Ruins Barren | A 2 settimane dall’uscita ecco l’intervistona

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Intervistona a Ruins Barren
Intervistona a Ruins Barren

La doppia intervista a Ruins Barren, in un unico articolo

Un viaggio in coppia, e parliamo di quella di Marco “Tiglio” Costa e Ricky Ferranti, che prima vi abbiamo presentato in due parti ma che oggi, per le due settimane dall’uscita di Land of desolation (si nota che il due è ricorrente?!? Ndr) oggi mettiamo insieme.

Il nome che porta il porta il progetto è Ruins Barren, e tutto il resto ce lo ha detto la voce del duo, qua!

Come è iniziato tutto ciò?

Andando a lezione da lui, dopo un po’, anche perché mi piacciono molti i suoi brani, gli dico “Ma se facciamo insieme una canzone e io lo canto?”, e lui mi ha risposto “Ma se invece facessimo un disco?”. E io che cosa dovevo fare, dire di no?!?

Cosa vi lega?

La filosofia di tornare alle origini, alla verità, alle radici. La prima volta che l’ho visto eravamo alla Muntà, eravamo tante band e ognuno faceva tre pezzi, e appena l’ho visto e ascoltato il suo sound, mi sono detto che lui doveva essere quello che mi avrebbe insegnato per davvero a suonare la chitarra.

Oggi vorrei scoprire solo in parte il progetto, però… come funziona questo lavoro in coppia?

Lui scrive la musica, io i testi e Nikita (nome inventato, da Costa, e che rimarrà nell’anonimato. Ndr) contribuisce alle traduzioni. Gli arrangiamenti li decidiamo insieme, ma in effetti anche tutto il resto, diciamo che costruiamo tutto insieme.

Da quanto capisco è un rapporto che ormai va oltre la musica…

È nato subito qualcosa. Da quel giorno a La Muntà mi sono detto “Lui è qua per me”. Credo che senza questa cosa, non si può fare musica insieme. Poi conoscendoci meglio abbiamo capito che la strada era quella, magari tra di noi cambiano i gusti ma i punti fermi sono gli stessi per tutti e due, ad esempio Robert Johnson è Robert Johnson, punto. Oppure che non si fanno i dischi a metronomo.

Perché qua sei passato all’inglese?

Sapevo che me lo avresti chiesto. Ho bisogno di cambiare e se le faccio in italiano sarebbe una parte della evoluzione del Fattore Rurale, e allora lo faccio qua. Questo vale anche per il sound, ma per la lingua soprattutto perché questa mi dà anche la possibilità di scrivere cose diverse e ad essere più libero. Vedo anche che, contro il mio volere, sto imparando anche l’inglese perché ho capito subito che dopo le prime due canzoni, la terza l’avevo già scritta in modo diverso. È uscito anche che scrivo canzoni in italiano che vanno subito bene anche in inglese e Ricky e Nikita, non ci volevano credere.

Ruins
Ruins

Questo è un cambiamento dal tuo altro progetto centrale, il Fattore Rurale. Oltre a questo, da cosi si discosta dal passato, Ruins Barren?

Qua ho cercato di raccontare delle storie che sono un po’ staccate da me. Con il Fattore racconto me e la nostra terra che adesso non ci vuole più. Qua invece sono delle storie, come “A love story” che parla di due che si suicidano non perché non riescono a stare insieme, ma per suggellare il loro patto d’amore, oppure “Charlie Wilson Ford” che parla del fratello di Robert Ford, l’assassino di Jasse James, che è stata la vera vittima.

Qual è il punto di congiunzione tra il Fattore Rurale e Ruins Barren?

Bhe, è l’orrore. In questo momento capisco “Cuore di tenebra” di Conrad. Oltre a questo il punto di congiunzione sono io, io rimango sempre Fattore Rurale. Nasco da lì e quello non lo posso cambiare.

Abbiamo detto che non solo canzoni, ma sono storie. Da dove arrivano?

Arrivano dalle cose che mi sono rimaste impresse nel tempo, cose che ho letto, che ho visto fino ad oggi. A parte “Charlie Wilson Ford”, le altre sono tutte inventate. Diciamo che sono i film che avrei voluto girare.

Nella scelte delle storie, ci ha messo mani anche Ricky Ferranti? Ah, c’è anche una novità dal lato etichetta…

Anche su questo mi sono fidato di lui. Io ero arrivato con 14 pezzi e allora bisognava scegliere quelle che sarebbero andate sull’album e anche qui è stato un lavoro fatto insieme. Nel prossimo disco, perché vorrei che ce ne fosse un altro, ci saranno quelle che sono state lasciate fuori, sono tutte già registrate.
Per quanto riguarda l’etichetta, si, c’è, ed è la PA74. Ci sta aiutando e ci ha dato tante cose nel momento un cui abbiamo cominciato a parlare di questa possibilità

Non possiamo non chiedere, anche perché so che la domanda è attesa: perché a Ruins hai aggiunto Barren?

Già Ruins, che è “rovine”, era abbastanza azzeccato perché è un album che parla di cose che a volte anche quando siamo soli con noi stessi, non e ne volgiamo ricordare, sono cose di cui ci scordiamo. Poi abbiamo aggiunto Barren, intanto perché significa “arido”, e poi perché è il posto dove si nasconde Pennywise in It, perciò un omaggio a Stephen King. Perché è lì dove nasce e muore l’incubo.

Immaginiamo che di ottimismo (anche qui. Ndr), ce ne sarà poco…

Ottimismo non ce ne sarà proprio. Io sono sempre lo stesso e non cambio mica un cazzo, il mood è quello e poi non vedo la ragione di essere ottimisti, perché ormai non si può far finta di niente e sperare che andrà tutto bene, perché è tutto già andato male. Non è un discorso di essere ottimista o pessimista, è che non voglio dire per forza parole belle, perché quei momenti, quelli felici, sono pochi. Poi seguo sempre quello che disse Monicelli che “La speranza è una trappola inventata dai padroni. Bisogna avere il coraggio di ribellarsi e cercare il riscatto che in Italia non c’è mai stato.”.

Ruins Barren
Ruins Barren

Un tema del Fattore Rurale, è il paesaggio circostante. E qua?

Qua non l’ho tanto ripreso. Forse un po’ in “At three in the morning”, ma per il resto mi sono proprio staccato da quello, c’è qualcosa del vissuto del Tiglio, ma non lo è completamente. E poi intanto non si può parlare dell’Italia se si canta in inglese, se vuoi cantare della tua tradizione e della tua terra non puoi farlo in un’altra lingua, e poi racconto storie che non per forza sono ambientate qua, deve essere chi ascolta a capire qual è l’ambientazione.

Chi è abituato a sentirti in progetti diversi, riconosceranno subito di cosa si tratta?

All’inizio capisce che è riconducibile al Fattore e a Crudelia, ma se poi ci entri dentro coi testi, allora vedi la differenza. Anche perché alla fine si avvicina a quello che siamo io e Ricky, che è una cosa diversa da tutto il resto.

Come dobbiamo aspettarci (sperando il più presto possibile) un live data la collaborazione con Ricky?

Intanto diciamo che sicuramente ci sarà, come ci sarà una versione fisica dell’album, anche se appunto, purtroppo questo periodo ci impedisce di far vibrare le nostre anime. Comunque nel live ci sarà assolutamente anche Ricky perché per me è un duo, gliel’ho detto subito “io lo faccio se non mi abbandoni”. Se non c’è lui non suono. Magari appariranno anche vecchie conoscenze. Poi ci saranno nell’album suoni nuovi, come ad esempio violino e violoncello, arrivati dagli ascolti di Nick Cave e anche quelli in qualche modo li avremo anche nei live. Tutto questo nasce da “Wilson”, Ricky mi ha fatto sentire una cosa e subito mi era sembrata una colonna sonora di un film e allora ho cominciato a mettere suoni nuovi un po’ qui e un po’ là. Alla fine sono uscite delle cose per cui posso dire di essere abbastanza soddisfatto. Perché contento fino alla fine, io non lo sarò mai.

Tutte le foto sono di Marco Cattaneo