Ruins Barren | Venerdì arriva Land of desolation: 9 storie parto della coppia Costa – Ferranti

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Ruins Barren

Un duo da scoprire: Marco Costa e Ricky Ferranti insieme per un progetto nato un di qua e di là, dal Po

Solo una decina di giorni fa avevamo aperto il capitolo “Ruins Barren”, ora a 4 giorni dal lancio dell’album Land of desolation, torniamo sul discorso con il protagonista di questo nuovo progetto che sta per vedere la luce.

Se vi siete persi la prima parte, la trovate sul nostro sito, ora passiamo alla seconda.

Eravamo rimasti all’inglese…

E di come mi lascia più spazio e mi faccia andare fuori dagli schemi. Poi come dicevo, mi capita, come è successo per “Charlie Wilson Ford”, che scrivo in italiano, la traduco, e viene esattamente come volevo.

Questo è un cambiamento dal tuo altro progetto centrale, il Fattore Rurale. Oltre a questo, da cosi si discosta dal passato, Ruins Barren?

Qua ho cercato di raccontare delle storie che sono un po’ staccate da me. Con il Fattore racconto me e la nostra terra che adesso non ci vuole più. Qua invece sono delle storie, come “A love story” che parla di due che si suicidano non perché non riescono a stare insieme, ma per suggellare il loro patto d’amore, oppure “Charlie Wilson Ford” che parla del fratello di Robert Ford, l’assassino di Jasse James, che è stata la vera vittima.

Qual è il punto di congiunzione tra il Fattore Rurale e Ruins Barren?

Bhe, è l’orrore. In questo momento capisco “Cuore di tenebra” di Conrad. Oltre a questo il punto di congiunzione sono io, io rimango sempre Fattore Rurale. Nasco da lì e quello non lo posso cambiare.

Abbiamo detto che non solo canzoni, ma sono storie. Da dove arrivano?

Arrivano dalle cose che mi sono rimaste impresse nel tempo, cose che ho letto, che ho visto fino ad oggi. A parte “Charlie Wilson Ford”, le altre sono tutte inventate. Diciamo che sono i film che avrei voluto girare.

Ruins

Nella scelte delle storie, ci ha messo mani anche Ricky Ferranti? Ah, c’è anche una novità dal lato etichetta…

Anche su questo mi sono fidato di lui. Io ero arrivato con 14 pezzi e allora bisognava scegliere quelle che sarebbero andate sull’album e anche qui è stato un lavoro fatto insieme. Nel prossimo disco, perché vorrei che ce ne fosse un altro, ci saranno quelle che sono state lasciate fuori, sono tutte già registrate.
Per quanto riguarda l’etichetta, si, c’è, ed è la PA74. Ci sta aiutando e ci ha dato tante cose nel momento un cui abbiamo cominciato a parlare di questa possibilità

Non possiamo non chiedere, anche perché so che la domanda è attesa: perché a Ruins hai aggiunto Barren?

Già Ruins, che è “rovine”, era abbastanza azzeccato perché è un album che parla di cose che a volte anche quando siamo soli con noi stessi, non e ne volgiamo ricordare, sono cose di cui ci scordiamo. Poi abbiamo aggiunto Barren, intanto perché significa “arido”, e poi perché è il posto dove si nasconde Pennywise in It, perciò un omaggio a Stephen King. Perché è lì dove nasce e muore l’incubo.

Immaginiamo che di ottimismo (anche qui. Ndr), ce ne sarà poco…

Ottimismo non ce ne sarà proprio. Io sono sempre lo stesso e non cambio mica un cazzo, il mood è quello e poi non vedo la ragione di essere ottimisti, perché ormai non si può far finta di niente e sperare che andrà tutto bene, perché è tutto già andato male. Non è un discorso di essere ottimista o pessimista, è che non voglio dire per forza parole belle, perché quei momenti, quelli felici, sono pochi. Poi seguo sempre quello che disse Monicelli che “La speranza è una trappola inventata dai padroni. Bisogna avere il coraggio di ribellarsi e cercare il riscatto che in Italia non c’è mai stato.”.

Un tema del Fattore Rurale, è il paesaggio circostante. E qua?

Qua non l’ho tanto ripreso. Forse un po’ in “At three in the morning”, ma per il resto mi sono proprio staccato da quello, c’è qualcosa del vissuto del Tiglio, ma non lo è completamente. E poi intanto non si può parlare dell’Italia se si canta in inglese, se vuoi cantare della tua tradizione e della tua terra non puoi farlo in un’altra lingua, e poi racconto storie che non per forza sono ambientate qua, deve essere chi ascolta a capire qual è l’ambientazione.

Chi è abituato a sentirti in progetti diversi, riconosceranno subito di cosa si tratta?

All’inizio capisce che è riconducibile al Fattore e a Crudelia, ma se poi ci entri dentro coi testi, allora vedi la differenza. Anche perché alla fine si avvicina a quello che siamo io e Ricky, che è una cosa diversa da tutto il resto.

Come dobbiamo aspettarci (sperando il più presto possibile) un live data la collaborazione con Ricky?

Intanto diciamo che sicuramente ci sarà, come ci sarà una versione fisica dell’album, anche se appunto, purtroppo questo periodo ci impedisce di far vibrare le nostre anime. Comunque nel live ci sarà assolutamente anche Ricky perché per me è un duo, gliel’ho detto subito “io lo faccio se non mi abbandoni”. Se non c’è lui non suono. Magari appariranno anche vecchie conoscenze. Poi ci saranno nell’album suoni nuovi, come ad esempio violino e violoncello, arrivati dagli ascolti di Nick Cave e anche quelli in qualche modo li avremo anche nei live. Tutto questo nasce da “Wilson”, Ricky mi ha fatto sentire una cosa e subito mi era sembrata una colonna sonora di un film e allora ho cominciato a mettere suoni nuovi un po’ qui e un po’ là. Alla fine sono uscite delle cose per cui posso dire di essere abbastanza soddisfatto. Perché contento fino alla fine, io non lo sarò mai.