Alle Onde | Intervista a Lusitani per il nuovo album delle “sacerdotesse”

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Le sacerdotesse dell'isola del piacere - Alle onde

Con Le sacerdotesse dell’isola del piacere, un disco diventa sempre un viaggio tra reale e irreale, così è anche “Alle onde”

Oggi facciamo un doverosissimo passo indietro. Torniamo ad ottobre, a Le sacerdotesse dell’isola del piacere e al loro ultimo album dal titolo “Alle ondesingolo e video di luglio dal titolo “Solaris”, uscito dopo il .

Un viaggio indietro obbligatorio anche perché lo avevamo ingiustamente tenuto da parte per troppo tempo ed invece, ed invece, come tutti i lavori dei ragazzi piacentini, va ascoltato, approfondito e anche studiato, sempre con una occhio al reale ed un occhio alle suggestioni che nascono dai testi.

Le sacerdotesse dell'isola del piacere live

Alle Onde: il nuovo album de Le sacerdotesse dell’isola del piacere nelle parole del frontman

Come sempre quando si parla delle “Sacerdotesse”, in particolare ci riferiamo a Fabrizio Lusitani, deus ex machina della band e anche stavolta è lui che abbiamo interpellato su questo “Alle onde”.

Alle onde, già dal titolo, ci riporta al mare. È un filo conduttore cercato, o uscito nel tempo in base al materiale che nasceva?

Non mi ricordo esattamente, avevo in mente il mare da un po’ di tempo, poi ci siamo resi conto che molte canzoni parlavano proprio di quell’argomento, un’ode al mare e più in generale alla natura.

Le sacerdotesse live

I vostri testi sono sempre sognanti, ma sembra che esca più forte il tema del ricordo. Quanto del vostro vissuto, ed in particolare del tuo, ha modellato questi pezzi?

I testi sono sempre invenzioni che prendono spunto dalle cose vissute, in passato forse lo erano in modo più criptico e minimale, come nei sogni, e infatti molte canzoni sembravano racconti di sogni, in cui vivi un’atmosfera senza capirne il perché, mentre per l’ultimo album ho cercato di rendere lo stesso meccanismo un po’ più esplicito e narrativo. Il tema del ricordo è il più semplice meccanismo per raggiungere un’empatia con chi ascolta, alla fine basta scrivere i testi all’imperfetto, e sembra di aver vissuto le stesse scene, insieme.

Sulla band, sappiamo che Le sacerdotesse hanno momenti intensi e poi periodi di stacco. Com’è il vostro ritrovarvi?

Ritrovarsi è bello, c’è sempre molta intesa. È una rarità trovarsi fra persone che hanno ancora tempo e voglia di suonare. Mentre rispondo a queste domande siamo in uno dei periodi “di stacco”. Per il futuro, di questi tempi, è impossibile fare previsioni di qualsiasi tipo.

Le sacerdotesse dell'isola del piacere - Alle onde
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Tornando all’album, sappiamo delle tante influenze culturali ma musicalmente c’è qualcosa che continua ad ispirarvi più di tutto il resto?

L’etichetta più ovvia è quella del rock degli anni Novanta, e personalmente ho sempre cercato di comporre musica senza fronzoli, senza artifici, è molto dura in questo mondo fatto di computer. Comunque non credo che la nostra sia una musica unicamente rivolta verso il passato, le sonorità le chiamerei “moderne”, anzi, “contemporanee”. Anche se non sono molto aggiornato si sente che è un disco del 2020.

Siamo partiti dal mare, ma c’è anche il resto della natura nei brani. Con tutte le varie limitazioni, è aumentata l’immaginazione per rivivere quei posti, oppure invece è venuto meno un elemento base dei testi?

Il disco è stato interamente composto nel 2019 e registrato poco prima delle limitazioni, all’inizio del 2020, quindi non ha risentito di niente di tutto ciò. Per fortuna.