Uno stradivari a Piacenza: il Maestro Fedeli suona l’ “ex Bazzini”

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Sabato 16 maggio ai Teatini, grazie a Confapi in collaborazione con Elior e Comune di Piacenza, risuoneranno le note di 300 anni di storia. (il concerto è gratuito ma bisogna prenotare il posto attaverso mail info@confapindustriapiacenza.com oppure telefonicamente al 0523572449).
Suonato dal Maestro Matteo Fedele, lo splendido Stradivari “Ex Bazzini” risuonerà a Piacenza con tutta la storia che porta con sé.

Il violino “Ex Bazzini” (vai alla scheda tecnica) fa parte di una strettissima cerchia di violini costruiti dal celebre liutaio nel pieno del suo periodo d’oro ed è considerato tra migliori al mondo insieme al “Cremonese” di proprietà della Città di Cremona. E’ costruito sul modello “forma G” (grande) e l’accuratezza del lavoro viene esaltata dalla particolare qualità del legno impiegato dal Maestro cremonese e da una profonda vernice arancione dorato, tutta allo stato originale.

Il violino è ora affidato al Maestro Fedeli “L’uomo degli Stradivari” (vai alla Biografia) che da diversi anni è il promotore del progetto “Stradivari per la Gente”. Sono oltre 600 i concerti, il tutti gli angoli del mondo, in contesti prestigiosi ma anche “comuni”, affinché le note di questi incredibili strumenti possano essere ascoltate dal pubblico più eterogeneo possibile.

Maestro Fedeli, ci racconti come è nato il progetto “uno Stradivari per la gente”
Tutto è iniziato circa 10 anni fa. Con un concerto in cui sono stato chiamato a suonare per la prima volta uno Stradivari. Il riscontro del pubblico è stato così grande che mi sono convinto della possibilità di continuare su questa strada. In un primo momento le difficoltà sono state davvero grandi. Andare “a caccia” degli strumenti che appartengono a istituzioni ma anche a privati è stato un lavoro arduo. Lo è anche convincere i proprietari a “cedermeli” per le esibizioni. Nel tempo i dubbi si sono sempre più assottigliati e ora sono i proprietari a farsi avanti perché suoni i loro prestigiosi violini. Rimangono tutte le misure di sicurezza necessarie a proteggere i vari strumenti.

“La prima volta” non si scorda mai, ci può descrivere le sue emozioni?
La prima volta con uno Stradivari è avvenuta in pubblico! Perché per il primo concerto il violino l’ho visto anch’io insieme ai giornalisti intervenuti in conferenza stampa. Lui è arrivato proprio all’ultimo e solo dopo la presentazione mi è stato affidato. Emozionato, a casa, solo con lui, ho cominciato un approccio graduale: Aperta la custodia l’ho preso in mano, ho cominciato ad osservarne i particolari costruttivi, la tavola armonica, le incastonature del filetto, la venatura del fondo e la preziosità del ricciolo tratto inconfondibile del Maestro. Ne ho spiato l’interno per leggerne il cartiglio a firma di Stradivari. L’emozione era talmente forte che non nego di aver avuto quasi l’impressione di una voce provenire dallo strumento stesso a dirmi “ma tu chi sei per suonarmi, e, dimmi, cosa sei capace di fare?” e così,  ho iniziato a suonarlo finalmente nella mia stanza perché mi “conoscesse meglio”

E che cosa ha provato?
Quello che ti può trasmettere uno strumento come questo è la sua dimensione temporale che nel suo caso è di ben 300 anni mentre la mia è ristretta al mio spazio di vita. Riesco davvero a percepire la maestria dei musicisti che lo hanno suonato prima di me. Uno strumento come questo ha delle potenzialità incredibili appena costruito, ma è il modo in cui viene suonato che, col passare degli anni amplifica le sue qualità .

Quali consigli può dare al pubblico per apprezzarne appieno le sue qualità?
Nei miei concerti cerco sempre di costruire un discorso comunicativo con il pubblico che reputo indispensabile perché possa  entrare in sintonia con la bellezza del suono dello strumento.  far percepire cioè con semplicità le sfumature dei brani suonati. Cercare anche di proporre un programma che, partendo da brani più conosciuti fino ad arrivare a brani più complessi di compositori importanti (Shostakovich e Béla Bartòk ), perché la potenza del suono, le varie e incredibili sfumature possano essere percepite da tutti anche da quelli che magari solo in quel concerto si avvicinano con curiosità.

Tantissimi concerti alle spalle, uno in particolare che ricorda con emozione?
Pur non essendoci un concerto “migliore” di un altro, posso ricordare un episodio a Dubai in cui suonai per raccogliere fondi per un centro per ragazzi con disabilità. Per motivi organizzativi i ragazzi non poterono essere presenti al concerto allora mi recai io da loro. Dai loro occhi si poteva intuire l’emozione e la potenza della musica che può fare miracoli per elevare gli animi delle persone oltre le difficoltà quotidiane.

Quale potrebbe essere un suo sogno per questo progetto?
Riuscire ad organizzare un grande concerto dove oltre allo Stradivari sia presente un’orchestra formata da tantissimi giovani violinisti, magari in uno stadio perché sia fruibile dal pubblico più ampio possibile anche dal pubblico che non abitualmente frequenta concerti di musica classica. E’ questo infatti  lo scopo di “uno Stradivari per la gente” perché i concerti non sono solo in splendide sale (come i Teatini ad esempio) ma in luoghi non necessariamente deputati alla musica: che viene cortili, piazze, scuole, dai piccoli comuni a quelli più grandi.