Modena City Ramblers: intervista a Franco d’Aniello

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Altro appuntamento azzeccato e tanto atteso, quello di questa sera, mercoledì 15 luglio, all’interno del Festival Blues: alle ore 21 in Piazza Molinari a Fiorenzuola, arrivano i Modena City Rambers con il loro “combact folk” (come amano chiamarlo) “Sentieri clandestini Tours” omonimo del loro ultimo cd, “Tracce clandestine”.

Hanno iniziato la loro storia musicale nel 1991 a Modena appunto. Nati  come gruppo di amici innamorati del folk irlandese, si sono guadagnati un posto nei cuori delle persone tramutando in musica e strofe i tratti essenziali del nostro tempo. Le loro canzoni parlano di periferie, di lavoro, fanno rivivere le canzoni della Resistenza partigiana ed emergere temi di grande attualità come quello della legalità e della lotta alle mafie con  il progetto “onda libera”.

Franco d’Aniello, membro fondatore dei Modena e ormai cittadino piacentino, ci racconta chi sono i Modena e come è nato il loro ultimo cd “tracce clandestine”

Franco, “Tracce clandestine” riporta in luce tante canzoni che voi avete sempre amato, suonato e fanno parte della vostra storia.
Non è un disco di cover o una compilation tout court. Nella nostra storia abbiamo sempre suonato queste canzoni che ormai fanno parte di noi. Le abbiamo tutte riarrangiate e rivedute e deciso di includerle in questo cd. Durante il lavoro in sala d’incisione, abbiamo avuto ospiti illustri come Eugenio Finardi col quale abbiamo reinterpretato “saluteremo il signor padrone” a cui abbiamo aggiunto una strofa che rimanda ai nuovi sfruttati dai padroni di oggi: i giovani precari e sottopagati.  Nel disco hanno cantato fra gli altri, Stefane Mellino dei Les Negresses Vertes oppure Terry Wood dei Pogues, gruppo senza il quale non saremmo mai nati.

La vostra musica, le vostre canzoni, parlano spesso di temi sociali e di attualità, come nascono? Fissate una tematica comune che poi sviluppate?
No nessun tema predefinito. Nascono da stimoli personali, dal fatto che come tutti quanti siamo uomini del nostro tempo e dal quale attingiamo per le nostre canzoni. L’unico inedito di “Tracce clandestine”, The Trumpets of Jericho, è un lavoro di gruppo partendo appunto da un’idea di un singolo e poi sviluppata insieme. In questo caso l’idea è che viviamo in un mondo dove si costruiscono muri per dividere territori, persone da altre persone, e non per creare riparo come avviene quando si costruiscono i muri di una casa. Rispecchiando fatti di attualità o il sentire comune, pensiamo che le nostre canzoni fissino nelle persone pensieri e stati d’animo che stanno già vivendo e che condividono con noi e che, attraverso queste canzoni, vengano rivitalizzati ogni volta. Quando ad esempio abbiamo cominciato a proporre Bella Ciao, molti ragazzi si rispecchiavano in quelle parole, ma pensavano che quella canzone fosse la nostra. In questo caso ci piace pensare che abbiamo contribuito a far rinascere un sentimento verso quelle lotte di liberazione che negli anni si era affievolito.

Com’è il rapporto col pubblico? E’ cambiato nel tempo?
C’è un filo rosso che tiene insieme il pubblico di vent’anni fa e quello odierno. Il nostro pubblico viene ai concerti per sentirsi parte di una festa. Non viene per assistere ad un “rito” a cui non ci si può sottrarre, ma viene per divertirsi. Se ad esempio c’è il “popolo” di Vasco Rossi, nei nostri concerti percepisco la netta sensazione che gli spettatori si sentano proprio parte dei Modena City Ramblers, come se, parafrasando il titolo di un nostro cd, fossero parte de “La grande famiglia”.

Fra i vostri progetti ce n’è uno che mi ha colpito molto ed è stato “Onda Libera” che parla di legalità e lotta alle mafie.
E’ stata l’esigenza di fare qualcosa. Di farlo chiaramente con quello che sappiamo fare: la musica. Qualcosa che forse molti avevano in animo di fare ma che non erano riusciti ad esprimere. Forse la nostra storia, quella del nostro gruppo, ci ha permesso di parlare di questa grande ferita del nostro paese.  E’ il tema che ho cercato di esprimere prima: riuscire a mettere in musica un ideale, un pensiero, questo è il nostro modo di intendere la musica! Anche se le nostre canzoni, lo sottolineo, parlano anche di sentimenti umani, d’amore, d’amicizia.

Come sarà il concerto di questa sera a Fiorenzuola?
Oltre a pezzi storici del nostro repertorio, porterà sul palco le canzoni dell’ultimo disco. In un certo senso è una scommessa, per adesso vinta, in quanto non era scontato che il pubblico apprezzasse tanti pezzi non nostri proposti dal vivo. Eravamo timorosi. Il fatto però che non siano esattamente delle cover ma siano canzoni completamente riviste da noi, e che comunque rispecchiano il nostro modo di sentire la musica, ha suscitato interesse e partecipazione.  Da molti è stato anche vissuto come un ritorno alle origini in quanto noi siamo nati proponendo un repertorio non nostro. E su queste canzoni ci piacerebbe vedere la piazza ballare!

 

The Trumpets of Jericho (clicca sulla foto per sentire) [[{“type”:”media”,”view_mode”:”media_large”,”fid”:”3116″,”attributes”:{“alt”:””,”class”:”media-image”,”height”:”432″,”style”:”vertical-align: text-top; margin: 5px;”,”typeof”:”foaf:Image”,”width”:”480″}}]]