Arianna Groppi: dal 110 cum laude in flauto al Nicolini all’orchestra di Stoccolma

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Arianna Groppi, 23 anni, diplomata con il vecchio ordinamento a 17 anni in flauto traverso al Conservatorio G. Nicolini, per poi laurearsi con 110 e lode nel biennio successivo, con un po’ di rammarico perché ” purtroppo ho dovuto pazientare un anno ma per il biennio era necessario avere la maturità superiore ed io ero troppo giovane” ma, aggiunge, “sono un po’ abituata alla sfortuna che sembra mettersi sempre in mezzo” [Sorride]

Comincia così questa intervista con Arianna Groppi che ora si trova a Bruxelles presso il Koninklijk Conservatorium.

Arianna, come mai questa scelta?

Pur essendo grata al Conservatorio di Piacenza, ritengo che la formazione di un musicista sia una costante ricerca di perfezione del suono.  Per conseguirla è necessario trovare il giusto equilibrio tra docenti che riescono ad insegnarti tecniche sempre più raffinate, e docenti dai quali ti senti rapita dal suono che riescono a produrre con il tuo strumento. E’ per questo che occorre spaziare, allargare gli orizzonti.

Non necessariamente occorreva andare all’estero però, poteva esserci anche una “via italiana” non trovi?

Poteva ma sarebbe stato più difficile. In Italia, purtroppo, il musicista sembra non venire accreditato. Un piccolo esempio? Chi in Italia considera i Conservatori Università come effettivamente sono? Poche persone! E  così anche i fondi destinati alla cultura in genere e in questo caso a quella musicale, sono sempre più risicati e i Conservatori fanno fatica ad avere insegnanti di grande livello, pur osservando che il Nicolini si distingue bene!

In questi due anni com’è cambiata la tua vita?

E’ una vita complicata questo è vero. Oltre ai corsi bisogna mantenersi, io faccio la baby sitter per parte della giornata, ad esempio. E poi sei lontana da casa, il fine settimana, quando non c’è lezione, è il momento più duro perché è il momento in cui sono più da sola. Però è entusiasmante poter sentire che mi sto facendo le ossa in ogni settore dell’autonomia oltre che dello studio.

Ed arriviamo proprio allo studio allora!

Dopo aver  partecipato alle selezioni mi hanno accettata in questo conservatorio di Bruxelles e quest’anno, virus permettendo, dovrei sostenere l’esame finale del triennio per passare al master. Ho pure trascorso  qualche mese in Erasmus nella Hochschule fur musik Saar a Saarbrucken in Germania nella classe di Ms. Gaby Pas-Van Riet , primo flauto nella SWR Radio Symphony Orchestra di Stoccarda. Quest’ultima un’esperienza molto particolare  perché con questa docente si è instaurato un feeling speciale, con lei ho appreso tantissimo. Vedi, la velocità di esecuzione è importante ma è altrettanto importante come il suono viene prodotto e quindi come produci il fiato che si trasforma in suono. E’ una questione di esercizi  su micro muscolature facciali oppure di rilassamento psico-fisico per poter avanzare nell’apprendimento.

Video: Flute Sonata “Undine” Op. 167, C. Reinecke

Anche per questo che sei approdata come primo flauto nell’orchestra di Stoccolma!

Però precisiamo una cosa. Il concerto a Stoccolma è stato una parentesi. Sono stata presa dopo una selezione, all’Aurora Festival a Stoccolma dove ho suonato come primo flauto  la Sinfonia No.1 di Gustav Mahler, la Sinfonia No.5 di Beethoven e la Sinfonia No.3 di Mendelssohn diretta da Jukka-Pekka Saraste, oltre al concerto per violino e orchestra  di E. Korngold suonato da Leonidas Kavakos, noto come uno dei più importanti virtuosi viventi, è noto anche come “il violinista dei violinisti”.

E adesso uno sguardo al domani. Come ti vedi in un futuro prossimo?

Per ora ho ancora tanto da imparare, però mi piacerebbe suonare in un’orchestra. Il fatto di suonare insieme a tanti altri musicisti è davvero una cosa stimolante. Per un flautista poi, approdare in un’orchestra, è un po’ la consacrazione di essere un bravo flautista. In un orchestra ci sono solo due flauti, la competizione è elevatissima e riuscire ad entrare vorrebbe dire  essere davvero brava.

In Italia o all’estero?

Come ti dicevo, in Italia le possibilità sono ancora meno perché l’investimento finanziario a livello culturale è pochissimo (quasi nullo?) e le orchestre vere e proprie, dove i musicisti sono stipendiati e non sono a partita IVA per intenderci, si contano su una mano. Direi all’estero quindi, non solo per l’aspetto economico ma anche perché le migliori orchestre sono fuori dall’Italia, in Germania soprattutto.  Brutto da dire, essendo io italiana, ma è la triste realtà.