Intervista a TonyFace Bacciocchi e al suo Rock’n sport

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Per gli appassionati di sport e musica da qualche settimana è uscito un libro pieno di aneddoti e curiosità sui punti di unione fra questi due mondi. Il libro si chiama “Rock’n sport”, è edito da Vololibero edizioni e l’autore è Antonio TonyFace Bacciocchi.

Sono 186 pagine in cui TonyFace ci racconta le passioni sportive, spesso nascoste, di tanti artisti del panorama musicale italiano e internazionale, e quelle musicali di alcuni campioni dello sport. Il libro sarà presentato domani alla Feltrinelli di Piacenza alle ore 18, ma prima di questo incontro abbiamo fatto qualche domanda a Tony per entrare dentro a Rock’n sport.

 

Intanto direi di partire dall’inizio, in questo caso dalla copertina. La scelta di utilizzare una foto di Alì ha un significato particolare oppure è solamente perché è una bella foto?

C’erano decine di foto in predicato per diventare la copertina ma quella le batte tutte. Un po’ perché per me Alì è sempre stato ed è tutt’ora un idolo, un po’ per quanto è curiosa l’immagine di un giradischi in auto come un autoradio.

Rock’n sport è una raccolta lunga oltre 180 pagine di nozioni e curiosità, spesso sconosciute anche i più grandi intenditori. Quanto tempo c’è voluto e dove sei riuscito a trovare tutte queste notizie?

Per ogni mio libro ho sempre impiegato almeno un anno, anche e soprattutto perché scrivere per me non è (purtroppo) un lavoro ma un hobby e di conseguenza è relegato nei momenti liberi della giornata (più spesso nottata). In questo caso il lavoro di ricerca è stato molto impegnativo ma ancora di più la selezione che ho dovuto poi fare cercando di scegliere le notizie più curiose e significative, in mezzo ad una marea di materiale trovato (tra libri, ricordi personali, vecchie riviste e ovviamente internet).

Quando hai cominciato a pensare a Rock’n sport, qual è il primo connubio che ti è subito venuto in mente fra sport e musica? Quello che ti è più limpido nella memoria?

Subito dopo l’inaspettato successo di “Rock n Goal”, scritto con Alberto Galletti, che analizzava le connessioni tra rock e calcio. Il primo sport analizzato è stato il pugilato, uno per i quali ho sempre nutrito una grande passione, partendo da un libro che avevo letto su “Hurricane” Carter, pugile a cui Bob Dylan ha dedicato l’omonima canzone.

Domanda al contrario: qual è invece l’unione fra musica e sport che non ti aspettavi di scovare?

Sapevo che il cricket è piuttosto popolare in Inghilterra ma non mi aspettavo di scoprire la passione sfrenata di tutti i Rolling Stones, degli Stranglers, di Roger Waters, Eric Clapton e tantissimi altri per questo sport a noi praticamente sconosciuto.

Nelle prime pagine prendi d’esempio la Grecia antica in cui gli atleti erano un modello per gli artisti. Oggi c’è uno sportivo con questa forza “ispiratrice”?

Oggi lo sport è business esasperato, anche in ambiti poco popolari. Ci sono ancora atleti in qualche modo “puri” ma nel momento in cui arrivano al successo diventano automaticamente rockstars immediatamente sfruttate da pubblicità e marketing.

Proprio su questo tema, scomodando alcuni miti sportivi e musicali come Jhon Lennon da una parte e Bartali dall’altra, si ha la sensazione che prima, oltre ad essere geni e campioni, fossero anche dei grandi personaggi a 360°. Oggi invece sembra che questa capacità non ce l’abbia (quasi) nessuno, è così? Sai darmi una motivazione?

Vero, i personaggi si contano sulle dita di una mano, da Usain Bolt al nostro pugile Lenny Bottai che pure ho intervistato nel libro. Ti rimando alla risposta di sopra: è tutto business. Per fare sport ad alti livelli sono necessari soldi, finanziamenti, appoggi di vario tipo. La prestazione sportiva diventa a volte quasi un corollario secondario.

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Nel corso degli anni, dopo alcune morti eccellenti, si è sentito dire più volte che il rock è morto. Anche lo sport a livello mondiale ha visto sparire alcune icone che hanno segnato delle epoche che se ne sono andate via con loro. Di conseguenza, c’è una parte magica dello sport morta con i suoi miti?

Di solito si tende a vedere il meglio sempre nel passato. Il rock ha indubbiamente e oggettivamente espresso il suo meglio tra gli anni 60 e 70  e i protagonisti di quell’epoca stanno, fisiologicamente, andandosene, lasciando vuoti incolmabili. Lo stesso per lo sport: vediamo l’epica delle imprese sportive nel passato, complici magari anche le scarse immagini dell’epoca, in bianco e nero, sgranate, che rendono certe imprese ancora più straordinarie nel nostro immaginario.

Collegandomi alla domanda sopra, pensando ad alcuni esempi, uno su tutti Ayrton Senna, una linea che rock e sport toccano entrambe, è il passaggio da campione a mito immediatamente dopo la morte. Qual è la caratteristica principale che li accumuna anche sotto questo triste aspetto?

Rock e sport sono due facce della stessa medaglia. Entrambi catalizzano l’attenzione e l’immedesimazione dei fans. La morte li sublima a ricordo eterno e a icone santificate.

Dopo aver preso in considerazione tantissime situazioni, qual è secondo te il momento in cui uno sportivo travalica il suo ambito e diventa “materiale” meritevole di una canzone?

Ci sono diverse tipologie: il mito sportivo assurto a tale per qualche impresa o al contrario lo sfigato, il gregario, quello dimenticato. Non dimenticando il puro e semplice omaggio da tifoso.

Dal curling al wrestling, qual è lo sport messo in musica che ti ha più sorpreso?

Ti parlavo del cricket ma anche il Polo non scherza con il batterista dei Police a capo di una squadra, gli Outlandos d’Amour (titolo dell’album d’esordio della band di Sting) che gira il mondo per beneficenza oppure il curling a cui sono state dedicate tantissime canzoni, alcuni anche antichissime.

Leggendo il libro viene un dubbio: non è che sei più uno sportivo prestato alla musica che il contrario?

Nasco come maratoneta e fondista a 8 anni. Ho corso come una sorta di Forrest Gump agonisticamente per una decina di anni. Poi ho praticato sport di ogni tipo. E per questo ora sono pieno di acciacchi! La musica è arrivata molto più tardi.

Domanda di rito: qual è lo sportivo più rock e qual è il rocker più sportivo?

Di rocker sportivi ne abbiamo un sacco, dal cantante degli Iron Maiden provetto schermitore ad Alice Cooper vero campione di golf. Uno sportivo davvero rock è il già citato Lenny Bottai.