Yet To Come | Un duo dal sapore internazionale è appena arrivato in città

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Yet To Come

C’è chi da Piacenza scappa, e chi la sceglie per ripartire: Yet to come

Di solito siamo abituati a sentire artisti che cercano nuovi lidi per la propria musica e per il proprio futuro artistico lontano da Piacenza ed invece in questo caso, il caso degli Yet To Come, è esattamente il contrario.
Ovviamente non sono i nostri palcoscenici che hanno attirato questi artisti, ma la voglia di distaccarsi da una realtà che li stava schiacciando (ma ce ne parleranno loro più avanti. Ndr) e allora hanno scelto la nostra città come base da appoggio per creare musica. Musica che noi dobbiamo ancora esplorare, ma qin questo ci aiutano loro. Ecco gli yet To Come.

Intanto il vostro nome, è un sguardo sempre rivolto al futuro. Come mai avete voluto rappresentarvi così?

Il nome: “Yet To Come” nasce come abbreviazione dell’espressione: “the best is yet to come”. È l’atteggiamento che desideriamo incarnare in prima persona e trasmettere anche agli altri: è il nostro sguardo positivo e propositivo verso un domani pieno di lemon funk.

Non siete di Piacenza, ma siete a Piacenza. Che cosa vi ha portato qui?

La musica ci ha portato qui a Piacenza. Il carovita milanese ci costringeva a lavori part-time extra musicali. Così, eravamo costretti a lavorare alla musica di notte o nei pochi giorni liberi, sacrificando tutto, anche il riposo. Abbiamo, quindi, deciso di fare una scelta radicale: di abbandonare tutto, di rischiare tutto. Stiamo sacrificando ogni cosa, tutto ciò che non sia musica e siamo felici come non siamo stati mai.

Yet To Come. La nuova realtà arrivata a Piacenza

Sappiamo come detto che ora siete qui, ma invece prima? Ci fate una piccola cronistoria del vostro passato artistico?

Il ‘prima’ è piuttosto bizzarro. Majjo è cresciuta in Sicilia in una famiglia di artisti di vario genere. Si esibisce fin da bambina, mescolando la musica alla danza senza soluzione di continuità. Dopo la laurea, gira per il mondo insieme al fratello designer per lavorare come assistente a prestigiosi progetti di moda. Ma questa esperienza dura solo due anni: le manca la musica. Si diploma in canto a Milano ed è proprio nel contesto accademico che incontra Paul. Collabora a diversi progetti musicali e, con quest’ultimo, fonda gli Yet To Come. Paul è cresciuto tra il ghetto milanese e l’America, dov’è peraltro nato. Viaggia molto fin da bambino per via del lavoro dei suoi genitori. Tutto questo convoglia nella sua personalità e nella sua musica. È passato dal teatro per poi riscoprire il suo amore viscerale per la musica ma la sua creatività non si ferma qui e si estende a macchia d’olio al mondo del videomaking e della produzione musicale. L’incontro con Majjo è folgorante non solo a livello creativo: i due s’innamorano e si sposano! Anche Metello, batterista della formazione di origine toscana, è frutto di un incontro fortunato avvenuto all’interno dell’accademia di musica.

Un mix di italiano ed inglese. Rappresenta le vostre provenienze musicali?

Il mix di italiano e inglese rappresenta non solo le nostre esperienze di vita e le nostre influenze musicali ma anche, e soprattutto, le nostre provenienze geografiche. Paul è nato a Tyler, la sua famiglia è americana. Per ovvie ragioni identitarie e biologiche, l’inglese per noi è ben lontano dal costituire un vezzo stilistico. È una questione di ‘sincerità di scrittura madrelingua’, al pari dell’italiano.

Non solo alternanza di lingue ma anche di voci. È una scelta che arriva da come nasce una canzone o da come la volete interpretare una volta finita?

Le canzoni, per noi, nascono tutte in modo diverso. A seconda del tipo di racconto e dell’urgenza da questo dettata, le nostre voci si alternano in maniera assolutamente spontanea. Cerchiamo di essere onesti nel racconto, sia a livello melodico che testuale. Ognuno di noi racconta con la propria voce il pezzetto di storia che ritiene più intimo e personale.

Yet To Come

Ascoltando i pezzi, escono suoni diversi, sicuramente curati e strutturati, ma che non saprei indicare bene in un verso o nell’altro (e me ne assumo completamente la responsabilità. Ndr). Però voi usate il termine di Lemon funk. Come lo possiamo descrivere?

In effetti, ci piace produrre questo ‘effetto sorpresa’ a livello musicale. Ci piace il fatto che le orecchie di chi ci ascolta siano pronte a tutto e non chiuse dentro a una scatola, dentro a una specifica categorizzazione musicale pre-costituita. Lo stesso vale in fase creativa per noi: scriviamo in totale libertà, senza imporci nulla. Quando scriviamo, lasciamo ampio spazio al caso, ai cosiddetti errori, agli imprevisti che sono grandi ricettacoli di energia creativa, propulsori unici di novità e di libertà espressiva. Non siamo i soli a pensarlo: siamo in compagnia dei Beatles, di Brian Eno, di Morgan e di molti altri! Troviamo che sia liberatorio, sia per noi che produciamo i nostri brani che per chi li ascolta, cercare la nostra strada. “Lemon Funk” è proprio questo. È il nome da noi stessi coniato per il nostro genere musicale: un genere ibrido che condensa i nostri ascolti estremamente variegati e le nostre personalità. Cerchiamo sempre, però, di fare convogliare tutto questo caos in una dimensione “lemon”: fresca, melodica, pop nel senso buono del termine.

Tornando un attimo su Piacenza (d’altronde siamo Piacenza Music Pride mica per niente!), cosa conoscete della parte musicale di Piacenza?

Da neo-arrivati, conosciamo poco o nulla della dimensione musicale piacentina. Siamo curiosi da matti! Piacenza Music Pride è stato il canale scoperto da subito, spontaneamente. Abbiamo immediatamente capito che avremmo voluto fare riferimento a PMP per indagare questa nuova realtà musicale. Siamo pronti a esplorare insieme a PMP questa città, ad ascoltare i bravi musicisti piacentini e a esibirci, anche noi, dal vivo!

Siamo partiti dal vostro nome e qui torniamo per concludere. Il vostro è un monito al futuro, e perciò da questo che cosa vi aspettate?

Nonostante il momento delicato a livello internazionale, restiamo positivi e propositivi. Stiamo lavorando al secondo episodio della nostra web serie. Come siamo soliti fare da un po’, ci occuperemo da soli anche di questo e dei futuri videoclip sotto ogni aspetto, oltre che dei brani. Siamo, peraltro, molto felici perché il primo episodio della serie, pubblicato durante la quarantena, ha raggiunto oltre le diciassette mila visualizzazioni su YouTube e gli stessi numeri su Spotify. La storia prenderà delle pieghe inaspettate fino alla fine della serie. Gli episodi saranno, in totale, sei ma non possiamo spoilerare nulla in proposito… Vi toccherà seguirci! Ecco il link al primo episodio della web serie musicale: https://youtu.be/zCoV6m_L75k.

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