Intervista ai Bravi Tutti. Tra primiere, “Trolley” e nuova etichetta

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Incontriamo i Bravi Tutti nel tiepido, moderatamente soleggiato e poco polveroso backstage dell’Orzorock. Fra il soundcheck e l’inizio della serata, facciamo una chicchierata con i ragazzi che formano uno dei gruppi più ironici e divertenti del nostro panorama musicale, per parlare, fra domande serie e altre proprio no, del loro ultimo lavoro “Trolley Road”. Purtroppo però ne manca uno, infatti il Vincio non è presente. Partiamo proprio da qua…

Che fine ha fatto il Vincio?

E’ in ferie.

Molto bene. Dopo questa partenza a razzo arriviamo a parlare dell’album, come e quando nasce “Trolley Road”?

Era il momento giusto, avevamo i pezzi pronti e siamo entrati in studio. Fra i pezzi, qualcuno è più recente, e altri, come “Dario” e “Aperitivo”, invece erano già pronti da tempo. Ormai sono le nostre tempistiche: ogni uno o due anni torniamo in studio perché ci piace sempre portare fuori delle novità, vige la regola del “poco ma spesso piuttosto che tanto ma di rado”. Questa formula ci piace talmente tanto che abbiamo già prenotato lo studio per il 2017.

L’album si apre con “Aperitivo” e la domanda che tutti si sono posti dopo averla ascoltata è: la zia aveva in mano le carte, il 7 bello, il Re bello e la primiera, il Suzza solo gli ori, con il calcolo delle scope c’è stata la rimonta?

Purtroppo no, non c’è stato niente da fare.

Capita. Comunque, come nasce questa intro?

Nasce a caso perché ero solo in ufficio (parla lo sconfitto Suzzani) ed è partita questa finta telefonata. Speravo vivamente che fosse bocciata dagli altri ed invece no…. In realtà c’è un retroscena: l’intro doveva essere un audio di Pino Scotto montato con finte telefonate in cui diceva le peggio cose su di noi. Lo abbiamo contattato ma ci ha fatto capire che non era il caso…

Tra stage, ritorni massonici e pendolarismi (anche se al contrario), questa realtà vi fa più ridere o piangere?

Fondamentalmente le nostre canzoni cercano di essere tutte storie divertenti che però vogliono anche far pensare. “Dario” l’abbiamo in scritta come una lettura del presente in confronto al passato. La differenza fra oggi e ieri. Un presente fra chi cerca lavoro anche in cambio di niente e chi alle stesse condizioni decide di stare a casa. “Eralodnep” invece è una storia inventata basata su un tipo che decide di vivere a Milano e che torna a Piacenza per fare il fine settimana, insomma fa il pendolare al contrario. Vuole solo fare ridere.

 

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Da poco siete sotto l’etichetta Orzorock Music. E’ solo una caso che siate stati scelti proprio voi per chiudere il Festival? Solo un caso? Eh??

Ma no dai! In fondo è già da un po’ di anni che veniamo qua! poi è ovvio che suonare come ultimi è una soddisfazione ancora maggiore.

Rimanendo sul tema, come è nata la scelta di passare sotto questa etichetta?

Avevamo già un precedente con un’altra etichetta con cui avevamo iniziato una collaborazione, ma che non ci aveva ha portato a nulla. Qua la proposta era più seria perché da subito si è parlato della volontà di trovare delle date in cui suonare. I ragazzi di Orzorock Music hanni molti contatti in giro, vivono di musica e hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco fondando l’etichetta. Queste cose ci hanno portato a scegliere loro.

Parlando di attualità, dalla vostra pagina Facebook leggiamo alla voce “interessi”: calcio e Berlusconi. Come analizzate questo momento? E poi, avete dimenticato qualcosa fra gli interessi?

In questo momento c’è un nuovo Berlusconi ma non si chiama Berlusconi.  Dobbiamo dire che un po’ ci manca, anche perché prima, almeno ti inc***va un tuo nemico adesso lo fa un tuo amico (per il calcio il gruppo si è spaccato fra un “forza Milan” e un “forza Milan un cazzo”). Cosa manca? Manca la fi*a perché ci fa schifo. Via le fig*e da Piacenza.

Nel vostro album spicca una collaborazione importante, quella con Davide Romagnoni dei Vallanzaska. Come è nata questa cosa?

E’ nata tramite il circolo Vik. Anche se noi lo seguiamo spesso, una sera è venuto a suonare a Piacenza e gli abbiamo proposto questa collaborazione. Per un pezzo ska era la persona giusta e lui gentilmente e molto simpaticamente è venuto e ci ha regalato la sua voce. Una soddisfazione perché si parla del frontman di uno migliori gruppi ska italiani rimasti (in tutti i sensi).

Chiudiamo con un’altra domanda a cui molti stanno cercando di dare una risposta. Perché nella copertina dell’album, chiaro riferimento ad Abbey Road dei Beatles, non c’è alcun riferimento alla presunta morte di uno di voi in un incidente stradale la notte del 9 novembre 1966? Ci volete nascondere qualcosa? Magari con la misteriosa scomparsa di Vincini?!?

Giuriamo che il Vincio sta bene! Però, anche se non in stile “Paul is dead”, un riferimento in effetti c’è! I trolley sono un collegamento ad un evento sanguinario recente del piacentino…

Altro da dichiarare?

Poco altro. Sono sei anni che suoniamo e siamo molto contenti. Siamo anche molto contenti di vedere che il video di “Dario il precario” è già a quasi 5000 visualizzazioni. E’ stato molto divertente farlo e l’etichetta ci ha aiutato e spinto in questa cosa. Siamo felici anche del fatto che il pubblico risponde sempre bene alle nostre iniziative. Ah! In ultimo ricordiamo che il nostro nuovo disco è disponibile da Alphaville. Andatevelo a prendere!