Vi presentiamo Enrico Crippa e il suo Sound City

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Oggi andiamo a scoprire un negozio che da poco è nato a Piacenza, in corso Garibaldi al 62. Un piccolo laboratorio artigianale che si occupa di riparare chitarre e strumenti musicali, uno di quelli che spesso si dice che stanno sparendo ed invece qua si va in controtendenza. Ancora più importante se il proprietario è un ragazzo di 26 anni, Enrico Crippa. Siamo andati a visitare per voi questo angolo nascosto di Piacenza.

Il negozio è poco più di 50 metri quadrati ma c’è un po’ tutto quello che serve per rimettere in piedi la vostra chitarra “ferita”. Dai due banconi di lavoro, al retro dove ci sono le apparecchiature per lavorare il legno fino ad una mini saletta completamente insonorizzata per provare subito sul posto il suono dello strumento. A questo punto chiediamo direttamente ad Enrico un po’ di cose.

Intanto, per arrivare ad aprire un negozio del genere ci deve essere stato prima un percorso formativo…

Per quanto mi riguarda si. C’è anche chi non ha un diploma ma comunque fa il liutaio, però io per fare questo lavoro sono passato attraverso 4 anni di scuola a Milano. Scuola che mi ha permesso di diplomarmi in costruzione di strumenti a pizzico antichi e specializzarmi in restauro di strumenti musicali. Durante gli anni di scuola lavoravo per un negozio che faceva riparazioni. Dopo il diploma ho lavorato 2 anni da un liutaio di Pavia.

Ovviamente alle spalle deve esserci una grande passione per le chitarre, quando è nata?

Praticamente da sempre. In casa mia i miei non hanno mai suonato a parte mio fratello, e guardando lui ho cominciato anche io. Il tutto, più o meno, dalla prima media, a 13-14 anni. Mi sono sempre piaciuti gli strumenti, più della stessa musica, quella a volte mi stancava, gli strumenti mai.

L’idea di aprire un tuo negozio, quando è nata?

Io in teoria avrei voluto fare da aiutante a qualcuno che conoscesse il mestiere da più tempo di me perché in questo modo avrei imparato molto di più rispetto a lavorare da solo. Quello che ho imparato da solo non è minimamente paragonabile a quello che si impara da gente che lo fa da una vita. La scelta di aprire un mio negozio nasce dal fatto che mi sono accorto che c’era tanta richiesta di questo tipo di servizio e ciò mi ha spinto a mettermi in proprio.

In un’epoca che vede chiudere i “piccoli mestieri”, tu invece hai fatto il contrario! Soprattutto se parliamo di musica…

Esatto, soprattutto nel mio campo. D’altro canto è proprio la mancanza di negozi come il mio che ha creato uno spazio vuoto. Poi, dal punto di vista “sentimentale” la musica sta andando sempre più verso l’elettronica sia come strumenti sia come abitudine a produrla in situazioni non “live”, tutto ciò è un po’ lontano da quello che ho studiato e io in questo modo cerco di dare seguito alla cultura con cui sono cresciuto.

Deve essere stato anche un bell’impegno economico…

La cosa mi era stata venduta come un investimento molto forte da altri liutai, però poi sono le scelte su come indirizzare il lavoro che fanno la differenza nei costi. Ad esempio ho deciso di prendere un negozio piccolo ma in centro rinunciando ad uno spazio più grande ma in periferia, anche per mostrare a chi passa come lavoro. Anche per quanto riguarda la strumentazione ho fatto scelte diverse da alcune di quelle che mi avevano prospettato, come utilizzare mezzi “di una volta”, non solo per un discorso di economicità ma per il semplice fatto che io lavoro su strumenti di una volta.

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In questi primi mesi di attività, come procede il lavoro?

Io sono molto soddisfatto. Non ho ovviamente fatto il boom, però posso dire che le cose stanno andando bene al punto di rientrare dalle spese iniziali. C’è diversa richiesta anche perché in questo momento storico non si vendono cose nuove. Il musicista medio preferisce rimettere a posto la propria chitarra, che comunque spesso è uno strumento di alto livello, oppure cercare qualcosa di seconda mano piuttosto che acquistare qualcosa di nuovo.

Soprattutto in presenza di un mercato dell’usato molto forte…

Si, bisogna sapere che il giro dell’usato negli strumenti musicali è davvero grossissimo. Questo perché è uno strumento più semplice e affidabile rispetto, ad esempio, ad un computer e poi ti dà subito un sensazione speciale. Molti piuttosto che svendere, si tengono lo strumento che hanno e di conseguenza le persone che lo sanno rimettere a nuovo diventano fondamentali.

Ti sono arrivate anche delle richieste particolari?

Qualcuna si. L’altro giorno è arrivato un ragazzo che mi ha portato un manichino femminile e mi ha detto che voleva ricavarne un impianto hi-fi. Poi ci sono state diverse persone che mi hanno chiesto di riparare oggetti di uso quotidiano, a dimostrazione di come in questo momento storico se qualcuno ha la capacità di riparare oggetti meccanici o elettronici, avrebbe molto lavoro a davanti.