I Camillas e il loro mondo nonsense messo su vinile da Cloudhead

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Fra il serio (pochissimo) e il surreale (tanto), abbiamo intervistato i Camillas prima del loro live al Baciccia di sabato scorso. Lo abbiamo fatto perché era una bella occasione per incontrare un gruppo che da tempo gira l’Italia con pezzi che viaggiano sul binario del nonsense, pezzi che hanno saputo portarli a diverse collaborazioni importanti. Oltre a questo, li abbiamo incontrati perché a mettere su vinile il loro ultimo album, Tennis d’amor, sono stati i ragazzi piacentini di Cloudhead. E allora ecco i Camillas.

Partiamo dall’album, Tennis d’Amor, come è nato e come è stato accolto in questi mesi?

C’è un po’ un complotto di questi pre-revisionisti contro di noi. Anche loro non sanno di esserlo, ma sono negazionisti di quest’album. A noi però sta dando tante soddisfazioni, per l’intenzione che c’era e che è stata soddisfatta. Molto più rock e più fresco, perché lo abbiamo fatto in modo più immediato, con pochissime sovraincisioni. È bellissimo lui ed bellissimo suonarlo perché adesso, in 3, siamo meno soli. È piaciuto tanto ma qualcuno ha detto che non l’ha apprezzato, ma chi lo dice, è oggettivamente ignorante. Ci hanno ferito soprattutto i silenzi e i commenti di quelli che hanno in mano la comunicazione della musica in Italia. Può non piacere ma è bello. Ma noi sappiamo accogliere le critiche e gli errori. Degli altri.

Siete meno soli perché nel 2015 c’è stato un cambiamento, è arrivato un terzo componente. Come mai questa scelta?

In effetti è arrivato prima Enrico Liverani (aka Michael Camillas) che la sua batteria. È lui che ci diceva come mettere a posto i pezzi, e dopo un po’ che ci diceva “come fare”, gli abbiamo detto: “ma non fai prima a fare il nostro batterista!?!”. Tutto ciò provando una volta, poi un live, poi siamo andati avanti. Lui è bravissimo e non ha bisogno di fare prove, ci segue spesso e non possiamo farne a meno. Avevamo l’esigenza di avere un corpo, prima infatti i pezzi erano delle frasi che avevano bisogno di un ritmo, c’erano solo le “cose”, adesso anche quello.

Siete tornati al Baciccia dopo un po’ di anni, in tutto questo periodo cosa è cambiato?

Siamo soli, molto più soli. L’ultima volta eravamo con gli X-Mary. Poi, prima eravamo qui con un vinile piccolo e adesso torniamo con un vinile grande. Ma soprattutto adesso siamo soli. Non abbiamo la conferma che sia vero il “meglio accompagnati”, perché siamo soli. Prima fermavamo la gente perché eravamo felici, ma adesso no perché siamo soli.

Fra X-Mary e Cloudhead, come è nato il rapporto con questo pezzo d’Italia?

Noi siamo arrivati qui, in una zona che ignoravamo, fra i primi. Non c’era niente. All’epoca questi posti erano quasi sconosciuti. Tutto nasce quando abbiamo suonato a Livraga per uno dei primi concerti fuori dalle Marche. Con gli X-Mary ci siamo conosciuti ascoltandoci reciprocamente. Da lì è nata un’affinità reciproca che ci ha portato a frequentare questo territorio fra Emilia e Lombardia. Infatti con Enzo, milanese, e l’altro a cui tocco sempre i riccioli (Enzo e Leonardo di Clouhead. Ndr), c’è una strana congiuntura di linguaggio. Come Pesaro, questa zona è di confine, con dialetti fragili e disturbati.

Italians got talent 2015: perché avete scelto di partecipare? cosa ha cambiato nella vostra carriera?

Fondamentalmente perché è stata una porta che ci è stata aperta e di là c’era uno scivolo con tanta schiuma, tipo Acquafun gratis, con musica dance e Coca Cola. Te cosa avresti fatto?! Ed infatti è stato divertentissimo, un gran bel circo. Da dentro la tv è grandissima. Sembra piccola ma è grandissima.

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Due importanti collaborazioni dirette su Tennis d’amor, sono quelle con Genna e Calcutta, come sono nate?

Con Calcutta è un’amicizia lunga 7 anni e una collaborazione con lui nasce come prendere un aperitivo insieme. Nella normalità. Ci ha chiamato e ha detto “ho scritto un pezzo per voi”, la canzone era Il postino, ci è piaciuta subito l’impronta e l’abbiamo fatto. Dopo lui è diventato famoso e invece noi… vabbè. Con Genna invece ci siamo incontrati ad uno spettacolo a Milano, poi conosciuti, e poi abbiamo cominciato a lavorare su un libro uscito un anno e mezzo dopo. Ad un certo punto abbiamo pensato che per la prima traccia dell’album ci voleva una voce esterna e abbiamo pensato alla sua. È una registrazione naturale, eravamo tutti insieme e abbiamo catturato la sua voce.

Chiudiamo il lato “extra Camillas” con il lavoro per la sigla di Colorado Cafè e poi Rai Dire Europei…

È stato strano, un giorno ci hanno chiamato per un “workshop” per Colorado. Arrivati lì, tutti hanno cominciato a salutarci passando in mezzo a comici famosi, tutti molto carini con  noi. Arriva un tipo e ci chiede se abbiamo bisogno di un presentatore… poi se avevamo bisogno di strumenti sul palco… Solo dopo abbiamo capito che eravamo ad un provino vero e proprio. Ci siamo inventati al volo quello che dovevamo fare, siamo piaciuti fino ad arrivare a fare la sigla del programma. Poi Rai dire europei. Eravamo ad una cena di Legacoop ad Ancona, stavamo suonando e squillava il telefono. Era uno dei produttori di Italias got talent per dirci che avevano usato la nostra canzone Il gioco della palla. Oltre a questo, lo abbiamo suonato live per la finale. Tutto qui.

Come vi hanno convinto i ragazzi di Cloudhead a trasportare su vinile l’ultimo album?

Non abbiamo idea di chi siano, ma sono simpatici e facciamo quello che dicono loro. Ad un concerto a Piacenza con gli X-Mary abbiamo scoperto che il loro vinile lo avevano fatto questi due ragazzi e ci abbiamo pensato. Non sapevamo ancora come fare il vinile di Tennis d’amor perchè l’altro produttore (per Labellascheggia. Ndr) era piuttosto impegnato con un altro progetto (sua figlia), abbiamo parlato e poi unito le forze. Ha già più di un giorno d’età, ma lo porta benissimo.

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Però da cd a vinile qualcosa è cambiato…

È un disco che contiene due dischi. Su un lato ci va l’album, dall’altro abbiamo deciso di fare vedere “l’altro lato” in tutti i sensi, quello che non si vede, e allora lasciamo liberi gli ascoltatori di ascoltarlo come meglio credono (insomma, è l’album inciso al contrario. Ndr). Anche sulla produzione in vinile abbiamo voluto riportare la pressa enorme, realmente esistente alla stazione di Terni. Possente e felice, ma molto sola perché portata via dal suo habitat naturale, la fabbrica.

In questo momento cosa sono i Camillas?

Sono una cosa che è nata 11 anni fa, e come tutte le cose che nascono, sono piene di energia. Quando una cosa nasce non può essere seconda a nessun’altra cosa. Non può morire perché è principale e più va avanti, più arrivano esperienze nuove. Noi siamo molto espansivi e dove possiamo fare delle cose le facciamo. È un lavoro senza alcun padrone. Incontrare un sacco di persone e collaborare, senza programmare, come quella con Flavio Giurato, arrivata e non cercata.

Senza darsi un ruolo predefinito…

L’obiettivo è quello di andare avanti, coinvolgere gli altri. È un gioco sfaccettato dove il filone principale è nella musica ma aperto anche alla radio, alla televisione e alla cinematografia. Senza cercarlo, un po’ alla volta, ci stanno toccando tutti questi mondi diversi. Come per il tour, siamo sempre in giro. Noi ci abbiamo provato a non lanciare un brano nuovo una volta che era pronto, ma proprio non ce la facciamo a stare fermi.