Writing, Breakdance. Alla fine degli anni ottanta ho cominciato andando a scoprire articoli, scritti, ma anche documentari (come quello della BBC che in quel periodo ha sentito l’esigenza, con interviste ad Africa Bambata & Co a New York, di documentare, anche se esisteva già da 9 anni circa, questa cosa nuova che stava nascendo, che si chiamava RAP.) Non sono stato proprio il primo, ma di sicuro il primo a avere successo a livello nazionale. Ad andare nelle radio a rappresentare questo genere. Abbattere la barriera nel mainstreaming è stato in Italia un percorso più difficile rispetto ad altri Paesi, la cultura italiana si è avvicinata al genere con un gap di circa 15-18 anni rispetto a nazioni come Olanda, Francia e Germania.

Nelle tue canzoni è forte l’approccio sociale se non addirittura politico. Come mai questa scelta?
Come quelli a cui piace il peperoncino perché da corpo e brio ai condimenti, a me piace questo approccio perché è quello che crea brio e da piccantezza alle mie canzoni. Tutte le mie canzoni cerco di filtrarle attraverso i filtri dell’arte, l’unico rimedio -almeno per me – contro la superficialità imperante tipica della società attuale che guarda solo titoli, immagini senza considerare il contenuto. L’arte, l’educazione all’arte, consente alle persone di capire allegorie, il significato che “sta dietro”. L’arte permette di applicare una lente distorsiva per accentuare, tratteggiare alcune caratteristiche della realtà che voglio rappresentare. Ad esempio, Plauto, nelle sue commedie rappresentava esasperazioni ed esagerazioni ma che si rivelavano reali. La differenza tra ieri e oggi è che c’era un pubblico maturo capace di intuire dove stava andando quel personaggio così caratterizzato, e quale era la sua trasposizione nella realtà. Oggi invece questa cosa si è persa, crediamo solo all’immagine che vediamo, non riusciamo ad andare al significato intrinseco. E anche dove è evidente questa esasperazione viene considerata possibile senza critica, senza comprensione.

Video: Fight da faida

Un accenno all’aspetto compositivo: come si struttura una canzone anche dal punto di vista metrico
RAP, Rhythm and Poetry. Si tratta di scrivere una linea melodico-percussiva. Molta meno melodica della canzone tout-court anche se la melodia è presente nel Rap, eccome! La costruzione metrica non è legata ad una struttura metrica precisa, ma alla ricerca delle concatenazioni di rime all’interno della stessa frase, che dovrà essere riportata nella frase successiva e via così. Il tutto con una ricchezza di lessico che permetta questa costruzione.

Nel tuo percorso artistico ci sono numerosissime collaborazioni.
Ho iniziato collaborazioni addirittura prima di comporre il mio primo disco con il circuito di Riccardo Sinigallia. Poi ci sono diverse forme di collaborazioni. Un esempio è quello con Fiorella Mannoia che mi ha chiesto di scrivere un pezzo intero Rap, concordando il tema e cercando di dare una struttura letteraria e melodica che fosse nelle sue corde. Poi ci sono i featuring nei quali mi inserisco facendo proposte sia per la scrittura sia per la mia parte vocale. L’importante è conoscere il tema, e soprattutto avere l’accortezza di essere in sintonia e coerenti con il pensiero del musicista con il quale collaboro.

Video: Non è un film – F. Mannoia Frankie hi-nrg mc

Qualcosa che nella tua carriera ricordi come entusiasmante
Sicuramente quando Marco Paolini mi ha chiesto di collaborare per la realizzazione di “Antropocene” il suo spettacolo dedicato al tempo moderno. Mi ha chiesto di scrivere testi Rap per un oratorio contemporaneo.
Un altro bel ricordo è legato ad una esperienza che esce dall’ambito della scrittura musicale e che entra nel videomaking. Insieme a Riccardo Sinigallia abbiamo creato i video per “Quelli che ben pensano” ma anche “La descrizione di un attimo” e “Due destini” dei Tiromancino. Abbiamo iniziato da neofiti e ci siamo fati le ossa sul campo: bellissimo!

Video: quelli che benpensano

Uno sguardo a Sanremo che inizia proprio oggi (giorno dell’intervista ndr)
Sanremo l’ho vissuto sotto tutti i punti di vista: come cantante, musicista, paroliere, discografico, produttore, inviato e anche “ospite straniero” (Ride). Da esterno, se non fossi impegnato in una tournée in Europa, mi metterei sul divano, a mò di vecchietti del Muppet Show e… Alè via coi Tweet!

Da ultimo due accenni sul futuro e sullo spettacolo all’Athena
Ho in previsione un nuovo libro. Sarà ambientato negli anni ’90, in Umbria, dove alcuni ragazzi di 17 anni innamorati del writing crescono e si confrontano con quella comunità. Una specie di romanzo di formazione.
Per quanto riguarda lo spettacolo all’Athena del 29 febbraio, sul palco saremo io e Dj Pandaj con cui collaboro da diversi anni. Lui ai piatti, io al microfono all’interno di una proposta musicale che terrà conto, penso, delle aspettative del pubblico, ma anche di proposte che decisamente inaspettate.